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Vibo Marina, il Porto dei Desideri e… la Letterina di Natale!

Vibo Marina, il Porto dei Desideri e… la Letterina di Natale!

da Maurizio
29 Agosto 2026
in editoriale, opinioni, politica
Tempo di lettura: 7 minuti
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Riflessioni – col sorriso – a proposito della “solenne notizia” con cui il Comune ha annunciato di aver inviato una lettera alla Regione per discutere del futuro del porto

A Vibo Valentia, evidentemente, è già Natale.

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Non ce n’eravamo accorti, ma deve essere così. In anticipo, d’accordo. Ma è arrivato.

Lo si capisce dal fatto che l’amministrazione comunale ha scritto una letterina al presidente della Regione.

Oggetto della letterina: il porto di Vibo Marina.

Dopo decenni di discussioni, promesse, progetti, annunci, attese, rinvii e buone intenzioni, il futuro dello scalo portuale avrebbe finalmente trovato la sua strada: una lettera.

Non ridete. È una cosa seria.

Talmente seria da meritare un comunicato ufficiale del Comune. E talmente importante da essere rilanciata sui social dall’assessore al turismo con uno slogan che avrebbe fatto impallidire persino il più intraprendente degli uffici stampa: “Fatti, non pettegolezzi”.

Fatti. Appunto.

Bisogna riconoscere all’assessore almeno una qualità: la fantasia.

Perché chiamare “fatto” una lettera è un esercizio di creatività politica non indifferente.

Una lettera.

Non un progetto. Non un accordo. Non un finanziamento. Non un cronoprogramma. Non una decisione assunta insieme a qualcuno che abbia competenza e risorse per trasformare le intenzioni in opere.

Una lettera.

E siccome siamo uomini di poca fede, potremmo persino domandarci che cosa ci sia di tanto epocale in un’amministrazione comunale che scrive alla Regione chiedendo di parlare del futuro del porto.

Ma qui commetteremmo un errore. Perché la lettera, a quanto pare, è un fatto.

Anzi, “fatti, non pettegolezzi”, come ci informa con orgoglio l’assessore al turismo, avendo rilanciato sui social la grande impresa amministrativa.

Fatti.

La parola è grossa. Talmente grossa che rischia di non entrare dentro una lettera.

A questo punto, per coerenza, potremmo chiamare “opera pubblica” anche il disegno di un ponte fatto da un bambino. Purché sia accompagnato da un comunicato stampa.

Il porto di Vibo Marina, intanto, è lì. Da tempo memorabile.

Aspetta una strategia. Aspetta investimenti. Aspetta collegamenti. Aspetta una visione. Aspetta che qualcuno decida finalmente che cosa vuole farne. Turistico, commerciale, diportistico, industriale, peschereccio.

Di certo, è uno dei principali punti di riferimento per raggiungere le Eolie, ma oggi quei collegamenti sono appena due alla settimana e vivono soprattutto grazie all’iniziativa di imprenditori privati e al sostegno della Regione Siciliana.

Una realtà che avrebbe bisogno di un progetto.

E invece ha ricevuto una lettera.

Una lettera nella quale, informano solennemente, si chiede alla Regione di convocare un tavolo istituzionale.

Un tavolo.

Un tavolo. Che poi, se va bene, porterà a un altro tavolo. E da quello magari nascerà un altro incontro. Poi una riunione. Poi una commissione. Poi un nuovo comunicato per annunciare che si è fatto un altro passo avanti.

Naturalmente, il passo avanti sarà fatto restando esattamente nello stesso posto.

È la nuova frontiera dell’amministrazione contemporanea: muoversi moltissimo senza andare da nessuna parte.

Ma torniamo alla lettera.

A questo punto viene in mente quella vecchia abitudine dei bambini alla vigilia di Natale: si prende un foglio, si scrive al papà una lunga lista di desideri, si promettono buoni propositi, si aggiungono magari due o tre frasi commoventi e poi si lascia la letterina sotto il piatto.

Papà leggerà.

E forse, chissà, porterà anche il regalo.

La differenza è che il bambino non pretende di avere compiuto un’impresa amministrativa.

Qui invece la letterina diventa comunicato stampa. Diventa annuncio ufficiale. Diventa motivo di soddisfazione.

Diventa persino “fatto”.

Il bambino ha scritto al papà: “Caro papà, quest’anno sono stato bravo. Vorrei la bicicletta, il pallone, la PlayStation e magari anche un cane. Prometto che studierò di più e che metterò in ordine la cameretta”.

Poi lascia tutto sotto il piatto. E aspetta.

L’amministrazione comunale ha fatto praticamente la stessa cosa.

Ha scritto al “papà Regione”: vorremmo il porto, i collegamenti, la programmazione, lo sviluppo, il turismo, il rilancio.

E adesso aspetta.

Con una differenza sostanziale.

Il bambino, almeno, sa che quella è una letterina di Natale. L’amministratore pubblico dovrebbe sapere che non è un risultato.

Ed è proprio qui che il “fatto” diventa grottesco.

Perché un fatto è ciò che è accaduto. Una lettera è ciò che abbiamo scritto.

Il futuro del porto, invece, è ciò che ancora non abbiamo fatto.

Elementare.

Ma evidentemente non abbastanza.

E allora viene spontanea una domanda all’assessore che ha scelto di trasformare la lettera in una medaglia da appuntarsi sul petto: se questi sono i fatti, che cosa chiameremo quando arriveranno davvero i fatti? Che sarà fatto?

Un comunicato? Una diretta Facebook? Un’altra letterina?

Nessuno pretende miracoli.

Ma il porto non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di amministratori capaci di sedersi davanti alla Regione con un’idea precisa e dire: questo è ciò che vogliamo, questi sono i tempi, queste sono le risorse necessarie, queste sono le nostre responsabilità e queste quelle che chiediamo alla Regione di assumersi.

Questo sarebbe un fatto.

Anzi, sarebbe una politica.

Scrivere che sarebbe bello avere un porto più funzionale, collegamenti più frequenti, maggiore attrattività turistica e una programmazione condivisa è invece un esercizio di buone intenzioni. E le buone intenzioni, si sa, sono la materia prima con cui vengono costruiti gli annunci politici.

La politica seria comincia quando finiscono le buone intenzioni. Per questo la trovata della letterina di Natale non è soltanto una battuta.

È una fotografia.

Perché se il massimo del protagonismo amministrativo consiste nel prendere carta e penna, rivolgersi a un’istituzione superiore e chiedere che sia quella istituzione a convocare gli altri per cominciare a discutere, allora forse il problema non è il porto.

È l’idea stessa di amministrazione.

Perché amministrare non significa raccontare agli altri che stiamo per cominciare. Significa cominciare.

E possibilmente arrivare da qualche parte.

Il porto di Vibo Marina non ha bisogno di essere ricordato al presidente della Regione attraverso una lettera. Ha bisogno che qualcuno gli restituisca un futuro.

E il futuro non si imbusta, non si affranca e soprattutto non si lascia sotto il piatto.

La cosa più singolare è che l’assessore si vanti di aver scritto una lettera mentre intorno a lui l’opposizione ne chiede le dimissioni proprio contestando la capacità dell’amministrazione di dare risposte concrete persino su servizi elementari come gli asili nido.

Ma forse anche questo fa parte della nuova grammatica politica vibonese.

Non riuscire ad aprire una porta e vantarsi di aver scritto a qualcuno perché venga ad aprirla. E chiamarlo “fatto”.

No.

Questa non è politica. È teatro dell’autocompiacimento.

E il porto, poveretto, resta sullo sfondo.

In attesa. Come noi. Sperando che il postino abbia svolto il suo compito.

Ed allora, consoliamoci. La letterina è stata spedita. Adesso non resta che aspettare Babbo Natale.

Perché, a Vibo Valentia, quando un’amministrazione scambia una lettera per un’opera compiuta, l’unica cosa che manca davvero non è il porto: è Babbo Natale.

Tags: Babbo Natalecomunefattiletterina di nataleNataleportoPorto di vibo marinaregionevibo marina

Maurizio

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