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Il Museo Statale di Vibo Valentia si arricchisce di 12 reperti archeologici recuperati dai Carabinieri (VIDEO)

Il Museo Statale di Vibo Valentia si arricchisce di 12 reperti archeologici recuperati dai Carabinieri (VIDEO)

da patriziaventurino
19 Novembre 2025
in cronaca
Tempo di lettura: 3 minuti
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Dopo il dissequestro disposto nel marzo 2025 dalla Procura di Venezia, i reperti sono stati affidati alle Soprintendenze di Venezia e Torino e ora arriveranno in città

Il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia ha consegnato ai Musei Reali di Torino e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia dodici reperti archeologici recuperati nel corso di un’indagine avviata nell’agosto 2024. I beni, tutti di rilevante interesse storico-artistico, sono stati destinati al Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, individuato dal Tavolo ministeriale per l’assegnazione dei reperti rientrati nel territorio nazionale.

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Tra gli oggetti restituiti spicca un cratere a mascheroni in ceramica apula a figure rosse, con sovradipinture in bianco e giallo, databile al IV secolo a.C. e alto 150 centimetri. Considerato uno degli esemplari più grandi finora noti, il vaso presenta sul lato principale una complessa articolazione iconografica disposta su tre registri. Nel registro superiore è raffigurato un consesso di divinità, nel quale sono riconoscibili Ares, Atena, Afrodite ed Eros, con Zeus seduto al centro su un trono. La fascia mediana raffigura due carri in corsa trainati ciascuno da quattro cavalli. Sul primo carro compaiono due figure femminili interpretate come Demetra e Persefone, mentre sul secondo si osserva una figura maschile armata, verosimilmente Ade, in atteggiamento d’inseguimento nei confronti delle due donne. Nel registro inferiore sono rappresentate figure maschili e femminili affiancate da animali fantastici, tra i quali emerge un drago cavalcato da una giovane. Il lato opposto del cratere mostra un piccolo tempietto (naiskos) di stile ionico che inquadra una scena di offerta funebre. La decorazione prosegue sul collo e sul piede del vaso con motivi elaborati che confermano la qualità della manifattura.

cratere apulo figure rosse mascheroni
cratere apulo figure rosse mascheroni 2
hydria figure rosse
oinochoe figure rosse

Oltre al cratere, il gruppo di reperti comprende un’hydria a figure rosse, una coppa da vino (kylix) a figure nere, una brocca (oinochoe) a figure rosse, un vaso (lekythos) per profumi e oli a figure nere, una testina fittile, una statuina tanagrina, due vasi per liquidi oleosi (askoi), uno in terracotta a forma umana e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazioni a sbalzo e un balsamario in vetro verde chiaro.

Le indagini sono iniziate nell’agosto 2024 durante un’ispezione condotta presso un palazzo vincolato che hanno portato a successivi controlli sia a Venezia che a Torino che hanno permesso di rintracciare i reperti in abitazioni private e in imprese di settore. Gli accertamenti hanno ricostruito la storia dei beni, probabilmente frutto di scavi clandestini in contesti funerari di elevata rilevanza, e ne hanno confermato la detenzione illegittima da parte dei loro possessori, infatti questi ultimi non hanno potuto documentare i passaggi intermedi, successivi alla ricettazione da parte di soggetti rimasti ignoti compresa l’assenza di titoli idonei a giustificare la proprietà privata di questi reperti per i quali la legge stabilisce una presunzione di appartenenza al demanio culturale per i beni archeologici provenienti, certamente o presumibilmente, dal territorio italiano.

Per rivendicare la proprietà di tali reperti, un privato deve dimostrare che essi siano stati assegnati dallo Stato in premio per ritrovamenti fortuiti, o che siano stati ceduti dallo Stato come indennizzo per l’occupazione di immobili, oppure che risultino in suo possesso da una data anteriore all’entrata in vigore della Legge 364 del 20 giugno 1909. Il Codice dei Beni Culturali stabilisce inoltre la nullità delle alienazioni e degli atti giuridici compiuti in violazione delle disposizioni relative alla tutela e alla circolazione dei beni archeologici.

Tags: Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di VeneziacarabinieriMusei Reali di TorinoMuseo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi”reperti archeologiciSoprintendenza Archeologiautela del Patrimonio Culturale di VeneziaVibo Valentia

patriziaventurino

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