• Contatti
martedì, Luglio 21, 2026
  • Login
ViViPress
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
ViViPress
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Bologna, la morte di Fakir: quando sicurezza e sanità non riescono a fare squadra

Bologna, la morte di Fakir: quando sicurezza e sanità non riescono a fare squadra

da admin_slgnwf75
21 Luglio 2026
in cronaca
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on Twitter

Non serve contrapporre polizia e sanità, né trasformare ogni tragedia in uno scontro ideologico. Serve comprendere cosa ha funzionato e cosa, eventualmente, deve essere migliorato

di Antonella Moschella

Ti potrebbe anche piacere

Vigili del Fuoco di Vibo Valentia impegnati per fronteggiare l’emergenza incendi

Vigili del Fuoco di Vibo Valentia impegnati per fronteggiare l’emergenza incendi

21 Luglio 2026
114
Controlli straordinari dei Carabinieri nel territorio di Tropea: sette denunce e verifiche sulle misure di prevenzione

Controlli straordinari dei Carabinieri nel territorio di Tropea: sette denunce e verifiche sulle misure di prevenzione

20 Luglio 2026
108

La morte di Abderrahim Fakir sarà la magistratura a doverla ricostruire nei dettagli. Saranno le consulenze tecniche, le autopsie, i filmati e le testimonianze a stabilire se vi siano state responsabilità e di chi siano. È giusto che sia così.

Ma questa tragedia pone una domanda che va oltre il singolo episodio: siamo davvero preparati a gestire una persona in piena crisi psichiatrica o in un gravissimo stato di alterazione?

Secondo quanto emerso, il 118 era stato allertato proprio per una crisi psichiatrica, eppure, dalle immagini diffuse, si vede il personale sanitario intervenire solo dopo che le forze dell’ordine avevano già immobilizzato Fakir. Se questa ricostruzione sarà confermata, è inevitabile chiedersi se il ruolo del personale sanitario avrebbe potuto essere più tempestivo e incisivo.

Una crisi psichiatrica è, prima di tutto, un’emergenza sanitaria. Le forze dell’ordine hanno il compito di mettere in sicurezza l’ambiente, i cittadini, proteggere sé stesse da eventuali aggressioni. Ma la gestione clinica della persona appartiene ai sanitari, che dispongono delle competenze per valutare le condizioni del paziente e intervenire secondo i protocolli medici.

Nessuno può affermare che un diverso intervento avrebbe certamente cambiato l’esito della vicenda. Sarebbe una conclusione che oggi nessuno può sostenere con certezza. Tuttavia è legittimo domandarsi se un intervento sanitario più rapido, una diversa strategia di gestione o un diverso coordinamento tra polizia e 118 avrebbero potuto ridurre la necessità di un contenimento fisico prolungato.

Quando un agente interviene davanti a una persona in grave stato di agitazione, in cui ogni tentativo di dialogo appare impossibile e vi è un concreto rischio per l’incolumità propria o altrui, si trova spesso di fronte a un dilemma drammatico: se usa la forza rischia di essere accusato di averne fatto un uso eccessivo; se non interviene con decisione, rischia conseguenze ancora più gravi per sé, per i colleghi o per i cittadini presenti.

La domanda, allora, non è soltanto se la forza sia stata proporzionata, ma anche quali alternative concrete fossero realmente disponibili in quei pochi istanti. Come si neutralizza una persona estremamente aggressiva senza ricorrere al contenimento fisico? Ed è proprio qui che emerge la necessità di un sistema in cui le forze dell’ordine non siano lasciate sole: accanto agli agenti devono esserci protocolli chiari, personale sanitario pronto a intervenire e strumenti adeguati per gestire le crisi più complesse.

Per questo non serve contrapporre polizia e sanità, né trasformare ogni tragedia in uno scontro ideologico. Serve comprendere cosa ha funzionato e cosa, eventualmente, deve essere migliorato. Solo così si tutelano contemporaneamente il diritto alla vita della persona in crisi e il difficile lavoro di chi, ogni giorno, è chiamato a intervenire in situazioni che nessuno vorrebbe mai affrontare.

sequenza morte fakir

Non è la prima volta che il nostro Paese si trova davanti a tragedie avvenute durante la gestione di persone in grave stato di agitazione. I casi di Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini, Andrea Soldi, Riccardo Rasman, Enrico Lombardo e oggi Abderrahim Fakir, pur essendo tutti diversi tra loro e con responsabilità giudiziarie differenti, hanno alimentato negli anni un dibattito sul contenimento fisico, sul monitoraggio delle funzioni vitali e sul coordinamento tra forze dell’ordine e personale sanitario.

Ogni intervento è diverso e ogni vicenda deve essere valutata singolarmente, ma quando episodi con caratteristiche analoghe si ripetono nel tempo, uno Stato serio non si limita ad attendere le sentenze: si interroga anche sui propri protocolli.

Gli agenti intervengono spesso in condizioni estreme, con pochi secondi per decidere e davanti a persone imprevedibili e  molto violente. Non è un lavoro semplice e nessuno dovrebbe dimenticarlo, ma proprio per questo non possono essere lasciati soli. Se una persona è in crisi psichiatrica, l’intervento non può essere soltanto di ordine pubblico: deve diventare immediatamente anche sanitario.

Alla fine, troppo spesso, accade sempre la stessa cosa. Gli agenti sono costretti a usare la forza per bloccare una persona fuori controllo e, se il risultato è tragico, finiscono inevitabilmente sotto indagine. È un passaggio necessario in uno Stato di diritto, ma è altrettanto necessario chiedersi se il sistema abbia fornito loro tutti gli strumenti possibili per affrontare situazioni tanto complesse.

Servono protocolli condivisi, addestramento congiunto tra forze dell’ordine e 118, squadre specializzate nella gestione delle crisi psichiatriche e un coordinamento reale tra sicurezza e sanità. Solo così si protegge la vita di chi è in crisi e si tutela anche chi è chiamato a intervenire.

Ogni tragedia che non diventa occasione per migliorare il sistema rischia di trasformarsi nella premessa della tragedia successiva.

 Quando una casa prende fuoco, non basta che arrivino i pompieri: serve anche l’ambulanza. Se ciascuno aspetta che sia l’altro a fare il primo passo, le fiamme continuano a bruciare e, alla fine, a perdere è sempre una vita umana.

Tags: 118Bolognafakirmortepoliziasanitàsicurezzatragedia

admin_slgnwf75

Articoli Simili

Vigili del Fuoco di Vibo Valentia impegnati per fronteggiare l’emergenza incendi

Vigili del Fuoco di Vibo Valentia impegnati per fronteggiare l’emergenza incendi

da redazione
21 Luglio 2026
114

I caschi rossi del Comando di Vibo Valentia dopo aver portato a termine oltre 40 interventi, operando senza sosta su...

Controlli straordinari dei Carabinieri nel territorio di Tropea: sette denunce e verifiche sulle misure di prevenzione

Controlli straordinari dei Carabinieri nel territorio di Tropea: sette denunce e verifiche sulle misure di prevenzione

da redazione
20 Luglio 2026
108

L'attività si inserisce nel più ampio dispositivo di prevenzione e controllo del territorio predisposto dal Comando Provinciale dei Carabinieri di...

Week end di fuoco nel Vibonese (FOTO)

Week end di fuoco quello appena trascorso nel vibonese (VIDEO)

da patriziaventurino
20 Luglio 2026
107

Sono stati circa trenta gli interventi effettuati dai Vigili del fuoco del Comando di Vibo Valentia nelle ultime 12 ore...

Un ragazzo viene accoltellato all’uscita di scuola a Catanzaro

Maxi blitz contro le baby gang, trovati mille profili social inneggianti violenza. Oltre 500 arresti

da patriziaventurino
20 Luglio 2026
120

Controlli della polizia in 44 province, in manette 47 minorenni Quasi mille profili social inneggianti all'odio e alla violenza fisica,...

Prossimo
Intesa tra Comune e Casa circondariale: due unità impiegate per la manutenzione di Villa Gagliardi in un percorso di reinserimento sociale

Intesa tra Comune e Casa circondariale: due unità impiegate per la manutenzione di Villa Gagliardi in un percorso di reinserimento sociale

ViViPress – i fatti raccontati in libertà

Supplemento online di Pagine Vibonesi
Direttore Responsabile Maurizio Bonanno
Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 76 del 12/02/1993

Edizioni Il Cristallo
e-mail: redazione@vivipress.com

  • Contatti

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • arte
  • attualità
  • cronaca
  • città e ambiente
  • cultura
  • costume e società
  • economia
  • editoriale
  • eventi
  • opinioni
  • politica
  • sanità
  • sport
  • viaggi

© 2024 ViViPress.com - i fatti raccontati in libertà. - Powered by 3k Studio - proprietà piattaforma web, partner: intellighenzianews