Un solo gol basta ai rossoblù per piegare l’Acireale nel play-out. Decisiva la rete in avvio di Carnevale, poi una battaglia di cuore, sacrificio e orgoglio davanti ad uno stadio finalmente trascinante
La Vibonese salva la Serie D e salva soprattutto la propria dignità sportiva. Dopo il gol all’ultimo respiro della scorsa settimana che aveva garantito il vantaggio del fattore campo nel play-out, ai rossoblù è bastata un’altra rete, ancora una volta pesantissima, per conquistare una salvezza sofferta ma meritata contro un Acireale combattivo e mai domo.
Al “Luigi Razza” è andata in scena una partita dal sapore antico: grinta, sacrificio, nervi tesi e il coltello tra i denti per difendere una categoria che rappresenta un pezzo importante della storia calcistica vibonese. Una gara sporca, intensa, vissuta con il fiato sospeso dal primo all’ultimo minuto, nella quale la Vibonese ha finalmente ritrovato anima, carattere e identità.
A decidere il match è stato Carnevale dopo appena otto minuti. Un lampo nato da una spizzata di Ciprio che ha approfittato della linea difensiva alta dei siciliani: palla nello spazio e Carnevale, davanti al portiere, freddissimo nel piazzare il pallone in rete. Un gol pesantissimo, che ha indirizzato subito la sfida sui binari favorevoli ai rossoblù.
L’Acireale, costretto a rincorrere, ha provato a reagire immediatamente. Già al 2’ Daodune aveva impegnato Del Bello con una conclusione improvvisa dal limite, ben neutralizzata dal portiere rossoblù. Dopo il vantaggio, però, la Vibonese ha avuto anche la clamorosa opportunità di chiudere la partita al 14’: ancora Ciprio si è ritrovato a tu per tu con l’estremo difensore siciliano, ma ha sprecato calciando addosso al portiere.
I siciliani non si sono arresi e hanno continuato a spingere con Falou e De Stefano, quest’ultimo pericoloso di testa alla mezz’ora con una conclusione finita di poco alta. Ma la Vibonese, pur soffrendo, ha retto con ordine e spirito di sacrificio.
Nella ripresa era inevitabile attendersi l’assalto dell’Acireale. E infatti, dopo appena due minuti, De Stefano ha sfiorato l’incrocio dei pali su calcio di punizione facendo tremare il “Razza”. I rossoblù hanno stretto i denti e continuato a lottare su ogni pallone, anche quando la retroguardia amaranto ha concesso qualche spazio di troppo. Clamorosa, all’8’, l’occasione sciupata da Catasus, praticamente un rigore in movimento non sfruttato dagli ospiti.
La Vibonese, però, ha dimostrato di saper colpire ancora e al quarto d’ora della ripresa è andata vicinissima al raddoppio con una conclusione velenosa di Di Gilio deviata in angolo all’ultimo istante.
Nel finale si è giocato poco, tra tensione, interruzioni e gestione del risultato. Ed è stato proprio ciò che serviva alla squadra rossoblù per portare in porto una vittoria dal peso enorme. Al triplice fischio è esplosa la festa: giocatori sotto la curva, abbracci, lacrime e liberazione.
È stata la vittoria di tutti. Dei calciatori, finalmente capaci di mettere in campo cuore, agonismo e concretezza. Dell’allenatore, che ha saputo restituire identità e fiducia ad una squadra che sembrava ormai smarrita e rassegnata ad una retrocessione umiliante. Ma anche della “Vibonese dei vibonesi”: quella rappresentata da chi, nei momenti più difficili, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Da una parte il main sponsor Caffo, che ha continuato a sostenere economicamente il club; dall’altra Rino Putrino, chiamato a riportare vibonesità e senso di appartenenza dentro un ambiente che rischiava di perdere completamente la propria anima. E poi il pubblico. Quello vero. Quello che è tornato sugli spalti, ha gremito il “Razza”, ha spinto la squadra con passione e alla fine ha potuto festeggiare una salvezza che vale molto più di una semplice permanenza in categoria.
La Serie D è salva. Per una notte Vibo Valentia si è concessa la gioia della festa. Da oggi, però, serve rimboccarsi le maniche. Perché questa stagione travagliata ha lasciato ferite profonde e adesso occorre ricostruire, con serietà e programmazione, tutto ciò che negli ultimi mesi rischiava di andare definitivamente perduto.








