Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 11 gennaio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
con questo episodio, che ci narra il vangelo di Matteo, celebriamo il battesimo di Gesù presso il fiume Giordano.
Gesù entra nella vita pubblica. Non è più quel bambino che, pastori e Magi trovano tra le braccia di Maria: oggi vediamo un giovane uomo sui trent’anni che, dalla Galilea viene per farsi battezzare da Giovanni a Batabara, presso il Giordano.
Ascoltiamo il testo del Vangelo che oggi proclamiamo nelle nostre chiese:” In quel tempo Gesù, dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». (Matteo 3,13-17)
Batabara (Casa del passaggio) è il luogo dove il popolo di Dio entra nella terra dei Padri, passando il fiume Giordano, dopo 400 anni di esilio in Egitto. È il luogo dove, attraverso l’immersione nell’acqua, nasce il simbolo di purificazione e di libertà. Il rito, praticato da Giovanni il Battista a Batabara, è una rievocazione del passato, è, ancora, un annunzio di futuro: l’uomo si immerge, si purifica e diviene nuovo.
Un giorno alla folla di cercatori di purità si unisce un giovane che viene dalla Galilea. Si mette in fila con gli altri e chiede di essere battezzato. Questo giovane è Gesù di Nazareth. La parola battesimo, come sappiamo, deriva dal greco “baptizo” che vuol dire immergersi nell’acqua per purificarsi. L’acqua è simbolo di vita. Così Gesù si immerge simbolicamente nella vita della gente, soprattutto degli ultimi. Questa è la scelta fondamentale di Gesù: stare con l’umanità, essere l’Emmanuele, il Dio con noi. “La delizia di Dio è stare con i figli dell’uomo” (Proverbi 8,31).
Al Giordano la folla va per lasciare nell’acqua le immondizie, i peccati… e Lui che fa? Si immerge nella fragilità della gente e prende il tutto su di sé. Entra nella vita della gente, non con la prepotenza, ma con la simpatia, con la solidarietà, con la compassione, con la condivisione, con la solidarietà. A Giovanni, che cerca di impedire questo gesto dicendo: sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Gesù risponde: “lascia fare per ora perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Giovanni che aveva annunziato pochi giorni prima: “Colui che verrà dopo di me vi battezzerà in Spirito e fuoco”, ora che lo vede arrivare cerca di rifiutare quel battesimo che è per i peccatori, non per i giusti, non per Lui. Ma è inutile!… Allora Giovanni cede e Gesù viene battezzato e diviene, così, solidale con i peccatori, con i “frantumati della terra”. Diviene “servo del Signore che prende su di sé le nostre infermità e si addossa le nostre scelleratezze (Isaia 51,4).

Dopo l’immersione nell’acqua del Giordano scende su Gesù la parola del Padre: “questi è il Figlio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. A queste parole si aprono i cieli, si apre la comunicazione tra mondo celeste e mondo terrestre, tra Dio e la terra e “veniamo immersi in un oceano di amore e non c’è ne rendiamo conto” (Giovanni Vannucci).
Oggi celebriamo il nostro battesimo all’insegna di questo oceano di amore; e per onorare questo amore di Dio dobbiamo imparare ad immergerci nella vita di tutti i giorni con dolori, gioie e contraddizioni. È facile pregare il Dio del cielo, più difficile è pregare il Dio della terra!
È facile dire io amo i poveri, più difficile è amare il fratello della porta accanto che cerca un lavoro, un tetto, un affetto, un pezzo di pane.
Tutto ciò è fatica, è mettersi in discussione, è “adempiere ogni giustizia”. È cercare di salvare “quello che è perduto”. E allora diamoci una mano, imitiamo questo gesto che parte da Batabara, da sotto zero, da 400 metri sotto il livello del mare. Partiamo dal nostro poco: dal dare una mano a chi cade, dallo spendere una parola che guarisce una depressione, da un sorriso che, per magia, riempie di lacrime di gioia gli occhi spenti di un bambino… È questo un frammento di vita che onora il nostro battesimo che “ci fa diventare cristiani, ci fa diventare più umani” (Romano Guardini).
Buona domenica del Battesimo di Gesù che ci aiuta a fare un ricordo (almeno una volta all’anno!) del nostro battesimo.
Don Giuseppe Fiorillo










