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Don Fiorillo, non possiamo essere dei navigatori solitari, ma persone in comunione ed in relazione

Don Fiorillo, non possiamo essere dei navigatori solitari, ma persone in comunione ed in relazione

da admin_slgnwf75
16 Giugno 2025
in è domenica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 15 giugno

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime, carissimi,

oggi celebriamo il mistero della santissima Trinità che, insieme con la realtà dell’Incarnazione, resta il perno principale della nostra fede.

Accostiamoci con umiltà al brano del vangelo di questa santa liturgia:

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Giovanni 16,12-15).

La Trinità la viviamo nel quotidiano, ogniqualvolta accompagniamo le nostre azioni con un segno di croce, gesto semplice, ma nello stesso tempo, carico di una forte valenza teologica. Questo mistero della nostra fede è ampiamente presente nella rivelazione del Nuovo Testamento, anche se la parola Trinità compare nella riflessione teologica, soltanto con Teofilo di Antiochia alla fine del secondo secolo e con Tertulliano nella seconda metà del terzo secolo dell’era cristiana.

La presenza trinitaria, per ben cinque volte, viene affermata da Gesù nel lungo e conviviale discorso dell’ultima Cena. Nel Cenacolo, in sintesi, Gesù proclama: il Padre ha mandato me, io mando lo Spirito che viene dal Padre, quale sostegno nelle difficoltà della vita e quale Maestro Paraclito (colui che sta accanto) nella testimonianza da dare al mondo intero.

colomba spirito santo

Dio ha scelto di rivelarsi Uno e Trino, uno nella divinità e trino nelle relazioni e funzioni per dirci che Lui non è solitudine (il motore immobile di Aristotele) ma comunicazione, dialogo, relazione, dono, amore. La vera unità è comunione, e la vera comunione è unità.

Anche noi, fatti ed immagine e somiglianza di Dio, se vogliamo onorare la Santissima Trinità, dobbiamo essere unità e comunione, perché non possiamo essere dei navigatori solitari, ma persone in comunione ed in relazione. Tutto l’agire della comunità cristiana è, quindi, sull’accoglienza, sulla prossimità, “sulla convivialità delle differenze” (don Tonino Bello), sullo scambio culturale, parte da questo valore trinitario che dobbiamo tradurre in gesti quotidiani e condivisi:

  • con l’impegno forte nella realizzazione di un mondo, fasciato di amore e tenerezza, se non vogliamo sprofondare nella disperazione di una disperata solitudine;
  • con l’essere operatori di pace più che portatori di sottili guerre nelle famiglie e nelle comunità civili e religiose;
  • col vivere il messaggio trinitario, unico farmaco per tenere lontano dalla comunità umana la follia degli uomini, follia sempre pronta a scatenare disastri (e non siamo lontani purtroppo!) e trasformare, così, il mondo in un cumulo di macerie…ma in alto i cuori perché “amor vincit omnia”(Virgilio).

Buona domenica della Trinità con l’antica glossologia di San Paolo (incipit di ogni santa messa): “la Grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti noi”. (2 Corinti 13,13).

Don Giuseppe

Tags: gesùnavigatoririflessionitrinitàvangelo

admin_slgnwf75

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