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Nuovo Teatro di Vibo Valentia: 5 interrogativi sul futuro del nostro ecosistema culturale

Si chiude la prima stagione del Nuovo Teatro Comunale. Applausi finali, retroscena inquietanti

da Maurizio
17 Aprile 2026
in cultura, opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti
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Mentre si conclude una stagione che ha funzionato, grazie al lavoro di AMA Calabria, si rischia adesso di tornare ostaggio del sottobosco culturale e delle solite manovre di palazzo

C’è una particolare forma di talento amministrativo che meriterebbe, se non altro, un riconoscimento accademico: la capacità di inciampare anche quando la strada è finalmente spianata. A Vibo Valentia, questo talento sembra aver trovato una sua elegante – e per certi versi coreografica – espressione che trova ulteriore terreno fertile anche attorno al Nuovo Teatro Comunale.

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La prima stagione si chiude con un nome noto, Raul Bova, una presenza rassicurante, quasi a certificare che sì, per una volta, il meccanismo ha funzionato. E questo è il punto più pericoloso di tutta la vicenda: quando qualcosa funziona davvero, qui scatta immediatamente l’urgenza di modificarlo, smontarlo, riassegnarlo, possibilmente complicarlo.

Perché il rischio – neanche troppo velato – è che si stia preparando quello che, con linguaggio meno letterario e più da retrobottega, potremmo definire un “colpo gobbo”. Un’operazione che ha il fascino un po’ polveroso delle vecchie abitudini: togliere a chi ha dimostrato competenza per restituire a chi, invece, ha coltivato con dedizione altre qualità, come l’invisibilità operosa o l’ubiquità nelle giuste compagnie.

AMA Calabria, nel giro di pochi mesi e con tempi che definire stretti è un eufemismo, ha costruito una stagione che non solo stava in piedi, ma ha camminato con una certa dignità. Non era scontato. Anzi, in questo contesto era quasi sospetto. Troppa linearità, troppa coerenza, perfino qualche momento di qualità: elementi che, evidentemente, rischiano di creare precedenti pericolosi.

Anzi, una specie di controsenso in un paesaggio culturale che negli anni si è progressivamente ingrigito, tra il tanto che si è già perduto: si pensi alla assurda fine del Sistema Bibliotecario Vibonese, all’annientamento della Fiera degli Editori ViBooK, alla esautorazione del Festival Leggere&Scrivere, alla cancellazione con sfratto del CEV, mentre necessita di un significativo rilancio il Conservatorio di musica Torrefranca (ma questo accadrà e presto, perché, non dipendendo per fortuna dall’amministrazione comunale, l’avvenuto ritorno alla guida del M° Pollice offre certezza assoluta), così come il Museo Archeologico Statale. Ovvero, quel che resiste di un nobile DNA culturale che è sempre più ricordo, anzi rimpianto di un passato che si allontana ogni giorno che passa. Perché a Vibo Valentia la cultura appare più che altro come un fastidio, un incomodo da evitare, come è stato fatto per l’Orchestra Sinfonica, una delle 12 ICO in tutta Italia, lasciata autodissolversi nella più totale indifferenza

Ma, tornando al Nuovo Teatro Comunale, eccoci al bivio: continuare su questa linea – il che richiederebbe una virtù rarissima da queste parti, cioè la continuità, nel nome di AMA Calabria e del M° Pollice – oppure cedere al richiamo irresistibile del sottobosco culturale “da 4 soldi”, che da anni attende pazientemente il proprio turno, come certe piante infestanti che prosperano proprio quando il terreno viene lasciato incustodito.

Non è una questione estetica, ma quasi botanica: da una parte un progetto, dall’altra una proliferazione.

Il sospetto, più che legittimo, è che si stia preparando il terreno per una redistribuzione molto creativa delle opportunità, dove la competenza diventa un dettaglio opzionale e l’amichettismo una metodologia operativa. Una sorta di teatro nel teatro, dove la vera rappresentazione non avviene sul palco ma nei corridoi, tra telefonate opportune e improvvise illuminazioni amministrative.

E qui il paradosso si fa interessante: proprio nel momento in cui il Nuovo Teatro Comunale potrebbe diventare finalmente uno spazio vivo, attraversato da giovani, scuole, artisti veri – insomma, da quella fastidiosa vitalità che si chiama cultura – si rischia di riportarlo alla sua funzione più rassicurante: contenitore vuoto da riempire all’occorrenza.

D’altra parte, la cultura a Vibo Valentia ha sempre avuto questo curioso difetto: pretende attenzione, competenza, visione. Tutte cose che mal si conciliano con una certa pigrizia intellettuale, quella che preferisce soluzioni semplici, possibilmente già viste, meglio se affidate a figure nuove solo di nome e antiche nelle dinamiche.

La domanda, allora, non è se si farà un passo indietro. Ma quanto elegante sarà la retromarcia.

Perché una città può anche permettersi di perdere spettacoli, stagioni, occasioni. Quello che non può permettersi – anche se sembra provarci con una certa ostinazione – è perdere ogni volta la possibilità di riconoscere il valore quando, per errore o per miracolo, si presenta.

E il vero colpo gobbo, alla fine, non sarebbe quello contro AMA Calabria. Sarebbe quello, l’ennesimo, contro la città stessa. Con una differenza: questo, purtroppo, è uno spettacolo che abbiamo già visto. E che continua a non divertire.

Tags: ama calabriaculturanuovo teatro comunaleretroscenasottoboscostagione teatraleVibo Valentia

Maurizio

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