Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 12 luglio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
con questo brano del Vangelo di Matteo inizia, nello scorrere della liturgia domenicale, la lettura del 3º discorso, detto discorso delle Parabole del Regno, dopo aver proclamato il discorso della Montagna e quello della Missione. Il capitolo 13.mo di Matteo contiene 7 Parabole che leggeremo in queste ultime domeniche di Luglio.
Le Parabole sono il tratto più bello della predicazione di Gesù: esse vengono dalla sua ricca fantasia e dall’attenta osservazione dei fatti quotidiani. Sono storie di vita e Gesù le fa diventare storie di Dio. Le Parabole, ancora, indicano un paragone, una similitudine con la realtà naturale o sociale. Sono in definitiva una narrazione simbolica che aiuta a vedere un mondo “oltre”. Andiamo al testo:
“Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in Parabole. E disse: Ecco il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cade lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti. (Matteo 13, 1-23).
Oggi, in questa prima parabola del Regno, contempliamo la figura del seminatore che semina dappertutto, sulla strada, sui rovi, sul terreno sassoso ed infine sul terreno buono.
L’archeologo Bargil Pixner osb, qualche anno fa, ha identificato il luogo dove Gesù “quel giorno”, dalla barca racconta alla folla, radunata sulla riva del lago di Genesareth, le 7 parabole del Regno. Si tratta di una piccola baia nelle vicinanze di Tabghà, a circa 2 km da Cafarnao, dotata di una acustica perfetta. Dalla barca, dondolata dalle acque del lago, Gesù, con le spalle rivolte al lago stesso, ha davanti a sé i campi delle colline circostanti, con al centro un seminatore, che sparge la semente a larghe falde, quasi distratto, senza badare dove questa vada a finire. Questo seminatore è un sognatore, perché vede vita e futuro, ovunque, nei sassi, tra le spine, sulla strada, sul terreno buono. Questa parabola del Dio contadino- seminatore ha lasciato numerose tracce nel campo letterario, musicale, pittorico. Valga per tutte la suggestione pittorica del dipinto “il Seminatore” di Vincent van Gogh, nato nei Paesi Bassi nel 1853 e tragicamente finito, nel sud della Francia, nel 1890, a soli 37 anni. Figlio d’un pastore protestante sogna di diventare predicatore evangelico, ma non ce la fa. Allora affida alla pittura il suo sogno infranto con il celeberrimo dipinto il Seminatore nel quale vede un piccolo uomo, con una sacca al collo, al tramonto della giornata, che percorre un campo e, con un gesto largo della mano, sparge ovunque seme in abbondanza. Alle sue spalle il sole tramonta e illumina, già, le bionde mature spieghe… Profezia di pane e di fame saziata? Profezia della sua vita?
Ha prodotto oltre 900 dipinti e 1.100 disegni. In vita ha venduto un solo dipinto! Oggi le sue opere, sparse nel mondo e quelle che ancora, di tanto in tanto, vengono fuori da qualche polverosa vecchia cantina, rendono ricchi i possessori… Mentre lui, in vita, è stato sempre in uno stato di continuo bisogno di danaro e di affetto!
Al fratello Theo aveva, in una delle 651 lettere, confidato la sua poetica: “Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni”.
Oggi questa parabola interpella anche noi e, quindi, tocca a noi, uomini e donne di buona volontà, sentire il bisogno urgente di essere seminatori di danze, di gioie, di sogni, di progetti di vita, di attese, di albe luminose, nonostante, la notte oscura che incombe. Tocca a noi sentire l’urgente bisogno di recuperare il seme caduto sulla strada, prima che sia divorato dagli uccelli. Tocca a noi dare più spazio alla vita, liberandola dai sassi, dal groviglio delle spine: sete di potere, di affari disonesti, di profitti illeciti. Realtà tutte che soffocano Dio, che è dentro di noi. Tocca a noi essere ancora terreno fertile che, nei suoi solchi, accoglie il seme della pace, unico antidoto alla follia delle guerre, unica carezza sulle rughe profonde dei visi degli esclusi dal banchetto della vita… e portare sempre sorrisi, musica dell’anima… e seminare solidarietà “perché la vita è troppo corta per essere egoisti”(Luigi Verdi).
Buona domenica e con don Primo Mazzolari teniamo a mente che “noi non siamo chiamati a convertire il mondo, ma ad amare questo mondo”.
Don Giuseppe Fiorillo









