Da anni il territorio attende un servizio fondamentale per la cura dell’infarto. Ora disponibilità professionali, programmazione e spazi sembrano esserci: ciò che manca è la volontà di trasformare gli annunci in realtà
L’attivazione del servizio di Emodinamica all’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia torna al centro del dibattito sanitario provinciale, sostenuta dalla disponibilità di professionalità qualificate, dalla programmazione già annunciata dall’Asp e dall’individuazione degli spazi destinati ad accogliere il reparto. Un percorso che, secondo l’Osservatorio Civico “Città Attiva”, deve ora tradursi in atti concreti, perché nella cura dell’infarto ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte.
Nel raccontare le vicende della sanità vibonese, inevitabilmente ci si è sempre trovati di fronte alle difficoltà quotidiane di un sistema che troppo spesso costringe i cittadini a fare i conti con carenze strutturali, lunghe attese e servizi essenziali ancora mancanti. Tra questi, l’assenza dell’Emodinamica rappresenta probabilmente una delle criticità più gravi.
Quando un paziente viene colpito da un infarto, il fattore decisivo non è soltanto la qualità delle cure, ma soprattutto la rapidità con cui si interviene. La letteratura scientifica lo afferma da anni: il tempo salva il muscolo cardiaco e, soprattutto, salva vite umane. Ogni minuto perso può tradursi in un danno irreversibile.
Eppure, ancora oggi, chi viene colpito da una sindrome coronarica acuta nel territorio vibonese deve essere trasferito verso altri ospedali della regione dotati del servizio di Emodinamica, affrontando viaggi che, nelle ore notturne, durante l’estate o in presenza di condizioni meteo sfavorevoli, possono trasformarsi in una drammatica corsa contro il tempo. Una disparità che pesa sulla qualità dell’assistenza e alimenta il legittimo senso di abbandono di un’intera provincia.
Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni segnali sembrano indicare che questa lunga attesa potrebbe finalmente imboccare la strada giusta.
Da un lato, la disponibilità manifestata dal primario Michele Comito a mettere la propria professionalità al servizio del progetto rappresenta un elemento di assoluto rilievo. Dall’altro, le dichiarazioni del direttore sanitario, Lazzaro, confermano che l’attivazione dell’Emodinamica rientra già nella programmazione della rete ospedaliera e che sarebbero stati persino individuati gli spazi destinati ad ospitare il nuovo servizio, nei locali dell’ex sala operatoria di Ortopedia.
Se davvero il percorso progettuale esiste già, allora è arrivato il momento di accelerare.
Naturalmente nessuno immagina che un servizio così complesso possa nascere dall’oggi al domani. Servono personale altamente qualificato, investimenti, tecnologie e una programmazione rigorosa. Ma proprio per questo motivo non è più accettabile che tutto rimanga confinato nel terreno delle intenzioni. Occorrono tempi certi, atti amministrativi concreti e un cronoprogramma pubblico che restituisca fiducia ai cittadini.
La questione non riguarda soltanto un nuovo reparto ospedaliero. Riguarda il diritto costituzionale alla salute e l’uguaglianza tra i cittadini. Un paziente di Vibo Valentia non può avere meno possibilità di sopravvivere rispetto a chi vive in altre province semplicemente perché il proprio ospedale non dispone di un servizio ormai considerato essenziale nella moderna cardiologia d’urgenza.
È una battaglia che non dovrebbe conoscere appartenenze politiche né divisioni istituzionali. Regione Calabria, Azienda sanitaria provinciale, Azienda Zero e tutte le istituzioni coinvolte hanno oggi l’occasione di dimostrare che la sanità può ancora essere programmata partendo dai bisogni reali delle persone.
Perché, come ricordano anche le rappresentanti dell’Osservatorio Civico “Città Attiva” – Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo – ogni minuto risparmiato durante un infarto può significare una vita salvata. E questa, più che una richiesta, è una responsabilità che nessuno può più permettersi di rinviare.











