Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 8 marzo
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
terza domenica di Quaresima. Per tre domeniche Matteo cede il passo a Giovanni: oggi, domenica dell’acqua (la Samaritana): Gesù ci dà l’acqua viva dello Spirito. Domenica prossima celebrazione della luce (cieco nato): Gesù luce vera che splende nelle tenebre. E poi a seguire domenica della vita (Lazzaro): Gesù, Resurrezione e Vita.
Accostiamoci al testo di Giovanni di questa domenica e, del lungo racconto, proclamiamo la prima parte: “Gesù giunse a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe, suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai, tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?» Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna – dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continuo a venire qui ad attingere acqua»…. (Giovanni 4, 5-42).
Oggi a Sicar, in Samaria, presso il pozzo di Giacobbe (profondo 32 metri) incontriamo Gesù e una donna samaritana nel pieno fulgore del mezzogiorno. Gesù, affaticato dal viaggio che lo porta da Gerusalemme in Galilea, sosta ai bordi del pozzo, conosciuto con il nome di “fonte di Giacobbe”, scavato da lui stesso, figlio di Isacco e di Rebecca, per sé e per i suoi figli, nei pressi della città di Sichem, dove si era insediato con la famiglia, dopo la riconciliazione con il fratello Esaù. Gesù è solo, perché i suoi discepoli erano andati in città a comprare un po’ di viveri. Giunge al pozzo, quasi di nascosto, una donna, né giovane, né vecchia, con un’anfora per riempirla dell’acqua della fonte. A lei Gesù che non ha nulla per attingere al pozzo, chiede: “donna dammi da bere”. Nasce un dialogo tra Gesù e la Samaritana, con grande meraviglia di quest’ultima, perché sa che un rabbì, che si intrattiene con una donna, ne perde in credibilità agli occhi della gente. La donna, difatti, in Israele, era ritenuta incapace di apprendere la Torah, non era ammessa a testimoniare in tribunale, veniva scaricata dal marito “per qualsiasi motivo” (scuola di Illel di Gerusalemme). Gesù, nel suo peregrinare, nell’incontro con le donne, si pone sempre dalla loro parte, perché conosce bene le sottili reti nelle quali gli uomini le imprigionano ,sempre.
“Gesù amava tutte le donne perché aveva un cuore di donna” (Alda Merin).

Al pozzo di Sicar Gesù è Maestro e Messia.
Il MAESTRO.
Gesù è un maestro di vita, non ripete il passato, ma apre sempre, nei muri dell’intolleranza e dell’ignoranza,feritoie di luce. Crea sempre, nel processo educativo con le persone, desideri forti ed aperti a nuovi orizzonti. Alla Samaritana, sua discepola del mezzogiorno, suscita il desiderio di avere quell’acqua che “una volta bevuta non si avrà più sete”.
È l’acqua della grazia, della comunione, della dignità. “Signore – dice la donna – dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continuo a venire qui ad attingere acqua”. (Giovanni 4, 15).
Alla stessa donna che chiede luce sulla separazione tra Giudei e Samaritani, a motivo del Tempio, costruito dai Samaritani sul monte Garizim in contrapposizione al Tempio di Gerusalemme, Gesù le annunzia una religione nuova che unisce tutti i Popoli: “credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre… ma i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Giovanni 4, 21… 23).
Oggi, tempo in cui in nome di Dio, in tante parte del mondo, si uccide per una ciocca di capelli che fuoriesce dal velo, si proibisce la scuola a ragazze, assettate di sapere, si usa la religione per i propri scopi , quanto è vera la lezione di Gesù, al pozzo di Sicar!
Oggi, tempo in cui le nostre scuole, le nostre comunità, le nostre associazioni, le nostre famiglie appaiono, spesso, stanche ed invecchiate precocemente, quanto ha da dire, questo Gesù, sempre suscitatore di desideri e di sogni infiniti.
Il MESSIA.
La sammaritana dinanzi al giovane Rabbì, che legge la sua storia di abbandono, (ripudiata da cinque mariti) e di un amore disordinato (l’uomo attuale non è suo marito), ha la certezza di trovarsi al cospetto d’un profeta, forse del Messia stesso, atteso dal popolo. Gesù scioglie subito il suo dubbio con una decisa affermazione: “il Messia sono io che parlo con te”. La donna, illuminata da tale dichiarazione, abbandonata l’anfora, di corsa, si reca in città e racconta, di porta in porta, dell’incontro avuto al pozzo ed invita tutti ad unirsi a lei per andare e vedere di persona il Rabbì.
E così avviene e, tutti, dopo aver incontrato Gesù, dicono: “donna, non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo che deve venire. (Giovanni 4, 42).
Miracolo di Gesù che di una donna emarginata dalla sua comunità, perché ripudiata dai suoi mariti e ritenuta impura, perché impantanata in amori illeciti, ne ha fatto la prima missionaria della sua identità divina.
Buona domenica con la gioia di sapere che Gesù “non rovista nel passato, fra i cocci di una vita, ma cerca il bene, il frammento d’oro e lo mette in luce” (Ermes Ronchi).
Don Giuseppe Fiorillo.








