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Oltre l’Ombrello Americano e l’effetto Trump, ci deve essere coraggio

Oltre l’Ombrello Americano e l’effetto Trump, ci deve essere coraggio

da admin_slgnwf75
18 Aprile 2026
in politica
Tempo di lettura: 3 minuti
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A proposito del vertice a quattro per l’autonomia di Difesa, l’effetto Trump: la necessità di passare dalla reattività all’iniziativa

di Stefano Maria Cuomo

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È innegabile che il “fattore Trump” abbia agito come un potente acceleratore, costringendo le cancellerie europee a guardarsi allo specchio e a riconoscere che l’ombrello protettivo americano non è più un dato scontato.

​Il vertice di Parigi tra Macron, Merz, Starmer e Meloni segna potenzialmente una svolta per diverse ragioni.

volenterosi

Il ritorno del “Direttorio” in chiave pragmatica: per anni l’Europa è stata frenata dal dualismo franco-tedesco o dalle esitazioni post-Brexit. Vedere i leader delle quattro maggiori economie e potenze militari del continente seduti allo stesso tavolo suggerisce un superamento dei vecchi schemi:

  • ​Germania (Merz): Una postura più decisa sulla difesa e meno vincolata ai dubbi dell’era Scholz.
  • ​Regno Unito (Starmer): Il ritorno di Londra nel cuore del coordinamento strategico europeo, essenziale per la sicurezza collettiva (NATO e oltre).
  • ​Francia (Macron): La spinta storica verso l’”autonomia strategica”.
  • ​Italia (Meloni): Il riconoscimento di un ruolo centrale nella gestione del Mediterraneo e dei rapporti transatlantici.

​Dalla difesa “sulla carta” ai fatti: Il coordinamento tra questi quattro attori è la condizione necessaria per costruire quel pilastro europeo della difesa di cui si parla da decenni. Senza l’accordo su standard comuni, investimenti congiunti e una visione geopolitica condivisa (soprattutto su Ucraina e Medio Oriente), l’Europa rimarrebbe un gigante economico ma un nano politico.

​La risposta alle pressioni globali: Come è evidente la pressione non arriva solo da Washington: dalla Russia che richiede una deterrenza credibile e compatta. Dalla Cina che impone una strategia industriale e commerciale che nessun Paese europeo può affrontare da solo senza essere “diviso e conquistato”. Dagli ​Stati Uniti che richiedono e ricercano un partner che sia un alleato capace, non un protetto passivo.

​Le sfide per rendere il formato stabile: ​Perché questo non resti un episodio isolato, occorre superare due grandi ostacoli. Le gelosie degli altri Stati Membri: gli altri 23 paesi dell’UE guardano sempre con sospetto ai “club ristretti”. Il segreto sarà far percepire questo coordinamento come un motore per l’intera Unione, non come un’esclusione. ​La politica interna: le divergenze ideologiche tra questi leader restano profonde. La sfida è capire se la ragion di Stato e la necessità di sopravvivenza geopolitica sapranno prevalere sulle agende elettorali nazionali.

​Sarebbe davvero un salto di qualità: smettere di essere spettatori del proprio destino e iniziare a scriverne la sceneggiatura. Bisogna veramente credere in una Unica Europa. 

​Si dovrebbe credere che la divergenza politica interna ai vari governi (pensiamo alle diverse sensibilità tra Meloni e Starmer, o tra Macron e Merz) possa alla lunga minare questa unità d’intenti, o la minaccia esterna è ormai troppo grande per permettersi divisioni?

Vediamo e vedremo 

Tags: difesaeuropagiorgia meloniombrellotrump

admin_slgnwf75

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