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Mai con Maduro, ma nemmeno con Trump se la forza divora le regole

Mai con Maduro, ma nemmeno con Trump se la forza divora le regole

da Maurizio
4 Gennaio 2026
in editoriale
Tempo di lettura: 3 minuti
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Perché giustificare la forza “quando conviene” distrugge le regole, legittima gli autocrati e prepara il prossimo abuso

C’è una tentazione ricorrente, soprattutto nei momenti di crisi internazionale: semplificare. Ridurre il mondo a una partita tra buoni e cattivi, tra chi “sta dalla parte giusta” e chi no. È una tentazione comprensibile, ma per chi si richiama ai principi liberali è anche una trappola pericolosa.
Nicolás Maduro è stato – ed è – un dittatore illegittimo, responsabile di repressioni, miseria e violazioni sistematiche dei diritti umani. Su questo non dovrebbero esserci ambiguità. Ma proprio per questo, applaudire senza riserve una “spedizione punitiva” americana in Venezuela non è solo un errore politico: è una resa morale. Perché il messaggio implicito è devastante: le regole valgono solo finché convengono, la forza è legittima se la esercitano “i nostri”.
È una logica che non resta mai confinata al caso singolo. Se la accetti oggi, domani non hai più argomenti quando Pechino definirà Taiwan una provocazione da eliminare in nome della stabilità regionale, o quando Mosca continuerà a raccontare la favola tossica della “denazificazione”. E dopodomani, magari, gli stessi Stati Uniti rivendicheranno il diritto di occupare la Groenlandia per “garantire la sicurezza dell’Artico”, giudicando insufficiente la sovranità danese. La forza, una volta sdoganata, non riconosce alleati: riconosce solo precedenti.
Il punto, per un liberale, non è atteggiarsi a puro o rifugiarsi in un pacifismo di maniera. Il punto è difendere l’alternativa, tenerla sempre aperta. Il diritto internazionale oggi viene trattato come un soprammobile inutile, un orpello da tirare fuori nei discorsi solenni e da ignorare quando intralcia l’azione. Il cinismo va di moda: “contano solo i missili”, “i tribunali internazionali non servono”, “le regole sono solo carta”. Ma questa è una miopia pericolosa. Perché se rinunci alle regole tra Stati, il passo verso la rinuncia alle regole dentro gli Stati è molto più breve di quanto si voglia ammettere.

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I grandi pensatori liberali ci hanno avvertito proprio su questo punto.

Per Hayek, il potere che si espande in nome dell’emergenza non rientra spontaneamente nei ranghi.

Per Mises, lo Stato che interviene fuori dal diritto non crea ordine, ma arbitrio.

Per Rothbard, la guerra è sempre il momento in cui lo Stato sospende i limiti che diceva di dover rispettare.
C’è poi un dettaglio tutt’altro che secondario nell’operazione americana in Venezuela: un’azione militare avviata senza l’autorizzazione del Congresso, perché “troppo lento” o perché “si rischiano fughe di notizie”, non è solo un attacco a un bersaglio esterno. È un colpo diretto al controllo democratico sul potere. È l’idea che il Parlamento sia un fastidio quando bisogna essere rapidi ed efficienti. Ed è esattamente così che si prepara il terreno all’autoritarismo: non con i carri armati per le strade, ma con la retorica della necessità, dell’urgenza, dell’efficienza.

Io sto con chi sa che la libertà dura solo se sopravvivono le regole che limitano il potere degli Stati, anche dopo la vittoria.
La forza può sembrare efficace nel breve periodo. Ma è un’efficacia che presenta un conto salatissimo, perché normalizza l’arbitrio. E quando l’arbitrio diventa normale, prima o poi si ritorce contro chi lo ha giustificato. Gli scenari sono già sotto i nostri occhi: Taiwan, l’Ucraina, l’Artico. Nulla di tutto questo è teorico.
Per l’Europa, infine, il messaggio è fin troppo chiaro. Un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro non sopravvive a lungo. Continuare a essere una somma di Stati divisi, timidi e dipendenti significa accettare un destino di marginalità, se non di vera e propria colonizzazione politica.

L’alternativa esiste, ma richiede una scelta: diventare davvero Unione, con una voce, una politica estera e una capacità di difesa comuni. Tutto il resto è autoillusione.

Tags: democraziaforzaMaduroregoletrump

Maurizio

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