È stato condannato in via definitiva con sentenza della Corte di Cassazione emessa nel giugno del 2025 alla pena di anni 7 e mesi 4 di reclusione
I finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione in Calabria, Emilia Romagna e Lazio, ad una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro – Prima Sezione Penale, divenuta irrevocabile a seguito di pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, con cui è stata disposta la confisca definitiva di beni, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro, nei confronti di un professionista ritenuto attiguo alla potente cosca di ‘ndrangheta “GRANDE ARACRI”.
Tutto è partito dall’operazione “THOMAS”, eseguita nel 2020, contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta negli enti locali in Calabria, in particolare nel Comune di Cutro, in provincia Crotone, dove negli anni il clan capeggiato dal boss Nicola Grande Aracri aveva esercitato la sua influenza gestendo numerosissimi appalti e traendone un cospicuo giovamento economico.
6 anni fa la Guardia di Finanza eseguì 3 arresti e sequestrato beni per oltre 15 milioni di euro. In manette finirono Alfonso Sestito, medico cardiologo del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma; Ottavio Rizzuto, all’epoca presidente del CdA della “Banca Credito Cooperativo del Crotonese”; e Rosario Le Rose, un imprenditore del luogo.
Nell’inchiesta rimasero coinvolti anche 4 finanzieri, in servizio e in congedo.
Nel settembre del 2024, in seguito alle indagini di tipo patrimoniale, sempre le Fiamme Gialle avevano eseguito un sequestro di prevenzione nei confronti di un professionista, ritenuto vicino ai “GRANDE ARACRI”, che era stato condannato in appello per il reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, proprio nell’ambito dell’Operazione “Thomas”.
Ora è sopraggiunta la confisca di beni mobili, immobili, compendi aziendali, quote societarie e ditte individuali, rapporti bancari ed assicurativi, in quanto il professionista è stato condannato in via definitiva con sentenza della Corte di Cassazione emessa nel giugno del 2025 alla pena di anni 7 e mesi 4 di reclusione, in quanto è stato ritenuto il terminale economico attraverso cui il clan ha ottenuto il controllo e la gestione di strutture ricettive risedenti lungo la costa ionica crotonese.
L’opera di ricostruzione patrimoniale, sviluppata ai sensi del D.Lgs. 159/2011 (Codice delle Leggi antimafia), ha permesso di ricostruire gli asset patrimoniali e finanziari posti nella disponibilità, diretta e indiretta, del professionista, acquisiti con i proventi delle attività illecite realizzate nel tempo anche in ragione della sua condotta finalizzata a favorire gli interessi economici della ‘ndrangheta e, comunque, risultati ingiustificatamente sproporzionati rispetto a quanto ufficialmente indicato nella sua dichiarazione dei redditi.









