Il leader vibonese del gruppo dei Democratici e Riformisti ha consegnato direttamente al Prefetto un documento tecnico-politico che avanza una proposta alternativa
Finora solo parole, utilizzate soprattutto per giustificarsi, scaricarsi dalle responsabilità e caricare ad altri, enti e/o persone rappresentanti di istituzioni, il ruolo di responsabile di quanto sta accadendo. Davvero poco per chi ha il compito di amministrare una città e dare risposte ai cittadini. E così, considerato che oltre alle parole nulla di concreto è finora intervenuto su una questione particolarmente delicata per Vibo Marina, il gruppo dei Democratici e Riformisti, che sono ormai parte attiva della maggioranza al Comune di Vibo Valentia dopo un iniziale periodo che li teneva invece lontani, si è reso conto che se ci si ferma alle parole i cittadini capiscono solo che non c’è volontà – o capacità? – di pensare quel futuro diverso che al momento rimane solo uno slogan privo di contenuti.
Detto fatto. Ed ecco approntato un documento tecnico-politico che per le modalità di attuazione assume un peso di forte valenza politica, perché il mandato ad agire non è stato assegnato ai consiglieri comunali che sono parte della maggioranza, né ai rappresentanti in Giunta. Invece, in questo caso scende in campo direttamente il leader dei Democratici e Riformisti vibonesi, Vincenzo Mirabello, che sigla il suddetto documento e lo consegna direttamente all’autorità territoriale più alta, il Prefetto, bypassando (per non dire scavalcando…) il sindaco.
Certo, non si tratta di una contrapposizione alla sicurezza, ma di una richiesta di approfondimento tecnico e di revisione progettuale. È questa la posizione espressa da Vincenzo Mirabello, referente del gruppo Democratici e Riformisti per Vibo, che, dinanzi alle inerzie altrui, ha depositato in Prefettura un articolato documento di osservazioni alla bozza del nuovo Piano di Emergenza Esterna della Meridionale Petroli.

Un testo di otto pagine, con aggiunte di foto illustrative, nel quale vengono analizzati gli elaborati tecnici del Piano e avanzata una proposta alternativa destinata a far discutere: spostare il corridoio di emergenza previsto su Via Amerigo Vespucci alla strada parallela interna, preservando così parcheggi, viabilità e accesso alla principale spiaggia libera della provincia.
La tesi sostenuta da Mirabello parte da una lettura dettagliata della documentazione allegata al Piano. Nelle osservazioni si evidenzia infatti come «la zona di sicuro impatto e la zona di danno restano interne allo stabilimento, mentre Via Amerigo Vespucci viene in rilievo quale viabilità di supporto alle operazioni e quale area ricadente nella più ampia zona di attenzione».
Un passaggio che porta il referente dei Democratici e Riformisti a sostenere che la prevista corsia di emergenza non deriverebbe da un rischio diretto per i cittadini presenti lungo il litorale, ma dalla necessità di garantire un corridoio logistico ai mezzi di soccorso.


«Questa distinzione è essenziale – si legge nel documento – poiché una cosa è interdire o disciplinare un’area direttamente esposta agli effetti fisici di un incidente rilevante; altra cosa è modificare stabilmente la viabilità pubblica per esigenze organizzative di accessibilità dei soccorsi».
Le osservazioni entrano poi nel merito della documentazione tecnica. Mirabello sostiene che dalle tavole di analisi del rischio e dalle mappe delle conseguenze incidentali «non sembra emergere un nesso diretto tra le curve di danno e la cancellazione permanente degli stalli di sosta lungo Via Amerigo Vespucci».
Da qui la richiesta di chiarire quale sia stata l’istruttoria che ha portato alla previsione di una corsia riservata larga 3,50 metri per circa 240 metri, con conseguente eliminazione dei parcheggi fronte mare.
Particolarmente significativo il richiamo al precedente Piano di Emergenza Esterna del 2018. Nel documento si evidenzia come già allora fossero presenti gli stabilimenti balneari, la spiaggia libera, il traffico turistico e la vicinanza tra deposito petrolifero e aree pubbliche. «Dal 2018 al 2026 la situazione territoriale esterna allo stabilimento non appare sostanzialmente mutata», scrive Mirabello, chiedendosi quale nuova valutazione tecnica abbia determinato l’attuale scelta progettuale.

L’aspetto più politico e territoriale delle osservazioni riguarda però le conseguenze sulla vita quotidiana di Vibo Marina. Secondo il documento, la soppressione dei parcheggi avrebbe un «impatto economico e sociale insostenibile» poiché Via Vespucci rappresenta «l’arteria vitale per l’accesso veicolare alla più grande spiaggia libera dell’intera provincia», frequentata ogni estate da migliaia di residenti e turisti.
Non manca neppure una critica sotto il profilo operativo. La trasformazione della strada costiera in corridoio permanente di emergenza potrebbe, secondo l’estensore delle osservazioni, determinare «un imbuto logistico» proprio in caso di incidente, concentrando sullo stesso asse sia i mezzi di soccorso sia i flussi di evacuazione.
Per questo viene avanzata una proposta alternativa. La corsia di emergenza dovrebbe essere realizzata sulla strada parallela interna, già collegata allo stabilimento attraverso tre varchi esistenti. Una soluzione che, secondo Mirabello, consentirebbe di separare i percorsi destinati ai soccorritori da quelli utilizzati dalla popolazione, garantendo al contempo una maggiore protezione per gli stessi mezzi di emergenza.

Nelle conclusioni del documento viene formalmente chiesto al Prefetto e agli enti competenti di respingere l’attuale previsione relativa a Via Vespucci, di valutare uno studio di fattibilità per la soluzione alternativa e di convocare un’audizione con cittadini e commercianti prima dell’approvazione definitiva del Piano.
L’iniziativa apre così un nuovo capitolo nel confronto sul futuro assetto di Vibo Marina, dove il delicato equilibrio tra sicurezza industriale, tutela del territorio ed economia turistica continua a rappresentare uno dei temi più sentiti dalla comunità locale.









