Vibo Marina, ancora una volta, si ritrova al centro delle rotte del Mediterraneo in ogni suo risvolto: diporto, commerciale, peschereccia, passeggeri, da e per le Eolie, ed anche emergenza umanitaria
È un porto che, in poche ore, racconta l’intera complessità del Mediterraneo. Questa mattina Vibo Marina ha accolto 54 migranti, soccorsi in mare – verosimilmente nel Canale di Sicilia – dalla nave Ong Louise Michel. Una volta a terra, vanno ad aggiungersi a quelli arrivati nella notte a bordo di un bus proveniente da Porto Empedocle.
Tutti trasferiti al Centro di prima accoglienza di Portosalvo, in un territorio che, dallo scorso mese, è stato inserito tra le nuove Zone di Frontiera e di Transito nelle quali si applicano le procedure accelerate per l’esame delle domande di protezione internazionale.
Una mattinata, quella vissuta dal porto vibonese, che ha assunto quasi il valore di una fotografia dell’Italia contemporanea. Nelle stesse ore, infatti, Vibo Marina era impegnata su tutti i suoi fronti: il diporto, le attività commerciali e pescherecce, il traffico passeggeri da e per le Eolie e, infine, l’emergenza umanitaria.



E proprio qui emerge il contrasto più forte, quello che forse più di ogni cronaca restituisce il senso della giornata.
Da una parte la Louise Michel, con a bordo uomini, donne e bambini provati dalla difficile esperienza del mare, giunti a terra dopo il soccorso. Dall’altra, a pochi metri, i megayacht ormeggiati nei pontili, simboli di un Mediterraneo completamente diverso: quello del benessere, del turismo e della ricchezza.
Due immagini lontanissime, eppure separate soltanto dalla banchina di uno stesso porto.
Vibo Marina, ancora una volta, si ritrova al centro delle rotte del Mediterraneo. Un porto che non è soltanto approdo turistico o infrastruttura commerciale, ma anche luogo nel quale, inevitabilmente, finiscono per incontrarsi le contraddizioni e le emergenze del nostro tempo.









