Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
La Bocca della Verità, non era un magico giudice, ma un antico tombino romano
Ogni giorno migliaia di visitatori si mettono in fila davanti alla celebre Bocca della Verità, infilano la mano nella sua grande bocca spalancata e, sorridendo, si chiedono, “E se fosse tutto vero?”
In realtà, la storia di questo monumento è ancora più affascinante della leggenda.
Pochi sanno che la Bocca della Verità nacque con uno scopo molto pratico.
Il grande disco in marmo pavonazzetto, dal peso di circa 1.300 chilogrammi, era probabilmente un chiusino della rete fognaria romana.
Serviva a raccogliere e far defluire l’acqua piovana oppure, secondo alcuni studiosi, il sangue proveniente dai sacrifici rituali, convogliandolo verso la straordinaria Cloaca Maxima, l’imponente sistema fognario costruito oltre duemila anni fa e in parte ancora esistente.
Storicamente, la scultura risale al I secolo d.C., ha un diametro di 1,75 metri e raffigura un volto maschile barbuto con occhi, naso e bocca scavati. La sua funzione originaria rimane incerta, era una fontana oppure uno scarico per una vasca di raccolta?
La Bocca della Verità è un’antica maschera di marmo incastonata nella parete del pronao della basilica di Santa Maria in Cosmedin, a Roma. Fu spostata all’esterno del portico durante i restauri ordinati da papa Urbano VIII Barberini nel 1632.
Il gigantesco volto barbuto con occhi, naso e bocca traforati è stato interpretato in diversi modi.
Secondo gli studiosi potrebbe raffigurare il dio Oceano, il dio Tevere oppure Giove Ammone.


Non esiste però una certezza assoluta sulla sua identità.
Dal 1632 la Bocca della Verità è murata nel pronao della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, nell’omonima piazza di Roma.
Da allora è diventata una delle attrazioni più fotografate della città, resa ancora più celebre dal film Vacanze romane, con Audrey Hepburn e Gregory Peck.
Una celebre scena del film Vacanze romane, diretto da William Wyler nel 1953, ha reso la Bocca della Verità famosa in tutto il mondo.
Il film mostra Gregory Peck che infila la mano nella famosa bocca, spaventando Audrey Hepburn, che crede davvero che gli sia stata mozzata la mano.
In realtà, quella scena fu un’improvvisazione dell’attore e la sorpresa dell’attrice fu assolutamente autentica. Questo monumento compare anche nel manga JoJo’s Bizarre Adventure e nel videogioco Animal Crossing, sotto forma di miniature da collezione.
Fu durante il Medioevo che nacque il mito destinato a renderla famosa.
Si raccontava che chiunque infilasse la mano nella sua bocca pronunciando una bugia se la sarebbe vista mozzare con un terribile morso.
Per secoli la Bocca della Verità fu considerata una sorta di giudice infallibile dell’onestà e persino della fedeltà coniugale.


La leggenda più famosa racconta di una nobildonna accusata di tradire il marito.
L’uomo la condusse davanti alla Bocca della Verità affinché dimostrasse la propria innocenza.
Ma la donna escogitò un piano ingegnoso.
Il suo amante si travestì da pazzo e, poco prima del giuramento, si fece largo tra la folla, la raggiunse e la abbracciò davanti a tutti, per poi essere immediatamente allontanato.
A quel punto la dama infilò la mano nella Bocca della Verità e pronunciò queste parole: «Giuro di non aver mai abbracciato nessun altro uomo in vita mia, se non mio marito e quel povero pazzo che mi ha appena assalita».
La frase era perfettamente vera.
La Bocca non reagì e la mano rimase al suo posto.
Secondo la leggenda, il mascherone si sentì talmente raggirato da quell’astuto stratagemma da decidere di non mordere mai più nessun bugiardo.
Oggi la Bocca della Verità continua ad affascinare milioni di visitatori perché racchiude due anime completamente diverse.
Da una parte c’è la realtà storica, un semplice manufatto dell’antica Roma, probabilmente nato come tombino.
Dall’altra c’è la leggenda medievale che, nei secoli, l’ha trasformata nel simbolo universale della sincerità.
E forse è proprio questo il suo fascino più grande, dimostrare come, a volte, una semplice pietra possa raccontare molto più di quanto immaginiamo.











