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Quando una tradizione diventa una prigione

Quando una tradizione diventa una prigione

da Maurizio
3 Luglio 2026
in opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti
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Una fede autentica nasce da una scelta libera, perché ciò che è imposto non è fede, ma obbedienza

di Antonella Moschella

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Ogni popolo custodisce la propria storia, le proprie tradizioni e la propria fede. La diversità culturale rappresenta una ricchezza e merita rispetto, ma il rispetto non può mai trasformarsi in giustificazione quando vengono violati i diritti fondamentali di una persona, soprattutto se si tratta di un minore.

La vicenda della quindicenne sottratta dalla Procura per i Minorenni di Lecce a un presunto matrimonio forzato richiama tutti a una riflessione profonda. Una ragazza che desiderava semplicemente continuare a studiare, vivere in Italia e costruire il proprio futuro come ogni sua coetanea. Invece, il suo destino sembrava essere stato deciso da altri, senza che la sua volontà avesse alcun valore.

Questa non è una battaglia contro una religione o contro una cultura. È una battaglia a favore della libertà, della dignità e dei diritti umani. Le tradizioni meritano rispetto solo quando rispettano la persona. Quando, invece, diventano strumenti di controllo, limitano la libertà di relazione, impongono matrimoni non desiderati o costringono una ragazza a vivere nella paura, cessano di essere una tradizione e diventano una prigione.

In Italia la Costituzione tutela la libertà religiosa, consentendo a ciascuno di professare il proprio credo o di non professarne alcuno. Allo stesso tempo, garantisce principi che non possono essere sacrificati: il diritto allo studio, l’uguaglianza tra uomo e donna, la libertà personale e la protezione dei minori. Nessuna interpretazione religiosa o culturale può prevalere su questi diritti.

Educare un figlio significa trasmettere valori, non imporgli un destino. La fede può essere insegnata con l’esempio, con il dialogo e con l’amore, ma non attraverso l’imposizione, la paura, la coercizione o l’annullamento della volontà di un ragazzo o di una ragazza. Una fede autentica nasce da una scelta libera, perché ciò che è imposto non è fede, ma obbedienza.

L’intervento della magistratura, in questo caso, è stato motivato dalla necessità di proteggere una minore ritenuta esposta a un grave rischio. La tragica vicenda di Saman Abbas ha insegnato quanto sia importante cogliere i segnali di pericolo e intervenire prima che sia troppo tardi.

L’integrazione significa poter conservare la propria identità culturale e religiosa nel rispetto delle leggi del Paese in cui si vive. Nessuno è chiamato a rinunciare alle proprie radici, ma tutti sono chiamati a rispettare i valori fondamentali su cui si fonda la convivenza civile.

Dietro le porte di molte case potrebbero esserci adolescenti che vivono in silenzio il conflitto tra l’amore per la propria famiglia e il desiderio di essere liberi. Per questo la scuola, le istituzioni e la società hanno il dovere di ascoltare, riconoscere i segnali di disagio e offrire protezione a chi non riesce a chiedere aiuto.

 La libertà non ha religione, nazionalità o colore della pelle: appartiene a ogni essere umano. E nessuna tradizione, per quanto antica, può avere più valore della dignità, della libertà e del diritto di ogni bambino e di ogni adolescente di scegliere il proprio futuro.

Tags: fedeLecceminorenneprigioneprocurareligionetradizionetribunale dei minori

Maurizio

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