Sembra soprattutto una sfida a dimostrare che la colpa è dell’altro. Una gara delle responsabilità che rischia di diventare più importante della gara per affidare il servizio
Sugli asili nido ormai non si discute più soltanto di fondi, monitoraggi, bandi e procedure amministrative. Si discute, soprattutto, di responsabilità. E il nuovo capitolo della vicenda conferma quanto sia diventata aspra la contrapposizione tra l’amministrazione comunale e il fronte politico regionale di centrodestra.
Dopo l’intervento del consigliere regionale Vito Pitaro e del segretario provinciale di Forza Italia Michele Comito, che avevano respinto al mittente le accuse rivolte alla Regione sul Fondo nazionale zero-sei, arriva la controreplica del sindaco e del suo fidato assessore alla Pubblica istruzione.
Una replica che, già nelle prime battute, sceglie deliberatamente il terreno dello scontro: «Duole constatare – affermano i due – che un consigliere regionale in carica ed un ex che ha trascorso quasi cinque anni a Palazzo Campanella non conoscano né le delibere della “loro” giunta né atti e procedure». E definiscono la precedente presa di posizione «improvvida».
Insomma, secondo il Comune, Pitaro e Comito avrebbero ricostruito la vicenda senza tenere adeguatamente conto degli atti amministrativi. Ma Palazzo Luigi Razza va oltre e mette sul tavolo numeri e circostanze che, nella ricostruzione dell’amministrazione, sposterebbero il peso delle responsabilità verso la Regione.
Il Comune ricorda infatti che il Fondo nazionale zero-sei prevede una quota del 75 per cento a carico del Ministero e un ulteriore 25 per cento di cofinanziamento regionale. E sostiene che, per le annualità 2019, 2021 e 2022, la Regione non avrebbe trasferito la propria quota, scegliendo di destinarla ad altre soluzioni comunque riconducibili ai servizi per l’infanzia. Una somma che, secondo l’amministrazione, ammonterebbe complessivamente a circa 350 mila euro.
Non solo. Il Comune contesta anche la ricostruzione relativa ai monitoraggi. Secondo sindaco e assessore, gli uffici dell’Ambito territoriale sociale di Vibo Valentia avrebbero dovuto trasmettere più volte le medesime schede richieste dalla Regione.
Da qui la conclusione politica dell’amministrazione: «se disorganizzazione c’è, non è certo nei corridoi di Palazzo Luigi Razza che va ricercata».
Il passaggio più netto arriva subito dopo. «L’ATS di Vibo Valentia ha sempre garantito massima tempestività ed esaustività nel rendicontare e monitorare l’utilizzo dei fondi», sostengono sindaco e assessore, secondo i quali l’Ambito avrebbe rispettato scadenze e procedure, raccogliendo e validando la documentazione relativa ai 15 Comuni interessati per le annualità dal 2018 al 2022.
E i ritardi? Per gli amministratori comunali in carica, «non appartengono al Comune»: le lentezze nell’erogazione dei fondi ministeriali e il mancato trasferimento delle quote regionali sarebbero invece riconducibili ai meccanismi di controllo e alle richieste duplicate della Regione Calabria.
È una versione diametralmente opposta rispetto a quella proposta da Pitaro e Comito. Ed è proprio qui che la vicenda degli asili nido assume una dimensione che va ben oltre la questione amministrativa.
Perché mentre i diversi livelli istituzionali si rimpallano responsabilità, le famiglie hanno bisogno di una cosa molto più semplice: sapere quando il servizio partirà, quanto costerà e se i propri figli potranno effettivamente frequentarlo.
Sul bando, intanto, il Comune prova a dare una risposta concreta. La nuova procedura per l’affidamento della gestione dell’asilo nido è stata pubblicata il 2 settembre e resterà aperta per 15 giorni. Dopo una precedente gara andata deserta, l’amministrazione ha previsto un contributo diretto di 50 mila euro e ha fissato in cinque giorni dall’aggiudicazione il termine per l’avvio del servizio, con l’obiettivo dichiarato di partire entro la fine del mese.
Ma anche sul costo del servizio il Comune respinge le contestazioni. L’idea che l’affidamento a un soggetto privato debba automaticamente tradursi in un abbassamento delle spese viene definita una «semplificazione» non accettabile.
«Il costo di un servizio non coincide con il costo del contratto degli educatori», spiegano, ricordando che nella gestione rientrano anche personale ausiliario, coordinamento, sostituzioni, formazione, sicurezza, assicurazioni, organizzazione e materiali.
Una posizione che si può sintetizzare in una richiesta tanto semplice quanto politicamente impegnativa: «Se qualcuno sostiene che l’affidamento a terzi avrebbe dovuto produrre automaticamente un risparmio, metta i numeri sul tavolo».
Ed è probabilmente proprio questo il punto sul quale sarebbe auspicabile che il confronto politico si concentrasse: i numeri, gli atti, le date, le responsabilità e soprattutto il risultato finale. Perché una pubblica amministrazione non viene giudicata soltanto dalla capacità di spiegare perché un servizio non è partito, ma dalla capacità di farlo partire.
E qui resta l’impressione amara di una vicenda nella quale, ancora una volta, Comune e Regione sembrano impegnati soprattutto a dimostrare che la colpa è dell’altro. Una gara delle responsabilità che rischia di diventare più importante della gara per affidare il servizio.
Sul tavolo restano dunque due ricostruzioni contrapposte, entrambe fondate sul richiamo ad atti, monitoraggi e procedure amministrative. Nel frattempo, per le famiglie vibonesi il giorno della prima campanella si avvicina e molti non sanno a quale santo votarsi.









