Due agenti di Polizia Penitenziaria sono stati feriti con alcune rudimentali armi realizzate con delle lamette
Ancora un’aggressione all’interno di un carcare calabrese, questa volta è avvenuto in quello di Arghilla, dove due agenti della Polizia penitenziaria sono stati aggrediti durante il rientro dei detenuti dai passeggi.
Secondo quanto ricostruito i due agenti sarebbero stati feriti da alcuni detenuti che avrebbero utilizzato armi rudimentali ricavate da lamette riportando ferite da taglio e sono stati costretti a ricorrere alle cure mediche.
Duro il commento su quanto accaduto da parte del sindacato Osapp: “Non c’è tregua nel carcere di Arghillà.
Quello di lunedì a Reggio Calabria non è un episodio isolato, ma l’ennesimo atto di una cronaca annunciata che trasforma il quotidiano lavorativo degli agenti in un bollettino di guerra, sistematicamente in balia di un clima di illegalità dilagante.
La violenza non si ferma perché non si fermano le inefficienze di un sistema che ha smarrito la bussola – dichiara il segretario generale aggiunto dell’Osapp, Pasquale Montesano – La Polizia penitenziaria è stanca di fungere da parafulmine per un apparato che vive di annunci, ignorando la drammatica realtà delle sezioni detentive. La misura è colma: non accettiamo più promesse di facciata.
Meloni e Nordio agiscano subito”.
A loro, dopo l’episodio di Arghillà, l’Osapp ha annunciato di aver chiesto un’audizione urgente.
“La nostra richiesta è un atto di estrema responsabilità verso i colleghi che, in trincea, rischiano la vita ogni giorno – aggiunge il delegato regionale Osapp, Luigi Barbera – La tensione sul territorio calabrese è insostenibile. Se non arriveranno risposte concrete e tangibili dai massimi vertici del governo, siamo pronti ad alzare drasticamente il livello della protesta”.









