Pascal Corrado (FdI) chiede all’amministrazione dove sia finita la struttura informativa dedicata alla ninfa: «La storia di una città non si valorizza soltanto negli slogan»
Immaginiamo per un momento di essere un turista. Arriviamo a Vibo Valentia, percorriamo via Alcide De Gasperi, ci fermiamo davanti a uno dei luoghi che custodiscono una parte della memoria più antica della città e cerchiamo qualcuno, qualcosa, che ci racconti cosa stiamo guardando.
E qui comincia il problema.
Perché Scrimbia c’è nella storia di Vibo Valentia, l’antica Hipponion, ma non c’è più il pannello che quella storia avrebbe dovuto raccontare.
Non è una metafora. È una struttura informativa che, prima dei lavori di riqualificazione di via De Gasperi, era stata collocata proprio per accompagnare cittadini e visitatori nella conoscenza di uno dei patrimoni identitari della città. Poi sono arrivati il cantiere, la rimozione – comprensibile, trattandosi di lavori – e infine la conclusione dell’intervento. Solo che il pannello non è tornato.
E adesso Pascal Corrado, presidente provinciale di Gioventù Nazionale e dirigente provinciale di Fratelli d’Italia, chiede semplicemente di sapere dove sia finito.
«Da mesi – afferma Corrado – quella struttura non è più presente». E se la rimozione durante i lavori poteva essere considerata una necessità temporanea, meno comprensibile appare, secondo il dirigente di FdI, che dopo la conclusione del cantiere non sia stata ancora ripristinata.
«Quello che facciamo fatica a comprendere è perché, una volta terminato il cantiere, non sia ancora tornata visibile una struttura pensata proprio per raccontare la storia di questo luogo».
C’è poi un particolare che rende la questione meno folkloristica di quanto potrebbe sembrare. La struttura, sostiene Corrado, era stata installata soltanto pochi mesi prima dei lavori: «La struttura era stata installata da pochi mesi ed era quindi ancora nuova quando è stata rimossa in occasione dei lavori».
E allora entra in gioco anche una questione di trasparenza amministrativa. Se quella struttura è stata realizzata con risorse pubbliche, sapere che fine abbia fatto non è una curiosità: «È legittimo chiedere all’amministrazione quale sia stata la sua destinazione dopo la rimozione, in che condizioni si trovi oggi e se sia previsto il suo ritorno nella collocazione originaria».
Nessuna accusa, precisa Corrado. Nessuna volontà di mettere in discussione i lavori realizzati su via De Gasperi.
Ma una domanda rimane: «Possibile che per rimettere al proprio posto una struttura informativa servano mesi e mesi?».
Il punto, forse, è proprio questo.
Vibo Valentia parla da anni di turismo, identità, cultura, patrimonio, promozione del territorio. E giustamente. Ma la promozione di una città non comincia necessariamente dai grandi eventi o dalle grandi campagne. Talvolta comincia da una targa. Da un pannello. Da una spiegazione davanti a un reperto.
Da qualcuno che consenta a un ragazzo vibonese di capire che ciò che ha davanti agli occhi non è semplicemente un pezzo di strada, una piazza o un angolo urbano, ma una pagina della storia della propria città: «Scrimbia – sostiene Corrado – non è una semplice leggenda da tramandare nei libri. È parte della nostra identità, è un pezzo della storia di Hipponion e della Vibo Valentia che conosciamo oggi».
Ed è qui che la questione del pannello diventa una questione più grande del pannello stesso: «Se vogliamo che i nostri ragazzi conoscano la storia della propria città e che un visitatore possa comprenderla, dobbiamo prima metterli nelle condizioni di poterla leggere e conoscere».
Corrado indica anche Piazza San Leoluca: «Basta spostarsi qualche metro più in là, verso Piazza San Leoluca – aggiunge – per imbattersi in un’altra situazione che meriterebbe attenzione: anche lì manca una tabella illustrativa capace di spiegare e valorizzare la storia del luogo».
Due episodi distinti, naturalmente. Ma secondo Corrado accomunati da una domanda che riguarda il modo in cui Vibo racconta se stessa: «Quanto stiamo realmente investendo nel raccontare Vibo Valentia?».
Perché si può anche progettare una strategia turistica. Si possono organizzare iniziative, presentazioni, campagne promozionali: «Possiamo anche parlare di grandi strategie turistiche, di promozione del territorio e di valorizzazione del patrimonio, ma poi se un ragazzo o un turista arriva davanti a un luogo storico e non trova nemmeno una targa che gli spieghi cosa sta guardando, forse qualcosa non torna».
Ed è proprio a questo punto che Corrado introduce anche una dose di ironia politica.«L’amministrazione parla tanto di “Vibo Vera”, ma quale Vibo vogliamo davvero mostrare?».
Una domanda che diventa anche una provocazione: una Vibo davvero “vera”, osserva il dirigente di FdI, dovrebbe essere una città capace di mostrare e raccontare la propria storia. Altrimenti il rischio è quello di avere «una città molto “vera” negli slogan, ma un po’ meno vera quando si tratta di mettere concretamente la sua storia sotto gli occhi di cittadini e visitatori».
La polemica politica, naturalmente, resta sullo sfondo. In primo piano c’è una richiesta molto più concreta: sapere che fine abbia fatto una struttura pubblica e quando potrà tornare a svolgere la funzione per cui era stata realizzata.
Corrado chiede dunque al Comune di verificare formalmente dove si trovi oggi la struttura dedicata a Scrimbia, in quali condizioni sia conservata e quando sia prevista la sua ricollocazione.
Chiede inoltre di valutare l’installazione di una nuova tabella illustrativa a Piazza San Leoluca: «Non chiediamo miracoli: chiediamo semplicemente che ciò che è stato realizzato per la città continui a servire la città».
Una richiesta che, al netto delle appartenenze politiche, dovrebbe essere facilmente verificabile.
Perché alla fine non stiamo parlando soltanto di un pannello. Stiamo parlando di come una città decide di raccontare se stessa.
E allora le domande di Corrado restano lì, quasi disarmanti nella loro semplicità: «Dove si trova oggi il pannello di Scrimbia? In che condizioni è? E quando tornerà ad essere visibile?».
Sono domande alle quali non dovrebbe essere difficile rispondere. E forse sarebbe proprio quella risposta, più di tante dichiarazioni sulla valorizzazione del patrimonio, a dirci quanto Vibo Valentia abbia davvero voglia di mostrare la propria storia.
Perché la memoria può anche essere custodita in un magazzino. Ma una città che vuole diventare destinazione turistica dovrebbe sapere che la memoria, prima di tutto, va messa in strada.










