Un agente di Polizia Penitenziaria ha avvistato un drone che volava sopra la struttura e da diramato l’allarme
Drone: in base alla definizione data dai dizionari è un velivolo o un dispositivo senza un pilota umano a bordo, guidato a distanza tramite un radiocomando, un computer o in modo autonomo, e ormai abbiamo imparato a conoscerli, sia nel bene in quanto vengono usati per riprendere dall’alto manifestazioni, matrimoni, eventi si ogni genere, sia nel male in quanto usati quotidianamente nelle guerre evitando la perdita di piloti di aerei.
Oggigiorno vengono utilizzati anche per i trasporti in aree poco accessibili o per far arrivare qualcosa a qualcuno senza che nessuno se ne accorga, proprio come è avvenuto nella casa circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro dove gli agenti di Polizia Penitenziaria ne hanno avvistato uno che volava in direzione di uno dei settori più delicati dell’istituto, quello di Alta Sicurezza.
L’episodio è avvenuto nella serata di ieri ed è stato denunciato dal delegato nazionale del Consipe, Giuseppe Marino, che, nel contempo, ha anche espresso apprezzamento per l’operato dei due appartenenti al Corpo coinvolti nell’intervento.
Uno dei due agenti aveva notato qualcosa che stava volando sul carcere, ma per essere sicuro di non prendere un abbaglio e creare una situazione di allerta non giustificata, ha chiesto conforto ad un collega che gli ha confermato l’avvistamento di un drone.
I due allora hanno seguito la traiettoria del velivolo nella speranza di scoprire la sua esatta destinazione, compreso il suo destinatario, ma il drone è scomparso all’altezza del settore Alta sicurezza.
Scattato l’allarme, è iniziata una prima accurata ricognizione del perimetro esterno e interno dell’istituto, concentrando l’attenzione soprattutto sulla zona nella quale il drone era stato perso di vista, che però non ha dato esiti, quindi l’agente ha esteso i controlli all’interno della struttura, raggiungendo anche i cortili e i passeggi del reparto di Alta Sicurezza.
Durante questa seconda ispezione sono stati individuati dodici telefoni cellulari nascosti e pronti, secondo quanto riferito, per essere recuperati dai detenuti.
Fortunatamente il tutto è stato scoperto prima che potesse essere utilizzato all’interno dell’istituto, visto che la disponibilità clandestina di telefoni in carcere rappresenta una seria criticità per il controllo delle comunicazioni con l’esterno e, più in generale, per la sicurezza penitenziaria.
L’episodio di Catanzaro, sottolinea il rappresentante sindacale del Consipe, si inserisce in un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto una crescente rilevanza nel sistema penitenziario italiano: l’utilizzo dei droni per tentare di introdurre nelle carceri telefoni, sostanze stupefacenti e altri oggetti vietati.
Velivoli relativamente piccoli possono infatti superare mura e recinzioni e raggiungere zone altrimenti difficilmente accessibili dall’esterno, imponendo nuove esigenze sul fronte della prevenzione e della sorveglianza. La vicenda arriva, peraltro, in giorni nei quali l’istituto Ugo Caridi è tornato al centro dell’attenzione pubblica. Una recente visita promossa nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti in agosto” ha evidenziato diverse criticità della struttura e una popolazione detenuta superiore alla capienza indicata nel resoconto della Camera Penale: 715 detenuti a fronte di circa 600 posti.
Due questioni diverse, le condizioni della detenzione e la sicurezza, conclude il sindacalista, che non possono però essere considerate alternative. Garantire dignità a chi sta scontando una pena e assicurare legalità e controllo all’interno degli istituti sono parti della stessa responsabilità dello Stato.











