Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 19 luglio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
in questa 16ª domenica del tempo ordinario continua la lettura del 13º capitolo del Vangelo di Matteo, iniziato domenica scorsa. È questo il capitolo detto delle Parabole, nella cui narrazione è centrata l’immagine del Regno dei cieli, quale nuova alternativa di società, proposta da Gesù.
In questa lunga pericope, Gesù propone ai suoi discepoli, ed oggi a noi, tre Parabole che riguardano tre grandi tentazioni che affascinano la comunità dei Cristiani:
- la tentazione di essere una comunità di puri, di eletti (il grano e la zizania);
- la tentazione della grandezza (iI chicco di senape);
- la tentazione dello scoraggiamento (il pugno di lievito in tre misure di farina).
Andiamo al testo.
“In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero:” Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”»… (Matteo 13,24-43).
Nelle parabole, proposte, oggi, da Gesù, l’elemento dominante è il tempo.
Il grano ha bisogno di tempo per essere riconosciuto come grano in relazione con la zizzania; il chicco di senape ha bisogno di tempo per diventare un albero che accoglie uccelli e nidi e frescura per gli uomini; il pugno di lievito ha bisogno di tempo per fermentare tre misure di farina (40 kg) e così essere pane fragrante sulla tavola della mensa degli uomini. Tempo e, sempre più tempo per noi, che, oggi, vogliamo tutto e subito in questa civiltà dei consumi che “brucia la vita e fa volare il. tempo” (Vincenzo Caldarelli)
Ora, per economia di tempo e spazio, ci fermiamo brevemente sulla prima parabola.

In questa parabola c’è la narrazione della storia di ieri e di oggi. Bene e male convivono dentro la esistenza umana; abisso di fango e raggi di luce albergano nel cuore dell’uomo.
“Dio fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere per quelli che fanno il bene e per quelli che fanno il male”.(Luca 6, 45).
È questa la pedagogia di Dio: la tolleranza. Accettare l’altro, convivere con l’altro, con il diverso ed avere occhi e cuore per accogliere novità e ricchezze umane, culturali e religiose, allontanando, così, la tentazione di vedere nell’altro un nemico. È questo anche il messaggio forte che ci viene dalla letteratura di primi cristiani: dalla Didache’, dalle sette Lettere di sant’Ignazio di Antiochia, dalla Lettera a Diogneto. Opere tutte che vanno dalla fine del Primo secolo alla fine del Secondo secolo dopo Cristo. Opere che si collocano all’inizio dell’esperienza cristiana, nell’epoca in cui il Vangelo si presenta al mondo greco-romano, con grande difficoltà, ma con tutta la sua carica di novità.
Questa parabola ci presenta due modi di guardare la vita. I servi vedono nella zizzania una intrusione, un nemico, vedono il negativo. E… servi, oggi, siamo noi, quando ci chiudiamo nelle nostre certezze e rifiutiamo il dialogo con altre culture religiose e civili. Il padrone del campo, a differenza dei servi, vede il bene, le messi che già biondeggiano al Sole. La zizzania per il padrone viene dopo, è secondaria, perché viene prima l’attenzione verso il grano, verso il bene.
Il compito di noi cristiani, oggi, è far riemergere il bene, la luce ed allontanare, così, il male che ogni giorno “si accovaccia alla porta di Caino” (Genesi)…
E ricordiamoci che “nel cuore del più nero dei criminali c’è un lumicino, che traballa per mancanza di olio: portiamo noi un po’ del nostro olio”!. (Jean Baptiste Lacordaire).
Buona domenica.
Don Giuseppe Fiorillo.











