La malattia dovrebbe essere una terra neutrale. Non domanda quale partito sia stato votato, quale ideologia si professi, quale posizione sia stata sostenuta in televisione o sui social
di Antonella Moschella
Davanti alla malattia dovrebbe cadere ogni bandiera. Dovrebbero scomparire, almeno per un momento, la destra e la sinistra, le simpatie e le antipatie, le appartenenze politiche, i rancori e persino le divergenze più profonde. Dovrebbe rimanere soltanto l’essere umano.
Eppure non sempre accade.
La notizia del ricovero di Alessandro Di Battista, colpito da un malore mentre si trovava a Cuba per realizzare un reportage, ha inevitabilmente suscitato preoccupazione, ma ha fatto emergere anche commenti nei quali la contrapposizione politica sembra essere riuscita a superare persino il limite della sofferenza umana.
Si può non condividere una sola parola pronunciata da Di Battista. Si può essere stati suoi avversari politici, criticarne le idee, contestarne le battaglie e giudicarne negativamente le scelte. È il principio stesso della libertà di pensiero. Ma una persona ricoverata in gravissime condizioni in ospedale non è, in quel momento, un simbolo politico da colpire. È un uomo che sta affrontando una condizione di fragilità e attorno a lui ci sono persone che lo amano, familiari che attendono notizie e affetti che hanno paura.
Ed è proprio in questi momenti che si comprende il significato autentico della parola umanità.
Perché è facile parlare di solidarietà quando riguarda qualcuno che piace. È facile mostrare compassione verso chi appartiene allo stesso mondo, condivide le stesse idee o suscita simpatia. La vera prova arriva quando a soffrire è qualcuno che si è contestato, criticato o persino profondamente avversato.
È allora che l’umanità dovrebbe riuscire a dire: “Non condivido ciò che pensa, ma spero che guarisca”.
Poche parole, eppure sufficienti a stabilire la distanza tra il confronto civile e l’imbarbarimento.
La malattia dovrebbe essere una terra neutrale. Non domanda quale partito sia stato votato, quale ideologia si professi, quale posizione sia stata sostenuta in televisione o sui social. Arriva e ricorda brutalmente a tutti la stessa verità: dietro i ruoli, le carriere, il successo, il potere e le opinioni esistono esseri umani vulnerabili.
Forse il problema più profondo è proprio questo: si pretende di applicare l’umanità senza averne compreso il significato. Perché l’umanità non è una parola da utilizzare nei discorsi quando conviene. È la capacità di riconoscere nell’altro una persona anche quando quell’altro è lontanissimo dalle proprie convinzioni.
Chi riesce a provare compassione soltanto per chi gli somiglia non sta praticando pienamente l’umanità: sta scegliendo a chi concederla.
E una società che arriva a trasformare persino un letto d’ospedale nell’ennesima arena politica dovrebbe interrogarsi. Quando la sofferenza di un essere umano diventa occasione per una battuta, un insulto o una rivincita ideologica, non è la politica ad avere vinto. È l’umanità ad avere perso.
In queste ore non servono processi alle idee di Alessandro Di Battista: per quelli ci saranno altri luoghi e altri momenti. Davanti alla malattia dovrebbe esserci spazio soltanto per il rispetto, per il silenzio di chi non ha parole gentili e, per chi crede, per una preghiera. Perché è facile avere compassione per chi amiamo, per chi ci è vicino. La vera umanità, invece, si riconosce quando si riesce a provare rispetto e partecipazione anche per chi abbiamo contestato o non abbiamo mai apprezzato.
Perché Alessandro Di Battista, prima di essere un ex deputato, un giornalista, uno scrittore o un uomo con determinate idee politiche, è un figlio, è un marito ed è un padre. E dietro quella porta d’ospedale ci sono una madre, una moglie, dei figli e persone che in queste ore possono conoscere soltanto la paura e la speranza.
Davanti alla sofferenza non dovrebbe esistere un avversario politico: dovrebbe esistere soltanto un essere umano.
Ed è forse questa la prova più difficile della nostra umanità: riuscire a pregare per lui.
P.S.= Una preghiera per Alessandro, affinché possa riprendersi presto e tornare all’abbraccio della sua famiglia perché le idee possono dividerci, ma la fragilità della vita dovrebbe ricordarci ciò che siamo prima di ogni altra cosa: esseri umani.










