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Vibo Valentia, mobilitazione per il Consiglio comunale aperto di sabato sulla questione dell’acqua

A Vibo Valentia il centrosinistra sembra aver perso il filo. E forse anche il regolamento

da Maurizio
30 Agosto 2026
in editoriale, politica
Tempo di lettura: 6 minuti
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L’ultima seduta del Consiglio comunale ha offerto uno spettacolo difficilmente superabile per la straordinaria confusione dei ruoli istituzionali

C’è una cosa che, a Vibo Valentia, non manca mai: la politica.

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Quello che manca, semmai, è la politica in ordine.

Perché ormai nel centrosinistra vibonese può succedere di tutto: un assessore può dimenticare di essere assessore, un sindaco può dimenticare che in Consiglio comunale non è lui a dirigere i lavori, un consigliere può decidere improvvisamente di cambiare casa politica, un altro può accusarlo di tradimento e, nel frattempo, un segretario di partito può dover intervenire con un comunicato stampa per spiegare a tutti come si legge un regolamento.

Sembra una commedia.

Il problema è che il biglietto lo paga il Comune.

L’ultima seduta del Consiglio comunale ha offerto, in questo senso, uno spettacolo difficilmente superabile. Non tanto per il consueto scontro politico, che in democrazia è persino salutare, quanto per la straordinaria confusione dei ruoli istituzionali.

È accaduto infatti che un assessore, intervenendo nel dibattito, abbia assunto un tono e una postura eminentemente politica. Nulla di scandaloso, se non fosse che l’assessore, per l’appunto, non è un consigliere comunale.

E qui, prima ancora della politica, entrerebbe in scena una materia molto più prosaica: il Testo unico degli enti locali.

Il famoso TUEL. Quello che amministratori e consiglieri dovrebbero conoscere come il sacerdote conosce il breviario. E che invece, a giudicare da quanto accaduto, rischia di diventare a Vibo Valentia un oggetto misterioso, buono forse per arredare qualche scaffale.

L’assessore, infatti, fa parte della Giunta, non del Consiglio. È nominato dal sindaco, ne è espressione fiduciaria e svolge le funzioni proprie dell’esecutivo. In Consiglio può intervenire nei casi e nelle forme previste, ma non diventa per questo consigliere comunale.

Insomma, per dirla senza giri di parole: è un ospite del Consiglio, non un componente del Consiglio. Non ha ruolo politico, ma tecnico amministrativo.

E quando l’ospite comincia a comportarsi come il padrone di casa, è comprensibile che qualcuno gli ricordi che il telecomando non è il suo.

La cosa più gustosa, però, è che a ricordarlo sia stato il presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello. Proprio lui.

L’uomo che, per carattere e temperamento, sembrava destinato a fare il presidente di un consiglio di amministrazione di un convento: mite, paziente, accomodante.

E invece, nell’ultima seduta, ha dovuto mettere ordine, richiamare all’ordine l’assessore e persino zittire il sindaco.

Non perché il sindaco non sia il sindaco. Lo è.

Ma in Consiglio comunale il sindaco è, anche lui, un componente del consesso. La direzione dei lavori spetta al presidente del Consiglio.

Pare una banalità. E proprio per questo, evidentemente, vale la pena ricordarla.

A questo punto, forse, più che una riunione di maggioranza servirebbe una sessione straordinaria sul TUEL. Con tanto di interrogazione finale e, possibilmente, esame scritto.

Perché la politica può essere creativa. Le istituzioni un po’ meno. Nell’attesa, ci permettiamo di offrire alla cortese attenzione un piccolo, modesto promemoria

tabella comparativa consigliere assessore

Ma il bello, naturalmente, viene dopo.

Perché mentre qualcuno dimentica il proprio ruolo istituzionale, qualcun altro ha ricordato benissimo il proprio nuovo ruolo politico.

È il caso di Sergio Barbuto, che ha lasciato la vecchia casa dei Liberamente Progressisti per approdare a Sinistra Italiana.

Una scelta politica legittima. Talmente legittima che, regolamento alla mano, Barbuto rivendica anche la possibilità di costituire un gruppo consiliare autonomo.

E qui arriva un altro capitolo della saga.

Antonio Scuticchio, rimasto solo nella vecchia formazione, non l’ha presa benissimo.

Tra i due, un tempo compagni di gruppo, sono volate parole tutt’altro che affettuose. Scuticchio ha parlato di una «anomalia strategica» nata a livello regionale, ha definito fallimentare la scelta di AVS alle regionali del 2025 e ha espresso giudizi assai severi sulle prospettive della formazione politica.

Legittimo anche questo. In politica si può dissentire. Ci mancherebbe.

Ma c’è un dettaglio che Fortunato Petrolo, segretario di AVS Sinistra Italiana, ha ritenuto opportuno ricordare.

E cioè che AVS non è un partito unico, ma un’alleanza elettorale tra Sinistra Italiana e Verdi. Dunque due strutture politiche, due organizzazioni, due riferimenti nazionali: Nicola Fratoianni per Sinistra Italiana e Angelo Bonelli per i Verdi.

Una precisazione apparentemente scolastica. Ma nella politica vibonese, quando si comincia a perdere il filo, anche il vocabolario può diventare una questione istituzionale.

Petrolo, poi, ha contestato anche il giudizio secondo cui Barbuto sarebbe «condannato all’insignificanza» in Consiglio comunale.

E qui siamo già alla politica nella sua forma più antica: quella in cui, quando non si riesce a demolire un’idea, si prova a demolire chi la porta.

Ma Petrolo restituisce il colpo ricordando a Scuticchio che quella stessa «anomalia strategica» che oggi viene denunciata era stata evidentemente meno anomala nel 2025, quando lo stesso Scuticchio si era tesserato a Sinistra Italiana.

La politica, del resto, ha una memoria formidabile. Soprattutto quando serve a ricordare agli altri ciò che hanno dimenticato.

Poi c’è la questione più concreta: il gruppo consiliare di Sinistra Italiana.

Barbuto sostiene che il regolamento comunale gli consenta di costituirlo anche da solo, essendo Sinistra Italiana una formazione politica con rappresentanza regionale. A sostegno, Petrolo cita l’articolo 15, comma 2, del regolamento comunale e l’articolo 38 del TUEL.

Il presidente Iannello, invece, ha scelto prudentemente di approfondire la questione prima di dare una risposta definitiva.

E francamente, dopo quello che abbiamo visto, forse è la cosa più saggia.

Perché a Vibo Valentia ormai ogni articolo di regolamento sembra avere bisogno di un’interpretazione autentica, di un comunicato stampa e, possibilmente, di tre testimoni.

La questione, naturalmente, dovrà essere risolta sulla base delle norme e non sulla base delle simpatie politiche.

Se il regolamento consente a un consigliere appartenente a una formazione con rappresentanza regionale di costituire un gruppo autonomo, lo si applica. Se non lo consente, non lo si applica.

Semplice.

Le istituzioni, quando funzionano, hanno proprio questo straordinario pregio: non hanno bisogno di opinioni per decidere ciò che le regole hanno già deciso.

E così il centrosinistra che governa Vibo Valentia continua a offrire uno spettacolo di straordinaria vitalità. Peccato che sia la vitalità delle divisioni.

Un assessore che sembra consigliere. Un sindaco che deve essere richiamato dal presidente. Un presidente che, da mite uomo delle istituzioni, si trasforma improvvisamente nel custode del regolamento.

Un consigliere che cambia partito, o semplicemente gruppo. Un ex compagno che lo accusa. Un segretario di partito che interviene per difenderlo.

E un regolamento comunale che, poveretto, viene tirato per la giacca da tutte le parti.

Manca soltanto il notaio. O forse no (per la verità, un notaio si aggira come il classico convitato di pietra)..

Perché a questo punto, considerata la quantità di comunicati stampa prodotti per spiegare quello che dovrebbe essere chiarissimo nelle istituzioni, forse è il caso di nominare direttamente un interprete simultaneo della politica vibonese. Uno che traduca dal politichese al linguaggio del TUEL.

E soprattutto che spieghi una cosa semplicissima: in Consiglio comunale non conta chi urla di più, chi è più bravo con i comunicati o chi ha l’ultima parola. Conta chi ha il diritto di parlare, in quale ruolo e secondo quali regole.

Il resto non è politica. È soltanto rumore.

E di rumore, a Vibo Valentia, pare che ormai ne abbiamo abbastanza.

Tags: assessore comunalecentrosinistraconfusioneconsigliere comunaleconsiglio comunalegruppo consiliarepresidente del consiglio comunaleregolamentosindacospettacoloTUELVibo Valentia

Maurizio

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