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Don Fiorillo, Cristo è là, dove c’è l’umanità che soffre, che gioisce, che spera, che attende…

Don Fiorillo, Cristo è là, dove c’è l’umanità che soffre, che gioisce, che spera, che attende…

da Maurizio
7 Gennaio 2025
in è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 5 gennaio

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, carissimi,

in questo periodo, strettamente natalizio, ci hanno accompagnato i testi del Vangelo di Luca con narrazioni, assai vicine alla nostra sensibilità e capaci di creare forti simpatie attorno alle vicende della Famiglia di Nazareth che, ubbidendo all’editto di Cesare Augusto, scende a Betlemme dove, in una grotta, nasce il bambino Gesù, accolto dai poveri della terra: pastori, contadini, artigiani.
Oggi, seconda domenica dopo Natale, con la suggestione dell’incipit del Vangelo di Giovanni, siamo portati a volare alto.
Accostiamoci con umiltà al testo di Giovanni:
“In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. (Giovanni 1,1- 18).

Giovanni, secondo la tradizione, scrive (o meglio detta perché ormai era cieco) il suo Vangelo nel 97 dopo Cristo, ad Efeso, quando i Vangeli di Marco, Matteo e Luca erano conosciuti nell’area del Mediterraneo. Giovanni, quindi, si propone di lasciarci, più che narrazioni, messaggi teologici e filosofici.

Il suo prologo è un inno di straordinaria bellezza. È una delle pagine più alte di tutta la Bibbia. L’avvio rimanda all’inizio della Genesi: “In principio Dio ordinò cielo e terra”… (Genesi 1,1-3). Il Cristo ci viene presentato come un nuovo principio, come una nuova creazione: “In principio era il verbo…”. Cristo è chiamato Logos, (Parola, Verbo) termine che rimanda alla cultura greca (dominante al tempo di Giovanni!), ma con radici nell’Antico Testamento, quale sapienza del Signore che tutto ordina nell’armonia dell’esistenza.

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In questo prologo l’Evangelista, che proietta Gesù in alto, è lo stesso che lo riporta vicino all’umanità, affermando: “E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare In mezzo a noi”.
Le teologie e le filosofie antiche hanno sempre posto Dio in cima ad una piramide. Incarnandosi Dio ha ribaltato tutto, ponendosi alla base della piramide. “Si è fatto pietra angolare dell’edificio” ( Efesini, 2,20); ci ha presi su di sé e “sostiene tutto con la potenza della sua parola” (Ebrei 1,3).

“Nessun Dio può mescolarsi con gli uomini”, aveva scritto Platone; Aristotele aveva aggiunto: “Dio muove il mondo, motore immobile, lontano però dell’uomo”. L’uomo si sforza di andare a Dio, ma Dio non va verso l’uomo.

La novità del Cristianesimo sta qui: è Dio che va verso l’uomo. “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha chiamato noi, mandandoci suo figlio… Noi amiamo perché egli ci ha amato per primo” (1 Giovanni 4, 10-19). Questo amore è così folle verso l’umanità da farsi carne e venire ad abitare in mezzo a noi. Il logos, la parola eterna ed infinita, entra nelle dimensioni umane dello spazio e del tempo. Il Dio cristiano, pur rimanendo Dio, ha un volto col quale dialogare, fissare uno sguardo, dare una parola, manifestare un sorriso. Questo è il tema dell’Incarnazione, evento centrale del Vangelo di Giovanni.
L’Incarnazione, allora, chiama i cristiani a vedere Cristo nei fratelli più fragili: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi…” (Matteo 25, 35-36). L’incarnazione nella storia della salvezza, lungo i secoli, ha avuto sempre una caduta concreta nel creare e governare ospedali, lazzaretti, asili notturni, orfanotrofi… E, anche oggi, quante mense, quante case di accoglienza… Perché Cristo è là, dove c’è l’umanità, che soffre, che gioisce, che spera, che attende; è là, nei nuovi lager della Libia e dei mille altri inferni; è là, ai bordi delle fragili piste del deserto, dove la gente, in cerca di una terra promessa, si perde e, spesso, muore di stenti per mancanza di pane e di acqua; è là, dove i figli chiedono pane, scuola, futuro ed uomini malvagi e, senza un briciolo di cuore, danno bombe, distruggono case, città e uomini e donne e bambini. ..

Buona domenica col fare memoria che: “Ognuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo e che non si ripeterà più”. (Giovanni Vannucci).

Don Giuseppe Fiorillo.

Tags: Cristogesùumanitàvangelo

Maurizio

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