Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 31 maggio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
ioggi, celebriamo la solennità della Trinità. Questa solennità si celebra, ogni anno, dopo la domenica di Pentecoste. Fu accolta ufficialmente nella liturgia cattolica nel 1334 da papa Giovanni 22º, anche se, fin dai tempi apostolici, abbiamo numerose testimonianze, che ne attestano la presenza nelle comunità delle origini cristiane.
Ecco alcune testimonianze:-San Paolo nella lettera gli Efesini afferma che l’unità tra i credenti ha come sorgente “un solo Spirito, un solo Signore Gesù, un solo Padre di tutti”. (Efesini 4,4-6). -Nella seconda lettera ai Corinzi, Paolo ferma “la Grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Corinzi 13,13). -San Pietro apre poi la sua prima lettera con un indirizzo trinitario: “Secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Cristo Gesù. 1 Pietro 1,2).
Questi testi e numerosi altri esprimono, in modo chiaro, la fede della Chiesa nella Trinità, sintetizzata in questa antica dossologia: “tre sono quelli che rendono testimonianza nel cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo, e questi tre sono Uno”.

Andiamo al Vangelo”
“In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo: <<Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”>>. (Giovanni 3, 16 -18).
La vita Cristiana ha, liturgicamente, sapore di Trinità. Difatti si nasce alla vita cristiana con la celebrazione del santo Battesimo, amministrato nel nome del Padre,del Figlio e dello Spirito Santo e si conclude, cristianamente, la vita con l’Unzione sacra, data nel nome del Padre creatore, nel nome del Figlio redentore, nel nome dello Spirito Santo santificatore…
E così, nella celebrazione di tutti i sacramenti ed anche, nella ritualità di tutte le azioni importanti della vita Cristiana , si chiama sempre la SS.Trinitá.Trinità è comunicazione, relazione, partecipazione, condivisione.
Al contrario, la nostra società in generale e, in particolare la società digitale, mortifica la vita vera, che è silenzio, legame, contemplazione ed attenzione alle persone e alle cose. Inoltre, i Social Network spingono la vita delle persone ad una continua esposizione, perché tutto deve essere mostrato, esaltato e consumato.
Questa ansia, poi, per la visibilità assoluta (altrimenti non sei nessuno!) genera nelle persone un narcisismo malato alla continua ricerca di un piedistallo sul quale salirvi e da lì controllare e dominare con l’angoscia che domani qualcuno ti butterà giù.
La Trinità, col suo messaggio comunitario, ci invita, oggi, a recuperare ciò che la società considera perduto, scartato ed improduttivo.Ci invita, ancora, a curare, ascoltare, contemplare la bellezza, la gentilezza, il limite, con la certezza che, curando le ferite di questo mondo , che “Dio ha tanto amato da dare il Figlio unigenito”, guariremo anche le ferite del nostro cuore. Ci invita, ancora, ad amare ciò che c’è di più grande in noi: la Vita, se non vogliamo perdere l’anima, col ridurre ogni esperienza umana a consumismo e fredda visibilità.
Buona domenica della Trinità col vivere l’amore trinitario che salva l’individuo e l’umanità in comunione col Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo.
E teniamo a mente che “noi abbiamo bisogno di molto amore per vivere bene”(Jacques Maritain, filosofo).
Don Giuseppe Fiorillo.








