Significative ed importanti le frasi pronunciate dal Presidente della Repubblica ricevendo al Quirinale una delegazione dell’Associazione italiana editori
Le case editrici, grandi o piccole, sono “presidio di libertà e di promozione di cultura, di promozione dei diritti, indispensabile condizione per qualunque Paese”.
Il CEV, Comitato Editori Vibonesi, saluta con gratitudine queste parole pronunciate dal Presidente Mattarella ricevendo al Quirinale una delegazione dell’Associazione italiana editori, guidata dal presidente Cipolletta.
“Questo presidio di libertà e di diritti – ha affermato il Presidente della Repubblica – che attraverso i libri si esplica e si realizza è un elemento indispensabile per la nostra democrazia”.
In Italia sono oltre 5mila gli editori.
Grazie all’editoria si registrano “oltre 70 mila novità ogni anno” e “160 milioni di libri acquistati in un anno, anche se sperabilmente in crescita, purtroppo con difformità tra le regioni, le aree del nostro paese, che speriamo vengano superate per equipararsi tutte quante al massimo”, ha sottolineato ancora il Capo dello Stato.
“Sono numeri di estremo, di grandissimo significato, che dimostrano che gli editori sono elemento di trasmissione di cultura, di crescita, sotto diversi profili, economico naturalmente, ma anche sociale e culturale”, ha specificato ancora.
Il CEV, ultimo presidio che ancora può tenere vivo il momento magico in cui Vibo Valentia fu Capitale del Libro, perché da esso è nato questo Comitato che ebbe assegnato il piano terra di Palazzo Gagliardi proprio con il compito precipuo di tenere vivo ed attivo il fermento culturale in una città che nella cultura può trovare speranze di sviluppo, ricorda la suggestiva citazione di Umberto Eco: “Chi non legge vive una sola vita, chi legge ne vive mille”.
E ricorda a tutti l’incontro denso di contenuti, riflessioni e preoccupazioni, in cui il Capo dello Stato ha tracciato una vera e propria mappa culturale e civile dell’importanza del libro nella società italiana. “È un grande piacere incontrarvi – ha esordito Mattarella – anche per respirare un po’ di ossigeno culturale”. Un respiro che, secondo il Presidente, si alimenta grazie alla “varietà delle vocazioni e dei campi di impegno delle varie case editrici”, presidi fondamentali di libertà, cultura e promozione dei diritti.
Infatti, nel settore dell’editoria, lo stesso Mattarella sottolinea che “c’è un’apertura alla innovazione, alle grandi opportunità offerte dalla intelligenza artificiale, queste grandi affascinanti novità che si sviluppano, richiedono un grande impulso per la lettura e per i libri, rendono sempre più necessario il ruolo dei libri”.
Ancor più se si pensa all’impatto degli smartphone, ovvero l’abitudine attraverso i telefonini “da parte dei nostri giovani, di contrarre le parole, di ridurle a poche lettere, quasi di simboleggiarle” conduce al “rischio di liofilizzare le parole stesse, impedisce al pensiero di esprimersi compiutamente con tutta la ricchezza espressiva che può trasmettere e può diffondere”.
“Questo pericolo di sterilizzare il pensiero – ha evidenziato il Presidente – ribadisce l’importanza del libro come elemento di stimolo all’acquisire, ad apprezzare, acquisire e far propria una vera compiuta capacità espressiva”.
Ma ciò che come CEV piace sottolineare dell’intervento del Presidente. È quando richiama alla responsabilità le istituzioni rivolgendoci noi stessi a quelle locali: “La lettura e l’editoria non sono un lusso, ma una necessità civile. Il loro sostegno – afferma il Presidente Mattarella – deve essere tra le priorità della vita pubblica, perché riguarda il futuro dell’Italia”.
Un futuro che passa non solo dall’economia e dalla tecnologia, ma dalla capacità di continuare a pensare, a raccontare, a tramandare.
E, speranzosi ed ottimisti, rinviamo alle Istituzioni tutte l’augurio finale del Presidente della Repubblica, con l’auspicio che sia da monito e da sprone a quanti, in sede locale, hanno l’onere di curare la Cultura: “Per questo – è la conclusione di Mattarella – vi ringrazio per quello che fate ogni giorno per la cultura del nostro Paese. È un contributo prezioso, che dobbiamo valorizzare e difendere”.
Come CEV sentiamo il dovere di assolvere a questo compito e, come CEV, chiediamo di poter essere nelle condizioni di realizzarlo.