L’associazione si rivolge alla Conferenza dei Sindaci: «Il modello itinerante non basta. Serve un servizio stabile, continuo e operativo 24 ore su 24»
«L’infarto non è itinerante ma fulminante!»
È questo lo slogan, diretto e volutamente provocatorio, scelto da Progetto Valentia, l’associazione che ha in Diego Brancia il suo portavoce, per rilanciare una battaglia che nelle ultime ore sta raccogliendo nuove adesioni e che domani sarà al centro della Conferenza dei Sindaci dell’Asp di Vibo Valentia.
Dopo l’iniziativa dell’Osservatorio Civico Città Attiva e del Comitato San Bruno, anche Progetto Valentia decide di mettere nero su bianco una richiesta precisa: il ripristino e l’attivazione di un servizio di Emodinamica stabile e permanente, H24, presso l’ospedale “G. Jazzolino” di Vibo Valentia, respingendo l’ipotesi di affidarsi a un modello organizzativo basato sulle équipe itineranti.
Una presa di posizione che arriva in un momento particolarmente significativo, alla vigilia della riunione della Conferenza dei Sindaci, alla quale l’associazione chiede di assumere una posizione istituzionale forte e soprattutto unitaria.
Il ragionamento di Progetto Valentia parte da un principio difficilmente contestabile: la salute dei cittadini vibonesi deve essere garantita attraverso standard di cura e livelli di assistenza paritari rispetto al resto della Calabria.
E quando si affrontano le patologie cardiovascolari tempo-dipendenti, il fattore decisivo diventa inevitabilmente quello della tempestività.
Nel documento indirizzato alla Conferenza dei Sindaci, Progetto Valentia richiama in particolare la Sindrome Coronarica Acuta e l’infarto miocardico acuto, sottolineando la necessità di intervenire rapidamente per evitare conseguenze fatali o invalidanti.
Da qui la critica al modello itinerante.
Per l’associazione, infatti, una soluzione organizzativa di questo tipo rischia di non garantire quella continuità assistenziale e quella disponibilità immediata che una struttura dedicata dovrebbe assicurare, soprattutto in un territorio come quello vibonese.
La questione geografica torna così al centro del ragionamento. La conformazione della provincia, unita alle criticità della rete viaria e ai tempi necessari per raggiungere gli ospedali Hub regionali, viene indicata da Progetto Valentia come un elemento che rende ancora più necessaria la presenza di un presidio stabile.
Non si tratta, dunque, soltanto di decidere dove collocare un servizio sanitario. Si tratta di stabilire quanto vale il tempo quando quel tempo può fare la differenza tra la vita e la morte.
È questa la ragione per cui l’associazione presieduta da Nicola Cortese chiede ai sindaci di non limitarsi a una generica presa d’atto, ma di assumere una vera e propria mozione d’ordine e di indirizzo urgente.
Le richieste sono precise.
Progetto Valentia chiede innanzitutto di impegnare il presidente della Conferenza dei Sindaci a convocare con urgenza un tavolo istituzionale con i vertici della Regione Calabria, il Commissario ad acta per la Sanità e la Direzione generale dell’Asp di Vibo Valentia.
Ma soprattutto chiede il formale ripristino della previsione dell’Emodinamica fissa allo “Jazzolino” all’interno della programmazione della Rete per le Sindromi Coronariche Acute.
E su un punto la posizione dell’associazione è altrettanto netta: il modello itinerante deve essere accantonato definitivamente come soluzione sostitutiva, perché ritenuto inadeguato rispetto alle caratteristiche e alle esigenze del territorio.
Infine, Progetto Valentia chiede che venga fissato un cronoprogramma vincolante per l’adeguamento strutturale e tecnologico dei locali e per il reclutamento del personale necessario ad attivare il servizio in regime H24, sette giorni su sette.
È una richiesta che, in sostanza, prova a trasformare una discussione sanitaria in un impegno politico concreto: non soltanto dire che l’Emodinamica serve, ma stabilire come, quando e con quali risorse renderla realmente operativa.
E proprio qui si trova il senso dell’iniziativa di Progetto Valentia.
La battaglia per l’Emodinamica non può essere ridotta a una contrapposizione tra territori, né può diventare l’ennesimo capitolo di una guerra politica tra istituzioni. È una questione che riguarda direttamente la qualità dell’assistenza e, prima ancora, la sicurezza dei cittadini.
Domani i sindaci saranno chiamati a decidere se raccogliere questo appello e quello, analogo, arrivato dall’Osservatorio Civico Città Attiva e dal Comitato San Bruno. Due iniziative diverse, ma convergenti nello stesso obiettivo.
E forse è proprio questo il dato più importante: quando la società civile riesce a trovare una sintesi su una questione essenziale come il diritto alle cure, la politica dovrebbe avere il dovere di ascoltare.
Perché, come ricorda Progetto Valentia nel titolo della sua iniziativa, l’infarto non aspetta un’équipe itinerante. E soprattutto non aspetta nessuno.










