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Don Fiorillo, oggi c’è bisogno di monaci laici che aiutino a servire piuttosto che ad essere asserviti

da admin_slgnwf75
29 Agosto 2024
in è domenica
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 17 luglio

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime/i
con questa pagina di Luca (Lc 10,38-42) continua la narrazione del viaggio di Gesù verso Gerusalemme.
Oggi, a Betania, villaggio distante una manciata di chilometri dalla Città santa ,Gesù sosta presso gli amici: Lazzaro, Marta e Maria. Questa famiglia, negli anni, è stata un rifugio, un luogo di consolazione, di accoglienza, di ospitalità.
Gesù, nel suo pellegrinare, non ha una casa sua, ma tante case di amici dove “posare il capo”.
Tutti noi abbiamo, in definitiva, bisogno di un pezzo di pane da condividere, di uno scampolo di affetto da partecipare e di un luogo dove sentirsi a casa.
Anche per Gesù nella vita terrena è stato così!

Tanti incontri di Gesù avvengono per strada, nelle sinagoghe, sul litorale del lago, nelle piazze… ma, oggi, l’incontro con Maria e Marta avviene nell’intimità di una casa, dove si respira familiarità e si vive il rapporto con Dio nella diversità delle esperienze.

Marta accoglie Gesù immergendosi con affanno nei servizi domestici per fare bella figura e rendere un degno servizio agli ospiti (con Gesù ci sono i Dodici!); Maria, invece, accoglie Gesù con lo stare seduta ai suoi piedi (il gesto antico dei discepoli verso il maestro!) per ascoltare e vivere il fascino della Parola.

Marta e Maria, nella tradizione cristiana sono due icone: Maria, l’icona della contemplazione, Marta, l’icona della vita attiva.
Gesù non rimprovera il fare di Marta (anche Lui, per lungo tempo, ha lavorato come carpentiere nella bottega di Nazareth!), ma semplicemente lo indirizza, liberandolo da affanni e dal “carico di molti servizi”.

“Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42).

Il richiamo di Gesù a Marta vale, oggi, anche per noi che, nella Chiesa, costruiamo strutture su strutture, anziché edificare più relazioni, più “campi di amore fraterno”. E, così, spesso, abbiamo una chiesa, ricca di mezzi, ma povera di fiducia, attrezzata ma vuota di persone.

Gesù loda Maria che ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta, la parola, l’ascolto “il cibo che non perisce, ma che dura per la vita eterna” (Gv 6,27); mentre richiama affettuosamente Marta che si affanna per il cibo che perisce e non dà serenità.

vangelo 17 luglio int

Oggi per il cristiano non c’è alternativa tra vita attiva e vita contemplativa: entrambe sono necessarie, entrambe indispensabili: l’armonia della due icone è sale che dà sapore, olio che dà condimento, vino che “letifica il cuore dell’uomo”.
Oggi la frenesia del mondo contemporaneo ha urgente bisogno di vivere le realtà esistenziali con l’afflato della contemplazione, unico antidoto alla mercificazione delle cose.

Oggi, in questa crisi di interiorità, di silenzio, di spiritualità, c’è urgente bisogno di “monaci laici” che ci aiutino ad occuparci più che preoccuparci, a lavorare più che agitarci, a servire più che essere asserviti ed ingoiati dalla decadente modernità.

Buona domenica con l’augurio che “lo scopo della vita non sia diventare perfetti, ma completi”(Carl, Gustav Jung).
Don Giuseppe Fiorillo.

Tags: gesùvangelo

admin_slgnwf75

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