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Don Fiorillo, il metro del giudizio di Dio non si basa sul peso di ciò che viene donato, ma su come viene donato

Don Fiorillo, il metro del giudizio di Dio non si basa sul peso di ciò che viene donato, ma su come viene donato

da Maurizio
7 Gennaio 2025
in Senza categoria, è domenica
Tempo di lettura: 4 minuti
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Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 10 novembre

di Mons. Giuseppe Fiorillo

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Carissime/i,

celebriamo oggi la 32ª domenica del tempo ordinario. Il vangelo odierno ci presenta due scene: gli scribi e la povera vedova.

Andiamo al testo di Marco: “Gesù diceva alla folla, nel suo insegnamento: “Guardatevi dagli Scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe… Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa”. Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine… Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro, più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei, invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. (Marco 12, 38 – 44).

Prima scena: gli Scribi.

Gli Scribi erano uomini istruiti la cui occupazione era di studiare la Torah, trascriverla e aggiungere dei commenti. Essi godevano di grande prestigio, presso la gente ma, assolutamente non agli occhi di Gesù, il quale, nel Tempio, mette in guardia il popolo con parole che costituiscono un monito per tutti i credenti e, in particolare, per gli uomini religiosi. Il monito di Gesù è guardarsi da loro perché amano pavoneggiarsi, indossando lunghe e vistose vesti; ricevere saluti ampi, deferenti e complimenti nelle piazze; pretendere i primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti (Il sacro e il profano).

Seconda scena: la vedova.

La vedova, l’orfano e lo straniero, al tempo di Gesù, erano le categorie sociali più svantaggiate perché prive di un “difensore naturale” (marito, padre, famiglia), ma protette da Dio stesso, loro “difensore”. La vedova della narrazione odierna, di cui non sappiamo il nome, né la sua età, né il paese di provenienza, né la sua storia esistenziale, gettando due monetine nella tromba di bronzo del tesoro del Tempio, viene da Gesù elevata ad icona della vera fede e della totale fiducia in Dio. Due monetine non fanno rumore: si perdono nella pancia della tromba, fanno gran rumore, invece, le pesanti monete dei ricchi. Il popolo applaude i ricchi che danno il superfluo, Gesù elogia la povera vedova che dà tutto quello che ha.

Il metro del giudizio di Dio non si basa sul peso di ciò che viene donato, ma su come viene donato. Per il Signore, quel misero soldo (due monetine che fanno un soldo) della povera vedova vale più di tutto l’oro del tesoro del Tempio, perché la vedova dà col cuore, i ricchi danno, spesso, per vanagloria o consenso popolare.

Quel giorno, nel Tempio di Gerusalemme, avvenne un miracolo, proclamato, anni prima, da Maria nella visitazione alla cugina Elisabetta: “Il Signore ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli uomini”. (Luca. 1, 15).

obolo della vedova

Oggi, come ieri, Gesù ci dice di guardarci dai nuovi scribi, i quali amano distinguersi per la ricchezza dei loro vestiti, per il lusso delle loro vetture ,per le residenze dorate, prediligendo l’avere all’essere e senza cuori per i reietti della terra; cercano saluti e consensi nelle piazze, negli show televisivi, consumando tutta la vita a costruirsi un piedistallo per salirvi sopra, e così dominare sugli altri mortali con la costante angoscia di essere da qualcuno buttati giù. (Paul Michel Foucault, filosofo); pretendono i primi posti nelle celebrazioni civili e religiose, condizionando le assemblee a loro favore.

Oggi chi sono le nuove vedove? Sono quelle donne di cui i giornali ed i mass media non si occupano mai, perché hanno una vita nascosta, fatta di giornate cariche di fatica e di pene; sono quelle badanti di ogni razza e di ogni lingua che rendono, in umiltà, un servizio ai nostri anziani, i cui figli sono assenti per lavoro o altra necessità; sono quelle mamme che sfioriscono, anno dopo anno, nel mandare avanti il processo educativo dei loro figli lavorando, rammendando, cucinando ed attendendo chi, crescendo, si attarda sempre più fuori casa…

Buona domenica con il monito di “non cercare persone perfette, ma piuttosto persone generose che danno tempo ed affetti, persone dai piccoli gesti con dentro tanto cuore”. (Ermes Ronchi).

Don Giuseppe Fiorillo

Tags: gesùscribivangelovedova

Maurizio

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