Davanti alla vicenda di Ivan Tavella, la parte da cui stare è quella della persona, della sua dignità, del suo diritto a essere assistita e a non sentirsi abbandonata dalle istituzioni
Non si può non esprimere pieno e convinto sostegno all’iniziativa promossa dall’Osservatorio Civico Città Attiva, che ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché venga prestata attenzione istituzionale alla drammatica situazione di Ivan Tavella.
L’appello, sottoscritto da Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo, parte da una considerazione tanto semplice quanto difficile da contestare: dietro ogni pratica amministrativa c’è una persona. E nel caso di Ivan Tavella quella persona non può permettersi di aspettare.
Ivan Tavella è affetto da distrofia muscolare di Duchenne in fase avanzata e necessita continuativamente di assistenza personale e di apparecchiature elettromedicali indispensabili, compresa la ventilazione meccanica. Vive a Parma per le proprie necessità sanitarie, mantenendo però la residenza in Calabria, nella provincia di Vibo Valentia. È proprio nella sovrapposizione tra residenza, domicilio, competenze territoriali, aziende sanitarie e amministrazioni che, secondo quanto denunciato nell’appello, rischia di perdersi di vista l’essenziale: Ivan, l’uomo, la sua vita quotidiana, la sua dignità.
Al di là dallo stabilire a quale amministrazione debba essere attribuita una determinata competenza, non si può rinunciare a porre domande quando la complessità delle procedure rischia di schiacciare la persona che quelle procedure dovrebbero servire.
Perché può anche essere necessario stabilire chi debba pagare una fattura, quale ente debba intervenire, quale territorio debba assumersi una determinata responsabilità. Ma una persona che dipende da un’assistenza continuativa e da dispositivi salvavita non può essere costretta ad attendere che la macchina amministrativa trovi il proprio equilibrio.
L’appello al Quirinale lo dice con parole che meritano di essere ascoltate: una controversia amministrativa non può trasformarsi in un rischio concreto per la salute, la dignità e la stessa sopravvivenza di un cittadino.
C’è poi l’aspetto più doloroso e inquietante dell’intera vicenda. Ivan Tavella, sentendosi privato delle condizioni necessarie per vivere dignitosamente, ha manifestato la volontà di ricorrere alla procedura del suicidio medicalmente assistito. L’appello considera questa circostanza non come un punto d’arrivo, ma come un drammatico campanello d’allarme per le istituzioni.
Pur non volendo entrare nel complesso e delicatissimo dibattito sul fine vita – non è questo il tema oggi – non si può non ricordarsi che nessun cittadino dovrebbe arrivare a pensare alla morte perché non riesce a ottenere ciò che gli serve per poter continuare a vivere con dignità.
È una differenza enorme.
L’appello dell’Osservatorio Civico Città Attiva, richiama gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione: solidarietà, uguaglianza, tutela della salute. Principi che non possono rimanere parole scritte sulla Carta costituzionale quando incontrano la vita concreta di una persona fragile.
La richiesta è che le competenze vengano esercitate e che, nel frattempo, la persona non venga dimenticata.
Perché una democrazia si misura anche dalla capacità delle sue istituzioni di proteggere chi è più fragile. E quando un uomo dipende dall’assistenza per poter vivere, nessun timbro, nessuna competenza territoriale, nessun rimpallo amministrativo può diventare più importante della sua vita.
Ivan Tavella non è una pratica. Non è una pratica da trasferire da un ufficio all’altro. Non è una fattura da attribuire. È una persona.
E questo, prima di ogni altra cosa, le istituzioni non devono dimenticarlo.









