Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 3 maggio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
oggi, celebriamo la 5ª domenica di Pasqua. La pagina del vangelo di Giovanni ci porta nel Cenacolo, dove Gesù celebra con i Suoi l’ultima Cena: la Cena Pasquale.
Gesù, dopo aver lavato i piedi ai presenti, compreso Giuda, dopo aver annunziato il tradimento di uno di loro, parla apertamente della sua partenza da questo mondo, ormai vicina, generando grande sconforto.
Ecco, le sue parole: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità, la vita…». (Giovanni 14,1-12).
Questo monito: “Non sia turbato il vostro cuore” oggi è rivolto anche a noi. Ma come non turbarci, Signore, dinanzi al fiume di sangue che scorre nella terra degli uomini, in Ucraina, nel Sud Sudan, nella striscia di Gaza e in cinquanta altre pazzie, chiamate guerre? Come non turbarci, Signore, dinanzi a milioni di bambini che chiedono pane e non c’è nessuno che spezzi loro quel pane che, sulla terra, resta ancora abbondante nei granai dei ricchi epuloni? Come non turbarci, Signore, dinanzi alla tragedia di uomini, donne, vecchi bambini che, fuggendo dalle loro terre devastate, incontrano nei deserti, nei lager della Libia, nei mari , la morte che, violentemente, spezza per sempre, il loro sogno di raggiungere la “terra promessa”?
Ci turbiamo sempre, Signore, ma la tua rivelazione che, dopo la tribolazione della vita, ci verrai a prendere e ci darai, in dotazione eterna, un posto nel grande oceano di Luce del Padre, ci conforta assai. Come ci conforta pienamente il tuo colloquiare con Tommaso, che ti chiede: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?” E tu, come a Tommaso, a rispondere oggi a noi: “Io sono la via, la verità, la vita.

LA VIA.
La via è movimento che si oppone all’immobilismo; la via è entrare in comunione, con le case degli uomini, dove si soffre, si gioisce, si asciugano le lacrime, si tende una mano per sollevare chi, incappato nei briganti, resta insanguinato ai bordi delle nostre strade esistenziali.
LA VERITÀ.
La verità è scoprire il vero volto di Dio, dalle grandi braccia e dal cuore pieno di calore, il Dio Abbà, papà, il Dio di Gesù Cristo, non il Dio dei filosofi. Il Dio, vero antidoto di Pace contro i veleni di un arrogante manipolo di tessitori d’inganni, che sta ammorbando il mondo intero.
LA VITA.
La vita è il ripudio di tutte le pulsioni di morte che albergano nei nostri cuori di pietra in attesa di divenire, per Grazia di Dio, pulsanti di vita piena. Vita è, Signore, la risposta, data a Filippo, che ti chiedeva: “mostraci il Padre” e Tu a dargli sicurezza: ” Filippo chi ha visto me, ha visto il Padre”.
Noi cristiani non abbiamo altra immagine di Dio se non quella di Gesù Cristo. Il nostro Dio ha il volto di Gesù con la sua misericordia, con la sua benevolenza. È il volto di quel Gesù che guarisce malati, accoglie i bambini, si commuove e piange per la morte di Lazzaro, che cammina per le strade polverose della Palestina, non per condannare, ma per confortare, sostenere ed indicare sempre un oltre, “dove non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,4).
Buona domenica con l’invito dei discepoli, la sera di Pasqua, al misterioso Pellegrino, incontrato lungo la strada Gerusalemme-Ammaus: “Resta con noi, Signore, perché si fa sera ed il giorno è ormai al tramonto”. (Luca 24, 29)
Don Giuseppe Fiorillo.









