Da mesi si aspetta una soluzione. Il Comune annuncia interventi, promette verifiche e assicura attenzione. E mentre la maggioranza boccia perfino l’urgenza di un’indagine sulla rete, l’emergenza idrica continua a dilagare
A Vibo Valentia ormai non è più una questione di giorni. E nemmeno di settimane. Sono mesi che circa 150 famiglie del quartiere Cancello Rosso e della contrada Buffetta vivono con i rubinetti a secco.
Mesi nei quali l’acqua, invece di arrivare regolarmente nelle abitazioni, è diventata qualcosa da andare a cercare. Al supermercato. Alla fontana. Alla sorgente.
Oppure da dividere e distribuire attraverso improvvisati collegamenti “condominiali”, perché quando manca il bene più elementare non resta che organizzarsi come si può.
È la fotografia di una comunità esasperata. E soprattutto è la fotografia di un’amministrazione comunale che, davanti a un problema che si trascina da troppo tempo, continua a rispondere con interventi che hanno tutta l’aria di essere tamponi sull’emergenza, non soluzioni al problema.
Finora la strategia adottata dal Comune sarebbe consistita essenzialmente nel tentativo di redistribuire il flusso dell’acqua tra le diverse zone della città, in attesa di una regolamentazione delle saracinesche della rete. Una soluzione che, evidentemente, non sta funzionando.
Perché si può spostare l’acqua da una strada all’altra, da un quartiere all’altro, da una zona all’altra. Ma se una condotta è danneggiata, ostruita o schiacciata, il problema non si risolve girando una saracinesca.
E proprio qui si concentra il dubbio sollevato da residenti e opposizione: che cosa è successo alla rete idrica di Cancello Rosso e Contrada Buffetta?
Perché, secondo quanto riferito dai residenti, prima di questa lunga crisi una situazione del genere non si era mai verificata. E allora qualche domanda sarebbe doverosa.
Soprattutto perché il quartiere, negli ultimi tempi, è stato interessato da una vera e propria successione di cantieri: fibra ottica, servizi, marciapiedi, interventi di riqualificazione urbana e lavori collegati al progetto “Maione”. È possibile che qualche intervento abbia interessato o danneggiato la condotta?
Non si ha modo di saperlo
Ed è proprio per questo che sarebbe necessario verificarlo.
A sollevare con insistenza la questione è il consigliere comunale di opposizione Giuseppe Russo, di Cuore Vibonese, che da tempo chiede all’amministrazione di intervenire. E non si tratta soltanto di una polemica politica.
Le opposizioni hanno portato più volte la questione in Consiglio comunale, chiedendo verifiche tecniche e proponendo strumenti concreti per individuare l’origine del problema. L’ultima proposta aveva persino assunto la forma di un ordine del giorno urgente, con il quale si chiedeva all’amministrazione di disporre ispezioni mirate e indagini tecniche sulla rete, così da verificare la presenza di eventuali ostruzioni, schiacciamenti o danneggiamenti delle condotte.
Una richiesta di buon senso. Una richiesta che, vista la durata dell’emergenza, avrebbe dovuto trovare una risposta immediata.
Invece no.
L’urgenza è stata bocciata dalla maggioranza.
Ed è forse questo il passaggio che più di ogni altro merita una riflessione. Perché se 150 famiglie sono senz’acqua da mesi, quale sarebbe, esattamente, l’urgenza?
E soprattutto: che cosa deve accadere ancora perché un problema del genere venga considerato urgente?
I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono semplicemente di aprire un rubinetto e trovare l’acqua.
Dopo mesi, forse, sta diventando paradossale continuare a chiamarla emergenza. Perché a Vibo Valentia, ormai, l’emergenza idrica è diventata la normalità.
Quella che avrebbe dovuto essere un’emergenza straordinaria sta assumendo i contorni di una condizione ordinaria. Ed è questo il dato più preoccupante.
Perché quando un disservizio dura abbastanza a lungo, la politica rischia di riuscire nel suo intento peggiore: farlo sembrare normale.
Ma non dovrebbe essere normale aspettare l’acqua. Non dovrebbe essere normale andare alla fontana per riempire le taniche. Non dovrebbe essere normale organizzarsi tra vicini per sopperire alle carenze della rete.
E non dovrebbe essere normale che un’amministrazione comunale, davanti a una crisi che dura da mesi, debba ancora limitarsi ad assicurare che “sta lavorando”.
Questa non è una condizione che una città può permettersi di accettare come inevitabile.
Da Palazzo Luigi Razza, però, fanno sapere che l’amministrazione è al lavoro e che c’è l’attenzione degli assessori competenti.
Parole che, in una situazione normale, potrebbero anche essere rassicuranti. Dopo mesi di rubinetti a secco, però, rischiano di diventare soltanto parole.
Perché una famiglia non può aprire il rubinetto e far uscire “attenzione”. Non può riempire una tanica con una dichiarazione dell’assessore. Non può lavarsi, cucinare o mandare avanti la propria quotidianità con la promessa che “si sta lavorando”.











