Da Lamezia Terme il modello Migra Save Europe: integrazione, formazione e lotta al caporalato. Un intervento che ha portato al centro del dibattito una delle sfide più importanti per il futuro della Calabria
Tra i tanti temi affrontati nel XIII Congresso regionale della UIL Calabria, svoltosi a Maierato sotto il titolo “Il lavoro cambia, ma i diritti restano”, uno degli interventi più significativi e apprezzati è stato senza dubbio quello di Bianca Cimato, responsabile della formazione e degli eventi culturali di Migra Save Europe, il progetto nato a Lamezia Terme che sta diventando un modello innovativo nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti.
Una presenza tutt’altro che formale. Anzi. Quella di Bianca Cimato è stata una testimonianza concreta, capace di trasformare un tema spesso raccontato attraverso slogan e contrapposizioni ideologiche in una riflessione seria sul lavoro, sulla legalità e sul futuro dei territori.
Davanti alla platea congressuale, Bianca Cimato ha raccontato l’esperienza maturata sul campo da Migra Save Europe, una realtà che non considera l’accoglienza come semplice assistenza, ma come un percorso di crescita e responsabilizzazione.
«L’accoglienza, quando è fatta bene, non è un costo sociale. È un investimento sul lavoro, sulla legalità e sulla sicurezza dei territori», ha spiegato, sintetizzando in poche parole una visione che guarda ben oltre l’emergenza.
Un approccio che ha trovato particolare sintonia con i temi al centro del congresso della UIL Calabria e con l’impegno portato avanti dalla segretaria regionale Maria Elena Senese, tra le prime a credere nel progetto lametino.
L’aspetto più interessante dell’intervento è stato però il racconto di un modello operativo che punta all’autonomia delle persone. Non soltanto un tetto e un’assistenza iniziale, ma formazione linguistica, competenze professionali certificate, educazione ai diritti e inserimento reale nel tessuto sociale e produttivo delle comunità.

Un percorso che parte dalla dignità umana e arriva al lavoro regolare, contrastando alla radice fenomeni di sfruttamento che ancora oggi rappresentano una ferita aperta soprattutto nelle aree agricole del Mezzogiorno.
Non a caso il cuore del suo intervento è stato dedicato proprio alla lotta contro il caporalato.
«Il caporale esiste dove c’è vuoto. Vuoto di lingua, vuoto di diritti, vuoto di alternative», ha affermato Bianca Cimato, indicando con lucidità uno dei meccanismi che alimentano lo sfruttamento dei lavoratori più fragili.
La risposta di Migra Save Europe è tanto semplice quanto efficace: orientamento immediato, percorsi formativi, collaborazione con imprese sane e organizzazioni sindacali, monitoraggio del territorio e costruzione di opportunità lavorative trasparenti.
Parole che hanno trovato particolare attenzione in una Calabria che continua a fare i conti con il lavoro nero e con le organizzazioni che prosperano sulla disperazione e sul bisogno.
Ma forse il passaggio più forte è arrivato quando Cimato ha smontato uno dei luoghi comuni più diffusi nel dibattito pubblico.
«Spesso si contrappone accoglienza e sicurezza. È una bugia pericolosa», ha detto senza esitazioni. Perché una persona abbandonata all’emarginazione diventa facilmente ricattabile, mentre una persona formata, integrata e regolarmente occupata rappresenta una risorsa per l’intera comunità.

È una visione moderna, pragmatica e lontana da ogni forma di assistenzialismo. Una visione che parla il linguaggio della responsabilità e dei risultati. Non a caso il progetto punta oggi a creare una rete stabile tra sindacati, imprese, terzo settore e istituzioni, trasformando i centri di accoglienza in veri e propri laboratori di legalità e formazione.
In un congresso che ha visto la riconferma di Maria Elena Senese alla guida della UIL Calabria e che ha affrontato grandi questioni come il futuro del lavoro e lo sviluppo del Mezzogiorno, l’intervento di Bianca Cimato ha rappresentato qualcosa in più di una semplice testimonianza.
Ha portato una storia concreta, nata in Calabria e costruita giorno dopo giorno sul territorio. Una storia che dimostra come l’integrazione possa diventare sviluppo, come l’accoglienza possa generare legalità e come il lavoro regolare possa essere il più efficace antidoto contro sfruttamento e marginalità.
E forse è proprio per questo che il suo intervento è rimasto tra quelli maggiormente impressi ai partecipanti: perché ha mostrato che dietro le grandi parole esistono esperienze reali, persone reali e risultati concreti. E che dalla Calabria possono nascere modelli capaci di indicare una strada anche al resto del Paese.









