Probabilmente c’è stato una specie di cortocircuito nella procedura di comunicazione visto le informazioni che Saccà sostiene di aver trasmesso alla Ryanair non erano disponibili al momento dell’imbarco.
Quella che stiamo per raccontarvi è una storia che ha quasi dell’inverosimile e che comunque, nel 2026, non dovrebbe assolutamente essere raccontata.
È la storia di Patrizia Saccà, una delle pioniere dello sport paralimpico in Italia, con una carriera straordinaria nel tennis tavolo durata 28 anni.
Nata nel 1957, ha iniziato a praticare sport dopo un incidente a 13 anni che l’ha resa paraplegica. La sua determinazione l’ha portata a competere in numerosi tornei internazionali, partecipando a due Paralimpiadi, tra cui Barcellona 1992, dove ha vinto la medaglia di bronzo, e Pechino 2008, dove ha ottenuto un quarto posto. Nel suo curriculum ci sono anche cinque Mondiali, dodici Europei e numerosi titoli italiani.
Oltre alla sua carriera sportiva, Patrizia è anche un’insegnante di yoga. Ha ideato il metodo “Saluto al Sole” per persone in sedia a rotelle, promuovendo lo yoga come pratica accessibile a tutti. Il suo approccio inclusivo allo yoga è stato inserito in numerose strutture sanitarie, tra cui unità spinali, per aiutare le persone a riconnettersi con il proprio corpo dopo traumi fisici.
Patrizia ha anche scritto diversi libri, tra cui Yoga a Raggi liberi, dove condivide la sua esperienza e le sue scoperte sullo yoga per persone con disabilità e nel 2024 Il Saluto alla Luna, un’opera che approfondisce ulteriormente il suo approccio inclusivo allo yoga.
Domenica Patrizia Saccà doveva prendere il volo Ryanair diretto a Crotone delle 9.50, uno dei tantissimi voli che ha sempre preso. Arriva in aeroporto intorno alle 8.20, visto che aveva già effettuato il check-in ed era passata dalla Sala Amica, ma al momento di imbarcare il ruotino elettrico agganciato alla carrozzina, un ausilio di circa 20 chili alimentato da una batteria al litio da 300 Wh., è stata fermata.
Secondo quanto racconta lei stessa, le caratteristiche dell’apparecchio erano state comunicate preventivamente attraverso l’agenzia di viaggio, compilando la documentazione richiesta dalla compagnia, inoltre aveva con sé le specifiche tecniche della batteria, al banco, però, quei dati non risultavano.
Sono così cominciati controlli, telefonate e verifiche. La discussione si è protratta per oltre un quarto d’ora. Saccà avrebbe anche chiesto di poter parlare con un responsabile, senza riuscire a risolvere il problema.
Alle 9.20, quando mancava ancora mezz’ora alla partenza prevista, le è stato comunicato che il volo era ormai chiuso e quindi non poteva più imbarcarsi su quel volo, rimanendo a terra.
Come dicevamo una storia che ha dell’assurdo visto che ha viaggiato per il mondo per 28 anni, prendendo aerei di tutte le compagnie.
Probabilmente c’è stato una specie di cortocircuito nella procedura di comunicazione visto le informazioni che Saccà sostiene di aver trasmesso non erano disponibili al momento dell’imbarco.
Ma viste le indicazioni pubblicate da Ryanair per il trasporto degli ausili alla mobilità che comprendono, a determinate condizioni, batterie al litio rimovibili fino a 300 Wh., visto che quella della sedia a rotelle di Patrizia Saccà rientrava in questi parametri e soprattutto visto che lei aveva con se tutta la documentazione inerente, forse le procedure di recupero dati sarebbero potute essere più celeri e consentirle di partire lo stesso.
Per lei invece una lunga giornata di calvario presso l’aeroporto Caselle di Torino. Soltanto successivamente un’altra operatrice si è interessata al caso e, dopo una serie di verifiche, è riuscita a trovare una soluzione alternativa: un volo serale diretto a Lamezia Terme.
Dell’accaduto si è anche interessata la anche Sagat, la società che gestisce lo scalo torinese che ha fatto sapere che: «Stiamo investigando i dettagli dell’accaduto, di cui siamo rammaricati».
Ora resta da capire dove si sia inceppato il meccanismo. Perché questa volta a fermare una donna abituata a viaggiare in tutto il mondo non è stata una barriera architettonica, ma un’informazione che, al momento decisivo, nel sistema non c’era.










