La delegata SMI di Vibo Valentia ricorda quale sia il ruolo del sindacato: “Il sindacato deve essere uno scudo per i lavoratori, non solo un megafono”
In un momento delicato per la sanità calabrese, la voce di Alessia Piperno si distingue per chiarezza, coraggio e senso di responsabilità. Il suo intervento non è solo una difesa del lavoro sindacale, ma una presa di posizione netta contro la disinformazione e le narrazioni superficiali che rischiano di danneggiare lavoratori e cittadini.
Il punto da cui partire è semplice e incontestabile: il passaggio del servizio di emergenza-urgenza (118) ad Azienda Zero non è stato una scelta discrezionale. Come sottolinea Alessia Piperno, delegato del Sindacato Medici SMI per Vibo Valentia, si tratta di “un percorso obbligato dalla legge per riorganizzare la sanità calabrese”. Una verità spesso ignorata nel dibattito pubblico, dove qualcuno continua a insinuare che il processo potesse essere fermato. Ma la stessa Piperno lo chiarisce senza ambiguità: “Chi dice che il sindacato avrebbe potuto ‘fermare’ l’avvento di Azienda Zero mente sapendo di farlo”.
Questa affermazione, dura ma necessaria, smonta una narrazione comoda quanto infondata. Il sindacato non fa le leggi: può solo operare dentro il perimetro normativo per tutelare i lavoratori. Ed è proprio qui che emerge la differenza tra chi sceglie la responsabilità e chi preferisce la protesta sterile.
Alessia Piperno rivendica con forza la scelta di sedersi al tavolo delle trattative: una decisione che ha trasformato un potenziale passaggio forzato in un percorso condiviso: “Se non ci fossimo seduti a quel tavolo, oggi parleremmo di un assorbimento ‘coatto’ e silenzioso”, afferma. Invece, grazie al lavoro sindacale, si è arrivati a una soluzione più equa:
“È solo perché i sindacati… sono rimasti che abbiamo ottenuto l’applicazione dell’art.30 sulla mobilità volontaria”.
Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una conquista concreta che incide sulla vita di centinaia di lavoratori. Difendere questa scelta significa difendere la dignità professionale di chi ogni giorno opera in prima linea.
Altro passaggio fondamentale riguarda il ruolo del sindacato. Piperno lo definisce con una frase che dovrebbe diventare un principio guida: “Il sindacato deve essere uno scudo per i lavoratori, non solo un megafono”.
In un contesto in cui spesso prevale la visibilità mediatica, questa visione restituisce al sindacato la sua funzione più autentica: proteggere, negoziare, garantire diritti.Chi ha scelto di non partecipare alle trattative viene criticato con lucidità, non per delegittimare, ma per evidenziare le conseguenze concrete: “Non partecipare ai tavoli non impedisce il trasferimento del personale, significa semplicemente decidere di non collaborare alla costruzione e definizione delle tutele degli operatori”.
È una posizione difficilmente contestabile: l’assenza non blocca i processi, ma lascia i lavoratori senza rappresentanza.
Ma l’intervento di Alessia Piperno va oltre la dimensione sindacale e tocca un tema ancora più ampio: la responsabilità della politica e della gestione passata.
“Se oggi esiste la Legge Regionale n.32/2021 e nasce Azienda Zero, è perché chi doveva e poteva agire allora ha scelto di non farlo”, denuncia.
Parole che chiamano in causa anni di immobilismo e mancate decisioni, troppo spesso rimossi dal dibattito attuale.
Infine, c’è la dimensione personale, che rende ancora più credibile e forte la sua posizione.
Alessia Piperno racconta di aver subito attacchi e offese, segno di un clima avvelenato dalla disinformazione: “Questa confusione… ha creato un clima di tensione insostenibile. Io stessa ne ho pagato il prezzo”.
Nonostante ciò, sceglie di esporsi: “Io oggi parlo e ci metto la faccia perché credo che dire la verità sia un obbligo morale”.
Ed è proprio questa assunzione di responsabilità che merita sostegno. In un contesto complesso, dove sarebbe più facile tirarsi indietro o cavalcare il malcontento, Alessia Piperno ha scelto la strada più difficile: quella della verità, della competenza e della tutela concreta dei lavoratori.La sua posizione può non piacere a tutti, ma è solida, coerente e, soprattutto, fondata sui fatti. E in un dibattito pubblico spesso dominato da slogan e semplificazioni, è esattamente ciò di cui c’è bisogno.









