Dalle storiche attività turistiche del Vibonese alle aule del Tribunale. Una vicenda che ha coinvolto imprenditori, professionisti e revisori contabili. Le parole del commercialista Angelo Sabatino raccontano il volto umano della giustizia
Ci sono storie giudiziarie che vanno oltre le carte processuali e le sentenze. Vicende che attraversano decenni, segnano percorsi professionali, incidono sulla vita delle persone e lasciano inevitabilmente una traccia nel tessuto economico e sociale di un territorio.
È il caso del lungo procedimento che ha riguardato alcune delle società riconducibili alla famiglia Mancini, protagonista negli anni Settanta e Ottanta di una delle più significative esperienze imprenditoriali nel settore turistico del Vibonese. Un percorso che aveva portato alla nascita e allo sviluppo di strutture diventate punti di riferimento del territorio, come l’Hotel 501 di Vibo Valentia, il Lido degli Aranci e, successivamente, l’Aquapark di Zambrone.
Una parabola imprenditoriale che, negli anni successivi, è finita al centro di una complessa inchiesta giudiziaria legata alle vicende societarie della 501 Hotel Spa, della Onda Verde Mare Srl e della Phoenixes General Trade Srl.
Secondo l’impostazione accusatoria, il procedimento riguardava presunte ipotesi di bancarotta fraudolenta, distrazione di risorse economiche, esposizione in bilancio di passività ritenute inesistenti e contabilizzazione di operazioni considerate prive di adeguata giustificazione economica.
Particolare attenzione era stata rivolta alla Onda Verde Mare Srl e alla 501 Hotel Spa, dichiarati falliti dal Tribunale di Vibo Valentia il 28 settembre 2012. Gli inquirenti avevano ipotizzato la distrazione di risorse per svariati milioni di euro attraverso una serie di operazioni contabili e contrattuali che sarebbero state poste in essere negli anni precedenti al dissesto.
Nel procedimento sono stati coinvolti, a vario titolo, amministratori, imprenditori, consulenti e professionisti che avevano ricoperto incarichi nelle società finite sotto la lente della magistratura. Tra questi Saverio Maria Mancini, Giovanni Mancini, Luigi De Paola, Teresa Malfarà Sacchini, Sergio Casati, Giuseppe Paparatto, Pierangelo Campi, Paolo Silva, Angelo Sabatino e Isabella Lo Riggio.
Una vicenda giudiziaria particolarmente complessa, caratterizzata da una grande mole documentale e da fatti che, in molti casi, risalivano a oltre un decennio prima dell’avvio delle indagini.
Il procedimento si è infine concluso davanti al Tribunale di Vibo Valentia con la dichiarazione di prescrizione dei reati contestati. Un esito che, come noto, determina l’estinzione del reato per decorso del tempo e non consente di arrivare a una pronuncia di condanna o di assoluzione nel merito.
Al di là degli aspetti strettamente giuridici, però, resta il peso umano di una vicenda che ha accompagnato per anni la vita di quanti vi sono stati coinvolti.
A raccontarlo è il commercialista vibonese Angelo Sabatino, uno dei professionisti chiamati a rispondere nell’ambito del procedimento in qualità di revisore legale. Le sue parole restituiscono il senso di un percorso vissuto tra attese, preoccupazioni e inevitabili ripercussioni personali.
«Accolgo questa decisione con profondo sollievo», ha dichiarato, ricordando i cinque anni trascorsi tra udienze, incontri con consulenti e avvocati, trasferte tra Vibo Valentia, Piacenza e Torino e la necessità di ricostruire fatti risalenti a oltre vent’anni fa.
Sabatino ha raccontato il peso di un procedimento arrivato molto tempo dopo le attività professionali svolte tra il 2001 e il 2010 e ha evidenziato come l’esperienza gli abbia consentito di toccare con mano alcune criticità della macchina giudiziaria italiana, soprattutto quando il tempo trascorso rende sempre più difficile ricostruire contesti e responsabilità.
Ma sono soprattutto le emozioni a emergere dalle sue riflessioni finali. La tensione accumulata negli anni, le preoccupazioni, le incomprensioni che inevitabilmente hanno inciso anche sui rapporti personali, la gratitudine verso familiari, amici e colleghi che non hanno mai confuso un’accusa con una responsabilità accertata.
Parole che restituiscono il volto umano della giustizia: quello di uomini e donne che attendono per anni una risposta, sostenendo costi economici, professionali e soprattutto personali.
Con la chiusura del procedimento si conclude dunque un capitolo importante della storia giudiziaria ed economica del Vibonese. Per Angelo Sabatino, come per gli altri professionisti coinvolti, resta il sollievo di avere finalmente lasciato alle spalle una vicenda lunga e complessa. Un sentimento che nelle sue dichiarazioni emerge con forza e che forse rappresenta la sintesi più autentica di questa storia: la serenità ritrovata dopo anni vissuti nell’incertezza, con la speranza che la giustizia sappia essere non solo rigorosa, ma anche tempestiva.











