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Consiglio comunale, sarà il momento dell’ingresso di Antonella Petracca. E il Teatro avrà un regolamento!

Vibo Valentia, la doppia opposizione che mette in crisi Palazzo Luigi Razza

da Maurizio
9 Giugno 2026
in politica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Il centrodestra denuncia il caos amministrativo, ma le contestazioni più pesanti arrivano dagli alleati del sindaco: il caso Meridionale Petroli diventa il simbolo della crisi politica della coalizione di centrosinistra

C’è un’immagine che più di ogni altra fotografa lo stato della politica cittadina a Vibo Valentia. Non è una conferenza stampa, non è un comunicato di partito, non è neppure una dichiarazione al vetriolo dell’opposizione. È il fallimento dell’ordine del giorno urgente presentato in Consiglio comunale dai Democratici e Riformisti sulla questione dei depositi costieri di Vibo Marina.

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Perché quella vicenda, apparentemente confinata alle dinamiche dell’aula, racconta molto di più. Racconta di una maggioranza che non riesce più a trovare una sintesi politica neppure sui temi che essa stessa considera prioritari. Racconta di una coalizione che, invece di marciare compatta a sostegno dell’amministrazione, si divide, si ignora e, in alcuni casi, si contraddice apertamente.

D’altronde era una situazione che da tempo appariva evidente. La questione dei depositi della Meridionale Petroli si è progressivamente trasformata nella più insidiosa buccia di banana sul percorso dell’amministrazione guidata da questo sindaco. Una vicenda che rischia di diventare il simbolo delle difficoltà di governo di questa esperienza amministrativa.

Il dato più sorprendente è che la vera opposizione alla Giunta non è arrivata dai banchi del centrodestra, almeno non inizialmente. È arrivata dall’interno della stessa maggioranza.

Il Partito Democratico, che rappresenta il principale azionista politico dell’esecutivo, il partito del sindaco e di alcuni degli assessori più importanti, da settimane si muove con una linea autonoma. Da un lato continua a garantire una difesa formale dell’amministrazione; dall’altro prepara osservazioni, organizza incontri pubblici e interviene sulla questione dei depositi quasi fosse una forza esterna al governo cittadino.

Una situazione che genera una domanda inevitabile: se il partito che esprime il sindaco avverte la necessità di rincorrere il problema dall’esterno, chi sta governando realmente Palazzo Luigi Razza?

Ancora più significativa è stata l’iniziativa dei Democratici e Riformisti, il cui leader locale ha deciso di rivolgersi direttamente al Prefetto sulla questione del Piano di Emergenza Esterno, scavalcando di fatto il sindaco e l’amministrazione comunale. Un gesto politicamente pesante, che certifica la sfiducia crescente verso la capacità dell’esecutivo di gestire una partita tanto delicata.

A completare il quadro è intervenuto anche Antonio Lo Schiavo, riferimento dell’area progressista e alleata della maggioranza, che da settimane invoca pubblicamente un “cambio di passo”. Un’espressione che nel lessico politico italiano ha un significato ben preciso: quando si chiede un cambio di passo, si sta dicendo che il passo attuale non è sufficiente.

L’ultima seduta del Consiglio comunale ha quindi soltanto reso evidente ciò che ormai era sotto gli occhi di tutti. Per presentare un ordine del giorno urgente servivano undici firme. La maggioranza dispone di ventuno consiglieri. Eppure i firmatari sono stati appena quattro.

Il risultato è una fotografia impietosa.

Non perché sia stata l’opposizione a bloccare l’iniziativa. Ma perché è stata la maggioranza stessa a non sostenerla. Un cortocircuito politico che raramente si osserva in maniera così evidente all’interno di una coalizione di governo.

Paradossalmente, soltanto a questo punto il centrodestra è tornato a svolgere il ruolo che gli compete, denunciando pubblicamente le contraddizioni dell’esecutivo e certificando quello che appare sempre più come un processo di implosione politica. I gruppi di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Cuori Vibonesi, Noi Moderati, Identità Territoriale, hanno messo mano ad un documento con il quale hanno fotografato la situazione denunciando la debolezza dell’attuale esecutivo comunale retto da una maggioranza in cerca di identità.

E non può bastare che nel frattempo l’amministrazione in carica tenti di rilanciare la propria immagine attraverso annunci sulla pulizia di fossi e torrenti e sugli interventi di manutenzione ordinaria. Attività certamente necessarie e doverose. Ma il problema è un altro.

Quando la normale amministrazione viene trasformata in evento straordinario, il rischio è che essa diventi uno strumento di comunicazione più che di governo. E quando la comunicazione prende il posto della programmazione, significa che qualcosa nella macchina amministrativa non sta funzionando.

A due anni dall’insediamento, l’amministrazione attuale appare infatti ancora impegnata a ricercare equilibri interni più che a costruire una visione strategica della città. I continui aggiustamenti negli assetti amministrativi, gli avvicendamenti tra dirigenti, le redistribuzioni di deleghe e le tensioni tra le diverse anime della coalizione hanno finito per assorbire energie preziose.

Nel frattempo restano aperte questioni fondamentali: la difficoltà nell’intercettare risorse e finanziamenti strategici, il senso di abbandono percepito nelle frazioni, il rallentamento di numerosi procedimenti amministrativi e una crescente sfiducia che serpeggia tra i cittadini.

Il punto politico, ormai, è uno solo.

Non è più in discussione la tenuta numerica della maggioranza. Quella, almeno per il momento, sembra garantita. È in discussione la sua capacità di governare. Perché una coalizione può anche continuare a esistere formalmente, ma quando ogni componente agisce come un soggetto autonomo, quando i partiti dialogano più con Prefettura e cittadini che con il sindaco, quando gli alleati chiedono pubblicamente un cambio di passo e quando i gruppi consiliari vengono lasciati soli sulle proprie iniziative, allora il problema non è più soltanto politico. Diventa amministrativo.

E a pagare il prezzo di questa paralisi non sono i partiti. Sono i cittadini.

Per questo la vicenda dei depositi costieri rappresenta oggi molto più di una controversia amministrativa. È diventata il termometro dello stato di salute della maggioranza che governa Vibo Valentia.

E la temperatura, giorno dopo giorno, continua a salire.

Tags: caoscentrodestracentrosinistraconsiglio comunaledepositi costierigiuntameridionale petrolipalazzo luigi razzapdsindacovibo marinaVibo Valentia

Maurizio

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