Uomini e donne dai 18 ai 70 anni cercasi per il nuovo cortometraggio del regista e attore calabrese. Il 26 agosto selezioni riservate a chi ha esperienza attoriale, il 27 agosto casting aperto a tutti
La Calabria torna a diventare set cinematografico, ma questa volta lo fa trasformandosi in qualcosa di molto più profondo di un semplice scenario.
Tra le pietre ferite dal tempo dell’antica Mileto, capitale normanna di Ruggero I d’Altavilla, e il paesaggio della Costa degli Dei, prende forma “Sutta ’u suli”, il nuovo cortometraggio diretto personalmente da Fortunato Cerlino, attore, sceneggiatore e regista calabrese conosciuto dal grande pubblico anche per il ruolo di Don Pietro Savastano in Gomorra – La serie.
Per realizzare il progetto la produzione Grasy Grandi Eventi ha aperto i casting, alla ricerca di uomini e donne tra i 18 e i 70 anni.
Una chiamata che riguarda non soltanto aspiranti attori o persone con esperienza nel mondo della recitazione. Una parte importante della selezione è infatti rivolta anche a chi non ha mai recitato, con una particolare attenzione a ragazzi e ragazze in possesso di motorino o scooter.
Le selezioni si svolgeranno il 26 agosto, dalle 15 alle 20, esclusivamente per persone con formazione o esperienza attoriale, mentre il 27 agosto, dalle 9 alle 18.30, il casting sarà aperto a tutti, comprese le persone alla prima esperienza e i giovani con motorino.

Il cuore del progetto è ambizioso: rileggere la tragedia di Amleto attraverso la Calabria contemporanea, trasformando le rovine dell’antica Mileto nella nuova Elsinore.
Non una trasposizione tradizionale dell’opera shakespeariana, ma uno scavo nella realtà di una terra sospesa tra una storia millenaria e un presente spesso segnato dall’abbandono.
Il celebre interrogativo “Essere o non essere” diventa così una domanda che appartiene soprattutto alle nuove generazioni del Sud: restare o partire? Combattere per la propria terra o lasciarla alle spalle?
È questa la “restanza” evocata dal progetto: una scelta, una condizione esistenziale, quasi una forma di resistenza.
Nella visione di Cerlino, anche il fantasma del padre di Amleto assume un significato nuovo: diventa la voce stessa della terra calabrese, una memoria che reclama attenzione e chiede alle nuove generazioni di non essere dimenticata.
L’immaginario del cortometraggio sarà costruito sul contrasto tra epoche diverse.

Le rovine normanne, la macchia mediterranea, il vento e il mare entreranno in cortocircuito con elementi della contemporaneità: televisori abbandonati tra i ruderi, luci artificiali, scooter, rumori urbani, fino a creare un universo sospeso tra passato e presente.
Le riprese avranno una forte dimensione notturna e la fotografia di Corrado Serri giocherà proprio sul contrasto tra la luce naturale delle pietre e della natura e i bagliori freddi degli schermi televisivi.
La macchina da presa attraverserà i paesaggi dell’entroterra e la vastità della Spiaggia di Formicoli, alternando immagini ampie e solenni a primi piani più intimi, quasi claustrofobici.
Anche il suono avrà un ruolo fondamentale. Al rumore contemporaneo dei motori, delle televisioni e di una modernità rumorosa si contrapporrà la voce di Ofelia, attraverso il recupero delle antiche “reputatrici” vibonesi, le donne che intonavano nenie funebri.

Non folklore, nelle intenzioni del regista, ma memoria, rito e voce ancestrale della terra.
Cerlino punta inoltre su un cast integralmente calabrese, perché il dialetto non dovrà essere una semplice caratterizzazione linguistica, ma diventare la lingua stessa della tragedia.
Il dialetto arcaico calabrese sarà trattato con la solennità del verso shakespeariano, mentre agli interpreti sarà chiesta una recitazione asciutta, autentica, lontana dagli stereotipi e dai cliché attraverso i quali troppo spesso il Mezzogiorno viene raccontato.
Corpi e paesaggio dovranno diventare una cosa sola: terra, vento, pietre, mare e memoria.
È anche per questo che il casting assume un significato particolare. Non si cercano soltanto professionisti della recitazione, ma volti, presenze e storie capaci di appartenere realmente a questa terra.
E così, mentre Mileto si prepara a trasformarsi in una nuova Elsinore, la Calabria torna a raccontarsi attraverso il cinema. Questa volta partendo da Shakespeare, passando attraverso il dialetto e arrivando a una domanda che appartiene al presente: quanto è difficile restare, quando tutto sembra invitarti ad andare via?










