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10 febbraio, Giorno del Ricordo. Non ci si può dividere sulle tragedie del ‘900

10 febbraio, Giorno del Ricordo. Non ci si può dividere sulle tragedie del ‘900

da admin_slgnwf75
11 Febbraio 2025
in opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti
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Dovrebbe essere un appuntamento nel segno del dialogo e della riflessione sulle tragedie passate. La verità è che la disumanità nata da un perverso disegno politico è aberrante, al di là di appartenenze politiche

di Alberto Capria

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Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento italiano nel 2004 – Legge 92 del 30 marzo – per non dimenticare il dramma delle foibe e dell’esodo giuliano/dalmata.

Fu una tragedia che si consumò prevalentemente alla fine della Seconda guerra mondiale soprattutto nel “triestino”, mentre nel resto dell’Italia si festeggiava la fine della guerra.
È bene chiarire da subito che non erano tutti fascisti coloro che finirono nelle foibe carsiche; tra di loro c’erano anche antifascisti del CLN che avevano combattuto fino a pochi giorni prima contro fascisti e nazisti e comunisti italiani contrari alle mire imperialiste jugoslave. In alcune realtà, come Pola, la reazione jugoslava si abbatté anche sulla classe operaia italiana dei cantieri navali. L’obiettivo del maresciallo Tito, infatti, era non tanto o non solo colpire il fascismo morente, quanto abbattere l’italianità di Trieste e della Venezia Giulia per slavizzare il territorio con più facilità.

I cinque anni che vanno dal 1943 e il 1947, hanno visto rastrellamenti, fucilazioni, infoibamenti; e poi l’esodo delle popolazioni istriano-fiumano-dalmate dopo che le “loro” terre divennero definitivamente parte dello stato jugoslavo comunista.

Furono 300.000 circa i profughi giuliani che in Italia furono accolti con diffidenza e pregiudizio: qualcuno addirittura si interrogò se considerarli italiani; in realtà si trattava di una comunità che pagava sulla propria pelle una guerra insensata, come tutte le guerre.

Esule giuliana

La caduta del muro di Berlino e la fine della cosiddetta “Prima repubblica”, ha indubbiamente facilitato il dialogo e la ricerca storica, facendo uscire dal “cono d’ombra” in cui sembravano relegati per sempre, i temi legati alle foibe e all’esodo. Ma il quadro degli avvenimenti storici è reso ancora torbido da insensate contrapposizioni ideologiche che annebbiano il passato.

Il giorno del ricordo dovrebbe essere un appuntamento nel segno del dialogo e della riflessione sulle tragedie passate, necessaria per capire le storture del ‘900.

Le polemiche annualmente presenti, servono a riproporre antiche e nuove divisioni politiche, a servirsi strumentalmente del passato: la sinistra dei lager, la destra delle foibe, senza riflessione, studio, approfondimento.

Nella migliore delle ipotesi la negazione o la minimizzazione vengono sostituite dalla comparazione, il che è peggio: certo Auschwitz, ma le foibe? Ha fatto peggio Stalin o Hitler? Lager e foibe sono la stessa cosa.

La verità è che la disumanità nata da un perverso disegno politico è aberrante, al di là di appartenenze politiche; e le ignominie imputabili a ideologie contrapposte devono solo portarci alla loro comune condanna.

Adeguare la politica alle lezioni della storia – magistra vitae – e non la storia agli intessi della politica, dovrebbe essere la grammatica essenziale di una seria classe dirigente.

Riflettere sul passato, datato o recente fuori dalle ricorrenze ufficiali, potrebbe essere uno dei compiti della scuola, smontando stantii programmi ministeriali di Storia, anacronistiche riproposizioni di prassi didattiche obsolete e divieti vari. Soprattutto nei tempi che ci è dato vivere, caratterizzati dalle trasformazioni esistenziali prodotte dalle nuove tecnologie che ci impongono un hic et nunc disastroso.

“Sono maturi i tempi per tentare di ricostruire una panoramica complessiva delle logiche della violenza che hanno avvelenato l’intero Novecento” scrive Raoul Pupo nel suo “Il lungo esodo”.

Ai politici l’obbligo di non intorbidare le acque con stucchevoli, pretestuose polemiche; agli storici che amano la Storia non inquinata dalle ideologie il compito di studiare e capire, alla scuola il compito prioritario di far riflettere le nuove generazioni per avviare percorsi condivisi di integrazione culturale e relazionale, in una prospettiva di autentica e fattiva cittadinanza europea!

Tags: esulifoibegiorno del ricordo

admin_slgnwf75

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