L’Agenzia del Demanio ha pubblicato l’avviso per l’affidamento dei lavori di rifunzionalizzazione dell’ex Convento per ospitare la nuova sede dell’Agenzia delle Entrate
di Maurizio Bonanno
Vibo Valentia si appresta a subire un nuovo, grave oltraggio al proprio patrimonio culturale. L’ex Convento dei Cappuccini, edificio seicentesco di grande valore storico e artistico, sarà trasformato in sede dell’Agenzia delle Entrate con lavori per 8,5 milioni di euro. Un intervento che minaccia di cancellare per sempre l’identità di un luogo caro ai cittadini, situato nel cuore del centro storico e a pochi passi dal Castello.
L’antico complesso comprende anche la piccola chiesa di S. Antonio cara a generazioni di vibonesi, che custodisce al suo interno dipinti e sculture lignee di pregio.
A cavallo degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. fu sede dell’Accademia Hipponiana, scuola superiore di musica riconosciuta con un’apposita legge regionale, che ospitò tra i più valenti musicisti di livello internazionale in veste di docenti per giovani musicisti, tra i quali molti di loro spiccarono il volo per una lodevole carriera artistica. Chi scrive ne fu testimone diretto, avendo vissuto tra quelle stanze che profumavano di storia, di arte e di misticismo, avendo un proprio ufficio quale Direttore editoriale (e poi pure componente del Consiglio d’amministrazione) di questa prestigiosa Accademia che ebbe nello straordinario e oggi compianto Giuseppe Chiarella, il creatore ed il sostenitore entusiasta ed instancabile. E successivamente, per un breve periodo Dentro di riabilitazione cardiologica infantile in collaborazione con le Unità Operative di Cardiologia e Cardiochirurgia Pediatrica e dell’Età Evolutiva del Policlinico Universitario S. Orsola-Malphighi di Bologna.
Eppure, nonostante la sua storia e la sua valenza culturale, sembra destinato a diventare l’ennesima vittima di una logica cieca e burocratica che sacrifica la memoria collettiva in nome di funzioni amministrative che potrebbero essere ospitate altrove, senza infliggere un colpo così violento al patrimonio culturale.
Ciò che più inquieta è il silenzio – questo sì, stavolta assordante – che pare accompagnare questa vicenda. Silenzio della politica, di destra e di sinistra, di maggioranza e di opposizione. Silenzio delle associazioni. Silenzio degli ordini professionali, di gran parte dei cittadini. Silenzio della Soprintendenza, che dovrebbe essere garante della tutela e non spettatrice passiva.
Un silenzio che diventa complicità.
Perché in proposito la normativa è chiara. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 42/2004) afferma senza ambiguità che lo Stato, le Regioni e i Comuni hanno l’obbligo di assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale. Obbligo, non facoltà.
E allora perché questi principi restano lettera morta, mentre i luoghi simbolo della città vengono smantellati e riplasmati senza visione, senza rispetto, senza amore?
Il Convento dei Cappuccini non è un edificio qualsiasi: custodisce una memoria collettiva, un’eredità che appartiene a tutta la comunità.
L’operazione sul Convento dei Cappuccini non è un caso isolato. È l’ennesimo atto di un copione già visto: dalla distruzione delle storiche basole perfettamente integrate con il tessuto storico, alla gestione discutibile dei lavori in rione Carmine, in Piazza Terranova, senza non ricordare la nuova Piazza Municipio, la nuova piazza Santa Maria; e quello che sta accadendo in piazza Buccarelli dove ha dimora il monumento a Morelli; e giusto per non ricordare le follie di piazza Salvemini!
Ogni intervento sembra concepito per contribuire a cancellare tassello dopo tassello quel “giardino urbano” che la città era riuscita a costruire in secoli di stratificazione storica.
Vibo Valentia non è più un organismo che vive e cresce armonicamente, ma un cantiere permanente, spesso mal diretto, che disgrega invece di costruire. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un centro storico impoverito, una memoria collettiva ferita, una bellezza che evapora giorno dopo giorno.
Rassegnarsi significa diventare complici. Significa accettare che la nostra storia venga ridotta a macerie, che i nostri figli erediteranno solo muri vuoti e piazze senz’anima.
La verità è che Vibo Valentia sta subendo un processo di svilimento brutale, reso possibile soprattutto dall’indifferenza di molti.
Difendere la città non è una battaglia di parte, non ha colore politico. È una questione di dignità collettiva. Chi ama davvero Vibo Valentia deve alzare la voce, ribellarsi al degrado, pretendere che la legge venga rispettata e che il patrimonio culturale sia tutelato e valorizzato per quello che è: un bene comune, un’eredità viva, una memoria che ci definisce.
La città appartiene ai suoi cittadini. È tempo di reagire, di dire con forza: Giù le mani dalla città. E giù le mani dal Convento dei Cappuccini.
Se non lo faremo, di questa città resterà solo “un brandello di muro, bagnato di lacrime e di amarezza”.