Da una parte c’è chi il teatro lo fa, lo programma, lo riempie e lo fa amare. Dall’altra c’è chi non riesce nemmeno a mettere in moto la macchina amministrativa. È il paradosso vibonese, amaro e francamente difficile da comprendere
L’annuncio è di quelli che fanno piacere. AMA Calabria si prepara a presentare la nuova Stagione Teatrale di Lamezia Terme e, con un gesto che dice molto della qualità dei rapporti costruiti negli anni, riserva agli abbonati della scorsa stagione di Vibo Valentia uno sconto del 50% sul prezzo del biglietto, mantenendo lo stesso ordine di posto dell’abbonamento posseduto.
Un modo elegante per dire che il pubblico vibonese non viene dimenticato.
E ViViPress non può che esprimere il proprio compiacimento per un’attività culturale che da anni rappresenta una delle realtà più solide e riconosciute del panorama teatrale calabrese. AMA Calabria, sotto la guida del presidente Francescantonio Pollice, ha dimostrato con i fatti che anche in Calabria è possibile costruire cultura con serietà, competenza, continuità e capacità organizzativa.

Non soltanto spettacoli, dunque. Ma una vera idea di teatro.
Lo ha dimostrato, ancora una volta, proprio a Vibo Valentia nella stagione appena trascorsa. Un cartellone apprezzato, un pubblico numeroso, un teatro costantemente vivo e spesso pieno. Una risposta inequivocabile da parte dei cittadini, che hanno dimostrato di avere fame di cultura, di spettacolo, di occasioni per stare insieme e di grande teatro.
E allora, proprio perché quella stagione ha funzionato, diventa ancora più difficile accettare ciò che sta accadendo oggi.
A Vibo Valentia il teatro langue. Non perché manchino gli artisti. Non perché manchi il pubblico. Non perché manchino operatori capaci di progettare una stagione. E nemmeno perché la città abbia smesso di desiderare il teatro.
Manca, semplicemente, chi dovrebbe assumersi la responsabilità istituzionale di farlo ripartire.
La situazione appare ancora più paradossale se si considera che, a quanto è dato sapere, non si è riusciti neppure a concludere e pubblicare il bando per l’affidamento della gestione della struttura. E se non si riesce ad arrivare a questo primo, elementare passaggio amministrativo, diventa quasi surreale parlare di direzione artistica, programmazione e cartellone.
E qui il giudizio non può essere tenero.
Perché una città che aspira a definirsi capoluogo di provincia non può permettersi di lasciare il proprio teatro in una sorta di limbo. E soprattutto non può farlo dopo avere sperimentato concretamente quanto un progetto culturale serio possa funzionare.
La scorsa stagione ha indicato una strada. Il pubblico l’ha percorsa. Il teatro si è riempito. AMA Calabria ha dimostrato di saperlo fare.
Che cosa è successo dopo?
È successo che mentre AMA Calabria prepara una nuova stagione a Lamezia Terme, offrendo persino agli spettatori vibonesi la possibilità di continuare a vivere quella magia, Vibo Valentia rischia di restare senza una propria stagione teatrale.
È questo il paradosso che fa più male.
E forse dovrebbe far riflettere soprattutto chi, per responsabilità istituzionale, ha il compito di occuparsi di cultura. Perché l’assessorato alla Cultura non può essere soltanto un’etichetta sulla porta di un ufficio. La cultura richiede visione, programmazione, capacità di scegliere e, soprattutto, capacità di trasformare le intenzioni in fatti.
Non basta dire che la cultura è importante. Bisogna dimostrarlo.
E un’amministrazione che non riesce nemmeno a mettere nelle condizioni di partire la gestione del proprio teatro si trova davanti a una domanda inevitabile: quale idea di cultura sta offrendo alla città?
Non è una questione di appartenenze politiche. Non è nemmeno una disputa tra questo o quell’operatore culturale.
È una questione molto più semplice: Vibo Valentia merita un teatro vivo oppure no?
Se la risposta è sì, allora bisogna agire. E bisogna farlo in fretta.
Per questo salutiamo con particolare soddisfazione l’annuncio di AMA Calabria e rinnoviamo il nostro riconoscimento a Francescantonio Pollice per il lavoro che continua a portare avanti con serietà e passione.
Ma proprio questo riconoscimento rende ancora più evidente l’assenza di Vibo Valentia.
Perché mentre qualcuno costruisce il futuro del teatro calabrese, a Vibo Valentia si rischia di perdere tempo, occasioni e pubblico. E sarebbe davvero un peccato. Anzi, sarebbe qualcosa di più.
Sarebbe una responsabilità.
Perché un teatro che si riempie non è un problema da risolvere: è una fortuna da coltivare.
E lasciare che quella platea torni vuota, dopo aver dimostrato quanto possa essere piena, sarebbe davvero un paradosso troppo grave per essere considerato soltanto una trascuratezza amministrativa.









