Si rivendicano idee chiare e sviluppo turistico, ma tra restrizioni, assenza di un cronoprogramma per la delocalizzazione e accuse all’opposizione emergono tutte le contraddizioni di questa amministrazione
Più che idee chiare, sembrano idee confuse. E soprattutto contraddittorie.
Perché il comunicato con cui il sindaco interviene sulla vicenda del Piano di Emergenza Esterno e delle limitazioni previste su via Vespucci finisce per evidenziare proprio ciò che l’amministrazione vorrebbe negare: l’assenza di una strategia credibile e la difficoltà di gestire una questione che rischia di compromettere ulteriormente il futuro turistico di Vibo Marina.
Il primo elemento che colpisce è la narrazione autoassolutoria scelta dal sindaco. Da un lato sostiene che l’applicazione del PEE sia un “adempimento tecnico e giuridico ineludibile”, rispetto al quale non esisterebbe alcun margine di discrezionalità. Dall’altro rivendica come grande risultato politico l’azione della sua amministrazione. Le due cose, però, non possono stare insieme. Se davvero si tratta di un obbligo imposto da norme e autorità superiori, quale sarebbe il merito politico dell’amministrazione? Se invece esistono margini di intervento e di confronto, allora perché si continua a sostenere che non ci fosse alcuna alternativa?
Ancora più sorprendente appare il tentativo di scaricare ogni responsabilità sulle amministrazioni precedenti. È una strategia che ormai accompagna ogni difficoltà incontrata dall’attuale governo cittadino. Eppure Romeo è sindaco da quasi due anni e la sua maggioranza governa la città da tempo sufficiente per assumersi l’onere delle scelte e delle conseguenze. Continuare a guardare indietro rischia di apparire come un alibi permanente.
Ma la contraddizione più evidente riguarda proprio il rapporto tra sicurezza e sviluppo turistico.
Nel comunicato il sindaco afferma che l’amministrazione è impegnata a liberare il fronte mare e a favorire la crescita turistica di Vibo Marina. Nello stesso momento, però, sta dando attuazione a misure che prevedono restrizioni alla circolazione, limitazioni alla sosta e nuove prescrizioni in una delle aree più strategiche della frazione Marina.
È difficile spiegare agli operatori economici come si possa favorire il turismo rendendo più complicato l’accesso al lungomare. È ancora più difficile sostenere che tali provvedimenti non avranno effetti negativi sulle attività commerciali che da anni combattono contro una crisi strutturale.
L’amministrazione chiede comprensione ai cittadini per disagi definiti “temporanei”. Tuttavia nessuno è oggi in grado di indicare una data certa per la delocalizzazione dei depositi costieri. E qui emerge un’altra evidente incongruenza.
Il sindaco parla infatti di un percorso “senza tentennamenti” verso il trasferimento dei serbatoi. Ma gli unici elementi concreti citati nel comunicato sono tavoli istituzionali, interlocuzioni, dialoghi e una concessione ridotta a quattro anni. Nessun cronoprogramma, nessuna localizzazione alternativa, nessun progetto esecutivo, nessuna copertura finanziaria.
In sostanza si chiede alla città di accettare subito i sacrifici mentre il beneficio promesso resta confinato nel campo delle intenzioni.
C’è poi un passaggio che merita una riflessione politica. Questo sindaco invita tutte le forze a stringersi attorno all’amministrazione e accusa l’opposizione di populismo. Ma la protesta che sta crescendo a Vibo Marina non nasce nelle segreterie dei partiti. Nasce tra residenti, commercianti, imprenditori e operatori turistici che vedono modificarsi radicalmente la vivibilità di una parte della frazione senza avere alcuna certezza sul futuro.
Liquidare queste preoccupazioni come strumentalizzazioni politiche significa non comprendere la profondità del disagio che si sta manifestando.
La verità è che questa amministrazione continua a oscillare tra due narrazioni incompatibili. Da una parte sostiene che tutto sia imposto da obblighi inderogabili e che il Comune non possa fare altro. Dall’altra rivendica capacità di guida e risultati politici che, allo stato attuale, restano tutti da dimostrare.
Nel frattempo Vibo Marina continua a convivere con i depositi costieri, con i vincoli del Piano di Emergenza Esterno e con un’incertezza che pesa come un macigno sulle prospettive di sviluppo.
Se davvero le idee fossero così chiare come sostiene il sindaco, probabilmente oggi la città conoscerebbe almeno tempi, modalità e destinazione del trasferimento dei serbatoi. Invece conosce soltanto i nuovi divieti.
E quando una comunità vede arrivare prima i sacrifici e poi, forse, le soluzioni, il rischio è che la fiducia lasci rapidamente spazio alla delusione.









