Ogni anno migliaia di ragazzi fanno le valigie. Non perché non amino la Calabria, ma perché spesso non vedono nella propria terra il futuro che cercano
di Franco Cimino
I figli partono. Prima o poi partono tutti. Sono sempre destinati al viaggio.
E non è il viaggio inteso come il semplice viaggiare, quello comune a qualsiasi persona. Loro sono il viaggio.
La vita dei figli è il viaggio, quale che sia l’età in cui si mettono in cammino. E i genitori li salutano. È un gesto che, in qualche modo, è rimasto uguale attraverso i tempi.
Le madri li accarezzano, con le mani e con gli occhi. E poi li baciano, con le labbra o con lo sguardo.
I padri li abbracciano.
Soltanto questo: li abbracciano.
L’abbraccio di un padre è un gesto speciale. Contiene tutta la forza del mondo, anche quando quelle braccia sono ormai indebolite dagli anni o dalla stanchezza. Braccia sottili, asciutti la pelle e sotto i muscoli.
C’è una forza, dentro l’abbraccio di un padre, che, se si trasformasse nel pugno di un pugile, farebbe cadere l’avversario stecchito sul tappeto.
Quell’abbraccio è forte perché nel petto dei figli rimanga scolpita la memoria di lui: una segnaletica da seguire quando, nel cammino della vita, dovessero perdere la rotta.










