Nota congiunta dei due esponenti del centrodestra vibonese. Dietro la disputa sulle procedure e sui fondi rimane il problema concreto delle famiglie vibonesi, chiamate a fare i conti con rette, servizi e tempi di attivazione
La polemica sugli asili nido comunali a Vibo Valentia non accenna a spegnersi. Dopo il botta e risposta tra opposizione e amministrazione comunale, con la Giunta che ha chiamato in causa i presunti ritardi della Regione nella gestione delle risorse destinate al sistema educativo, arriva adesso la replica congiunta del consigliere regionale di Noi Moderati Vito Pitaro e del segretario provinciale di Forza Italia Michele Comito, già consigliere regionale.
Un intervento che, almeno nelle intenzioni dichiarate dai due esponenti politici, nasce «senza voler polemizzare», ma che nei fatti restituisce alla vicenda un confronto politico tutt’altro che chiuso.
Il punto centrale della nota riguarda il Fondo nazionale zero-sei e, soprattutto, il ruolo della Regione Calabria. Pitaro e Comito contestano infatti alla radice l’idea che sia Palazzo Campanella a dover rispondere dei ritardi nell’erogazione delle risorse agli Ambiti territoriali sociali.
«La Regione – spiegano – è preposta unicamente all’espletamento delle attività di programmazione e monitoraggio delle risorse» e «tali risorse non transitano presso il bilancio regionale», né l’ente regionale avrebbe contezza delle effettive erogazioni effettuate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito a favore degli Ambiti territoriali sociali.
Da qui l’affondo politico nei confronti dell’amministrazione comunale. Il richiamo del sindaco di Vibo Valentia alle responsabilità della Regione, sostengono i due esponenti, «costituisce solo un tentativo di spostare l’attenzione dell’utenza dalle responsabilità che riguardano esclusivamente gli ambiti territoriali e non la Regione».
Una ricostruzione che Pitaro e Comito accompagnano con una precisa cronologia degli adempimenti. E proprio qui emerge uno degli elementi destinati a riaccendere il confronto: per quanto riguarda l’Ambito territoriale di Vibo Valentia, la richiesta di trasmissione delle schede di monitoraggio per le annualità 2019 e 2020 risalirebbe all’11 ottobre 2023, mentre il «completo e definitivo riscontro» dell’ente sarebbe arrivato soltanto il 24 febbraio 2025.
Ma non sarebbe finita lì: «La data di trasmissione dell’ultima scheda di monitoraggio, necessaria per la completezza dello stesso, risale alla data del 30.06.2026», affermano Pitaro e Comito.
È questo, dunque, il passaggio che rischia di diventare il nuovo terreno dello scontro politico: da una parte il Comune che attribuisce alla Regione una parte delle responsabilità per i ritardi, dall’altra i rappresentanti regionali della maggioranza di centrodestra che ribaltano l’accusa e chiamano direttamente in causa l’Ambito territoriale vibonese.
Pitaro e Comito affrontano poi anche la questione dell’aumento delle rette, altro punto particolarmente delicato per le famiglie. Secondo i due esponenti politici, la rimodulazione delle tariffe deve essere effettuata «sulla base dei costi reali di gestione» e la partecipazione delle famiglie è prevista dalla normativa nazionale e regionale in una percentuale compresa tra il 18 e il 36 per cento, in relazione alla situazione finanziaria dell’ente.
Ma nella nota compare anche un’ulteriore considerazione sulla scelta del Comune di affidare il servizio a terzi. Una gestione indiretta, osservano Pitaro e Comito, «avrebbe dovuto abbassare i costi di gestione», considerato che i contratti privatistici applicati al personale educativo sarebbero caratterizzati da costi inferiori rispetto alla gestione diretta.
E soprattutto, precisano, il Fondo nazionale zero-sei non sarebbe destinato esclusivamente alla gestione degli asili nido pubblici. «Non è erogato per gestire i servizi “nido” a titolarità pubblica, ma è da destinarsi a tutti i servizi autorizzati e accreditati che erogano servizi educativi».
La Regione, infine, prova a chiudere la propria replica mostrando anche una disponibilità concreta sul fronte dei servizi. Pur sostenendo di «non avere alcun obbligo», ha avviato le attività preparatorie per la pubblicazione di due avvisi pubblici: uno destinato alla fascia 24-36 mesi, per le cosiddette Sezioni primavera, definito di imminente pubblicazione, e un secondo rivolto più genericamente ai servizi educativi per la fascia 0-3 anni.
La questione, tuttavia, resta aperta. Perché dietro la disputa sulle procedure e sui fondi rimane il problema concreto delle famiglie vibonesi, chiamate a fare i conti con rette, servizi e tempi di attivazione.
E così, mentre Comune e Regione si confrontano sulle responsabilità, la domanda che resta sul tavolo è una soltanto: chi doveva fare cosa, e soprattutto perché, a distanza di anni, il sistema degli asili nido continua a essere terreno di scontro politico anziché una certezza per le famiglie?










