Un romanzo d’esordio ambientato nel mondo delle concerie e costruito attorno a una storia familiare segnata dalla violenza e dalla ricerca della verità
di Domenico Nardo
A Capo Vaticano, nel giardino della casa dove Giuseppe Berto visse e scrisse alcune delle sue pagine più importanti, è stato assegnato il Premio Letterario Giuseppe Berto 2026. A vincere la XXXIII edizione è Gabriele Cavallini con Cuoio, romanzo d’esordio pubblicato da Einaudi.
La proclamazione è avvenuta nell’ambito dell’XI edizione di Estate a Casa Berto, alla presenza di un pubblico numeroso. La giuria era presieduta dallo scrittore Emanuele Trevi, Premio Strega, e composta da Silvia Avallone, Luigi Mascheroni, Elena Stancanelli ed Emanuele Zinato.

Nato nel 1988 per iniziativa di un gruppo di amici ed estimatori di Giuseppe Berto, tra cui Cesare De Michelis, il Premio Berto è dedicato alle opere prime della narrativa italiana. Nel corso degli anni ha premiato diversi autori che hanno poi avuto un ruolo significativo nel panorama letterario nazionale.
La cerimonia nella casa di Capo Vaticano mantiene il legame tra il premio e il luogo in cui Berto visse e lavorò, nell’ambito della rassegna Estate a Casa Berto.
Il romanzo di Cavallini è ambientato nel mondo delle concerie di Santa Croce sull’Arno e ha al centro Michelangelo Cavalcanti, erede di una famiglia che da generazioni lavora nella concia delle pelli.
La fabbrica e il lavoro sulle pelli fanno da sfondo a una storia familiare segnata dalla violenza e dalla morte. Michelangelo decide di vendere l’azienda di famiglia, ma per farlo ha bisogno del consenso della madre, scomparsa nel frattempo. La ricerca della donna lo conduce verso una verità legata alla storia della famiglia e al mondo della conceria.
È soprattutto la scrittura ad aver convinto la giuria. Nella motivazione, Cuoio viene definito un romanzo fatto di «odori, viscere, macerie e di un’ostinata violenza», mentre la lingua di Cavallini viene descritta come capace di «scorticare il lettore come le macchine che trattano la pelle».
La conceria assume così un ruolo centrale nella narrazione e diventa il luogo attraverso cui il romanzo affronta temi come la violenza, la sofferenza e il rapporto dell’uomo con la morte.
La motivazione della giuria richiama anche Kafka e Coetzee, collegando il romanzo alla tradizione letteraria che ha affrontato il dolore, la colpa e il rapporto tra uomo e violenza.
Con Cuoio, Gabriele Cavallini entra nell’albo d’oro del Premio Berto, che continua a rivolgere particolare attenzione alle opere prime della narrativa italiana.
A Cavallini è stato assegnato un premio di 5.000 euro. Agli altri quattro finalisti — Nikolaj Gory, Giulio Silvano, Beatrice Pera e Marina Zucchelli — sono stati complessivamente attribuiti 2.000 euro.
La XXXIII edizione del Premio Berto si conclude così con la scelta di Cuoio, romanzo d’esordio ambientato nel mondo delle concerie e costruito attorno a una storia familiare segnata dalla violenza e dalla ricerca della verità.










