Sono passati dieci anni, e ancora non c’è giustizia, alcun colpevole
di Franco Cimino
Dieci anni fa il rapimento di Giulio Regeni. Otto giorni dopo il suo corpo viene trovato con segni di incredibili violenza. “L’ho riconosciuto solo dal naso”, dichiara la madre dopo l’obbligata visione di quell’ammasso di carne martoriata e senza più forma umana.
Dieci anni sono un attimo sul dolore crescente già immenso di Paola e Claudio, i genitori di Giulio. Una Madonna, lei, un San Giuseppe, lui. Prima in cerca, fino al calvario, e poi davanti al corpo distrutto da inenarrabili sofferente del loro Gesù.
Dieci anni, sono però tantissimi per un Paese, l’Italia, che si è vista restituire uno dei suoi giovani migliori dentro quattro tavole da un aereo militare che lo trasportava da quel paese, ancora riconosciuto amico. Un Paese davvero speciale, quasi unico, per la sua naturale felice collocazione sul Mediterraneo e per l’altro suo immediato confine, che lo fanno un po’ africano e un po’ asiatico. Dieci anni, e ancora non c’è giustizia, alcun colpevole.
Dieci anni e solo i genitori si battono con i soliti pochi attivisti dei diritti umani. Si battono tenacemente non solo per trovare giustizia. Quella giusta e vera, che loro sanno bene non arriverà mai. Ma perché sulla vicenda e sul loro ragazzo non cali il silenzio. Non lo colpisca l’oblio, la vera condanna che possa subire un una persona già morta e in quel modo atroce. Una sorte di nuova morte, la peggiore.
Quella della violenza delle istituzioni che l’hanno abbandonato. Dopo dieci anni, Giulio resta il figlio “ unico” e perduto dei suoi genitori. Non lo è della madre patria. Figlio unico e perciò senza fratelli e sorelle, per gli italiani che non l’hanno voluto come fratello. Da tutelare e difendere. In morte, dopo che il suo Paese, padre adottivo, non ha saputo proteggerlo quando in Egitto si trovava per studio e lavoro. Non l’ha saputo e voluto difendere in memoria del suo eroismo, che é orgoglio per l’Italia, da un paese arrogante e totalitario. Un paese, che ha fatto del nostro ragazzo ciò che fa normalmente con tutti i suoi oppositori interni.
Evidentemente, ai nostri governi e ai nostri ipocriti governanti, interessano più gli affari che la dignità e l’onore, più la vita dei profitti, che garantisce l’Egitto in una antica contraddittoria amicizia con l’Italia, che la vita di una persona. La vita giovane di un italiano giovane. Ucciso non da quattro “ balordi” agenti della polizia segreta, meramente confinati al miserevole ruolo di esecutori, ma dal regime autoritario di quell’antica realtà colta e raffinata sul grande mare, che ha dato origine ad una delle più alte civiltà della storia. Quella civiltà da tempo violata allo stesso modo e con la stessa crudeltà con cui è stato dilaniato il corpo di Giulio.
Ma oggi è ancora un giorno di lutto. Un giorno di una dura e triste ricorrenza. È ancora quello delle lacrime. Anche le mie, che qui fermano questa riflessione per niente nuova e del tutto scontata.











