Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 2 agosto
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi ,
Carissime, carissimi, celebriamo oggi la 18ª domenica del tempo ordinario. Il racconto del Vangelo di Matteo inizia con la notizia di una morte: la morte di Giovanni Battista, all’interno di un banchetto grottesco, drammatico che si conclude con un gioioso banchetto di pani e pesci sulle rive del lago di Genezareth.
Leggiamo e riflettiamo sul testo: “In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù parti di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: 12 ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare donne e i bambini. (Matteo 14, 13-21).
Gesù, lasciata Nazareth, da pochi mesi ha iniziato la sua predicazione percorrendo le città che si specchiano sul lago di Genesareth. Un giorno a lui arriva la notizia che il suo cugino- amico, Giovanni è stato ucciso nella prigione della fortezza di Macheronte. Interrompe la sua opera e pensa di rielaborare il dolore col ritirarsi in un luogo appartato. Individua il luogo, ma, appena scende dalla barca, si trova dinanzi una folla di gente che vuole ascoltarlo e stare con lui. Gesù rinuncia, quindi, al suo ritiro e si occupa della gente. Per lui prima viene la comunità e poi il proprio interesse.
Grande insegnamento, oggi, per i responsabili delle comunità civili, religiose, sociali, che, spesso, privilegiano interessi personali e particolari a quelli comunitari e generali. Manca spesso e volentieri, oggi, il senso civico e comunitario. Gesù ha compassione del popolo ed ai discepoli che gli chiedono: manda questa gente a casa, perché ha fame ed è tardi. Gesù risponde: date voi da mangiare.
“Una religione che non si occupa anche della fame, delle topaie dove vivono i poveri, dei veleni, che ammorbano la terra, l’acqua e l’aria,è sterile come la polvere”. (Martin Luther King).
Poi portano a Gesù cinque pani e due pesci e Gesù li moltiplica. Questi pani e questi pesci moltiplicati vengono condivisi.
Il male del nostro mondo, oggi, è che non condivide i cinque pani e i due pesci (i beni di questo mondo), ma, al contrario, egoisticamente li tiene per sé e li centuplica col programmare guerre, corruzioni, distruzioni di ogni genere.
La pagina dell’odierno racconto ci offre forti spunti di riflessione, con richiami a passato e presente, cielo e terra, pane ed Eucarestia.
Primo richiamo: la folla.
La folla, composta da uomini, donne, bambini, presa dal fascino di Gesù, non si accorge del tempo che passa, della sera che avanza, della fame che si fa sentire, del luogo solitario, lontano dai centri abitati. C’è Gesù e questo a loro basta!
A noi Gesù, oggi, ci basta?
Secondo richiamo: le mani.
I cinque pani e i due pesci, da mani anonime, passano alle mani degli apostoli, dagli apostoli a Gesù, da Gesù, dopo la benedizione, che prefigura la Eucarestia, ritornano negli mani degli apostoli che li depongono nelle mani della gente… e si moltiplicano col passare da mano a mano.
Trionfo della partecipazione e della condivisione!
Terzo richiamo: la sovrabbondanza.
Pochi pani, pochi pesci, condivisi, soddisfano le esigenze dei presenti e ne rimane a sufficienza per i lontani, per gli assenti, per gli indigenti. È risaputo che la terra è in grado di mantenere, con dignità, più miliardi di esseri umani di quelli attuali. La soluzione c’è: giusta distribuzione, maggiore solidarietà, generosa condivisione. È questa la chiave della soluzione, ma la smodata mania degli armamenti, la irresponsabilità dei governanti contribuiscono a mantenere due parti degli abitanti del mondo nella fame, nella sete, nelle malattie, nell’ignoranza…
Quanto siamo lontani da Gesù che vede ed ha compassione. Per lui guardare e amare sono la stessa cosa. Vede la sofferenza della gente e quella sofferenza arriva subito al suo cuore, perché il dolore dell’uomo è il suo dolore,è la sua sofferenza. Ha compassione!
In conclusione ci domandiamo quei cinquemila uomini, più donne e bambini, che diriitto avevano a pane e pesci in abbondanza?
L’unico diritto é la fame, l’unico titolo è la povertà. È questa, anche oggi, la storia dei popoli del terzo e quarto mondo, che bussano con insistenza alle porte del ricco occidente.
Buona domenica col tenere a mente che:” la religione non esiste solo per preparare le anime per il Cielo: sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche qui, su questa terra”. (Evangelii Gaudium, 182).
Don Giuseppe Fiorillo.










