L’assenza di un centro trapianti in Calabria non è solo una carenza organizzativa, ma una ferita aperta nella gestione dei pazienti affetti da tumori del fegato
Durante l’intervista concessa a Domenico Nardo per Radio Onda Verde, il prof. Bruno Nardo ha aperto una finestra rara sul cuore della chirurgia calabrese e sul significato profondo del suo ultimo libro, Il chirurgo e le riflessioni del peritoneo. Storie di medicina, limiti e responsabilità. Un volume che non si limita a raccontare una carriera, ma attraversa la responsabilità, la fragilità e la grandezza del gesto chirurgico.
Tra i capitoli, uno in particolare emerge con forza: il diciottesimo, quello che il chirurgo vibonese definisce “il sogno che nessuno osa dire ad alta voce”: il primo trapianto di fegato in Calabria
Alla domanda su cosa rappresenti davvero quel sogno, Bruno Nardo risponde con una sincerità che colpisce: «È il sogno nel cassetto che porto con me dal 2007, da quando sono arrivato a Cosenza per i primi anni di chirurgia epatobiliare, pancreatica e trapiantologica. Il sogno di poter realizzare, per la prima volta in assoluto, un trapianto di fegato in Calabria».
Un sogno che non nasce oggi, ma che affonda le radici in un percorso professionale e umano lungo quasi vent’anni. Una necessità clinica, non un’utopia
Il chirurgo tornato nella sua Calabria, dopo i tanti anni vissuti a Bologna che lo hanno visto protagonista di una straordinaria crescita professionale e scientifica, chiarisce che l’assenza di un centro trapianti in Calabria non è solo una carenza organizzativa, ma una ferita aperta nella gestione dei pazienti affetti da tumori del fegato: «Molto spesso siamo costretti a fermarci davanti a pazienti che avrebbero indicazione al trapianto. E dobbiamo dir loro che, non essendo possibile farlo in Calabria, devono rivolgersi a centri fuori regione».
Una situazione che definisce senza esitazioni: «Una sconfitta per la Regione».

All’Ospedale Annunziata di Cosenza, l’équipe guidata da Bruno Nardo esegue resezioni epatiche di routine, con competenze consolidate e risultati riconosciuti. Ma ci sono casi in cui la resezione non basta: l’unica strada è il trapianto.
Ed è qui che il sogno diventa progetto. E il progetto diventa responsabilità. Un sogno che riguarda tutti e che lui afferma con una forza senza lasciare spazio a interpretazioni diverse: «È un sogno che dobbiamo coltivare tutti. Un sogno che dobbiamo portare avanti. E spero che possa finalmente realizzarsi».
Non un desiderio personale, dunque, ma un obiettivo collettivo: istituzioni, professionisti, comunità. Perché il primo trapianto di fegato in Calabria non sarebbe solo un traguardo medico, ma un atto di giustizia sanitaria.








