Ogni volta che il male viene giustificato o ignorato, perdiamo un pezzo della nostra umanità
di Antonella Moschella
Ci sono notizie che sconvolgono non solo per la crudeltà dei fatti, ma perché costringono a domandarci dove stia andando l’umanità.
Le indagini dell’Europol hanno portato alla luce una rete internazionale nella quale uomini si scambiavano consigli su come drogare di nascosto le proprie mogli o compagne, come abusare di loro mentre erano prive di coscienza, come coinvolgere altri nelle violenze, filmare gli abusi e condividerli con altri (Progetto Medusa). Donne trasformate in oggetti, private della loro volontà, della loro dignità e perfino del diritto di ricordare ciò che avevano subito.
Non si tratta di episodi isolati o di impulsi improvvisi. Dietro questi fatti emerge una pianificazione lucida, organizzata e condivisa, resa ancora più inquietante dall’esistenza di comunità virtuali che alimentano, incoraggiano e normalizzano il male.
La tecnologia, nata per unire le persone e favorire la conoscenza, può diventare uno strumento terribile quando finisce nelle mani di chi ha smarrito ogni coscienza morale. Il problema non è Internet, ma il cuore dell’uomo quando sceglie deliberatamente il male invece del bene.
È difficile non chiedersi come si possa arrivare a tradire proprio la persona che si dice di amare. L’amore protegge, rispetta e custodisce; non umilia, non domina e non violenta. Chi approfitta della fiducia del proprio partner distrugge il significato stesso della parola amore e calpesta ciò che dovrebbe essere più sacro: la dignità della persona.
Questi episodi dimostrano quanto sia urgente investire nell’educazione al rispetto, all’affettività, all’empatia e alla responsabilità fin dall’infanzia. La repressione è necessaria, ma da sola non basta. Occorre prevenire, educare e costruire una cultura che riconosca sempre il valore inviolabile di ogni essere umano.
Quando il male viene condiviso, applaudito e incoraggiato da altri, significa che non siamo più davanti soltanto a singoli criminali, ma a una deriva culturale che deve preoccupare tutta la società. Il rischio più grande è proprio questo: abituarsi al male, considerarlo normale, smettere di indignarsi.
L’apparenza, inoltre, inganna. Molte persone si mostrano rispettabili, educate, irreprensibili agli occhi della società, ma dietro quella facciata possono nascondersi comportamenti disumani e una profonda miseria morale. Si può avere una famiglia, un lavoro prestigioso, una posizione sociale rispettata e apparire integri, mentre nell’intimo si è moralmente corrotti.
La vera moralità non si misura dall’immagine che si offre agli altri, ma da ciò che si è quando nessuno guarda. Il male spesso non ha il volto del mostro: indossa quello della normalità per questo non bisogna mai fermarsi alle apparenze. La coscienza non si costruisce con ciò che si mostra, ma con il rispetto che ogni giorno si porta verso gli altri.
La civiltà non si misura dal progresso tecnologico, dalla ricchezza economica o dalle conquiste scientifiche, ma dalla capacità di rispettare la dignità umana e riconoscere il valore della vita. Quando questi principi vengono meno, l’umanità si avvicina sempre di più alla propria perdizione morale.
Per chi crede, tutto questo apre una riflessione ancora più profonda. Se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, come può arrivare a una tale degradazione? Come può il Creatore sopportare tanta violenza, tanto egoismo e tanta malvagità?
La risposta della fede è che Dio non ha creato il male: ha creato uomini liberi. È proprio quella libertà, dono meraviglioso, che può essere usata per amare oppure per distruggere. Dio continua a rispettare la libertà dell’uomo, anche quando questa viene usata contro il bene, ma non rimane indifferente. Ogni ingiustizia, ogni lacrima e ogni sofferenza sono davanti ai Suoi occhi.
L’illusione di apparire moralmente sani può ingannare gli uomini, ma non la propria coscienza e nemmeno Dio. Davanti a Lui non contano il prestigio, il potere o l’immagine che siamo riusciti a costruire. Contano le opere, le scelte e l’amore che abbiamo saputo donare.
Forse la domanda non è soltanto dove stia andando l’umanità, ma quanto ancora ciascuno di noi sia disposto a difendere il bene, la verità e la dignità della persona perché ogni volta che il male viene giustificato o ignorato, perdiamo un pezzo della nostra umanità. E solo riscoprendo la coscienza, il rispetto e l’amore per il prossimo potremo evitare che questa perdizione morale diventi il destino della nostra civiltà.










